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Editoriale

Martelli, immunità e il “privilegio” Salis

di Laura Tecce -


In Ungheria se vai in giro a prendere a martellate la gente ti becchi otto anni di carcere per violenza: è la pena inflitta all’attivista non binaria Maja T. per aver aggredito un gruppo di militanti di estrema destra a Budapest nel febbraio 2023. Il procedimento è lo stesso che aveva portato la Procura ungherese a chiedere undici anni di condanna per Ilaria Salis.

A fare la differenza non è stata l’innocenza, ma l’immunità. L’elezione al Parlamento europeo nelle file di Avs ha permesso alla Salis di evitare la detenzione e il no alla revoca del privilegio, arrivato nell’ottobre 2025, ha di fatto bloccato il procedimento penale nei suoi confronti. Ovviamente l’esponente di Avs ha parlato di “processo farsa, di palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici”.

Non che ci aspettassimo una posizione differente, visto che Salis ha avuto anche il coraggio di ribaltare quanto accaduto sabato a Torino, minimizzando il pestaggio che ha spedito all’ospedale l’agente di polizia Alessandro Calista, per lanciare l’ennesimo attacco al governo, accusato di essere “oppressivo e ipocrita”.

Il tutto mentre in Parlamento si discute del pacchetto Sicurezza, pensato per rafforzare la tutela di cittadini e forze dell’ordine e mentre il gip del tribunale di Torino ha pensato bene di scarcerare nel giro di neanche 72 ore i tre arrestati per gli incidenti avvenuti durante la manifestazione pro Askatasuna: uno, indicato come il presunto aggressore dell’agente, è stato posto ai domiciliari; gli altri due, arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, sono stati rimessi in libertà con il solo obbligo di firma.

Ed è qui che il cerchio si chiude. Perché al netto delle dichiarazioni politiche e delle polemiche ideologiche, il segnale che arriva è uno solo: la violenza viene ridimensionata, l’autorità dello Stato relativizzata, le responsabilità alleggerite. Non per legge, ma per scelta. Una scelta che passa dalle aule giudiziarie e che, giorno dopo giorno, finisce per riscrivere i confini tra ciò che è tollerabile e ciò che non lo è più.


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