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Politica

Un’opposizione tutta chiacchiere e contro il distintivo

di Giuseppe Ariola -


Altro che unità, neanche solo di facciata. Per non parlare della condivisione, la vera grande assente di ieri nell’aula del Senato dove si sono svolte le comunicazioni del ministro Piantedosi sugli scontri di Torino. Nulla, infatti, l’opposizione ha condiviso né della rappresentazione degli eventi fatta dal titolare del Viminale, né della risposta che le istituzioni sono chiamate a dare in quanto baluardo della democrazia. L’unico tratto comune a tutti gli interventi è stata la solidarietà alle forze dell’ordine. Una vicinanza espressa come una cantilena fine a sé stessa. Tanto da risultare stucchevole quando manifestata da chi nei fatti si è sottratto dalla responsabilità di rimarcare in modo netto il confine tra giusto e sbagliato. Tra legale e illegale, tra la difesa dello Stato e quanti negli anni lo hanno ripetutamente attaccato. Tra la sicurezza dei luoghi pubblici e gli atti terroristici che la compromettono.

Il Pd dall’appello all’unità al fuggi fuggi

E pensare che la prima a invocare l’unità appena dopo gli scontri al corteo di solidarietà ad Askatasuna era stata proprio Elly Schlein. Un richiamo raccolto dal governo con Giorgia Meloni che, furbescamente, ha rilanciato trasformando un appello in una sfida. Dopo che i partiti di minoranza, Pd in testa, hanno passato la mano la premier ha vinto il piatto. Purtroppo non la partita, perché quella è stata regalata dall’opposizione agli antagonisti. Probabilmente, ancora una volta, la segretaria Pd ha fatto i conti senza l’oste. Nel proporre il dialogo ha ascoltato solo il proprio circoletto ristretto che non si aspettava l’apertura, messa nero su bianco, di Palazzo Chigi. Da qui in poi c’è stato il fuggi fuggi da tutti i buoni propositi per non scontentare gli alleati e non creare crepe con l’area del partito più vicina alla linea di Avs. Con buona pace dei riformisti dem che, invece, ritenevano giustamente opportuno discostarsi proprio da certi estremismi. Oltretutto, sostenendo non un decreto o un disegno di legge del governo, ma quello che è un mero atto di indirizzo, un documento che impegna a prendere una determinata direzione. Alla fine si è però sacrificato un messaggio di unità nazionale in nome della compattezza dell’opposizione.

L’inaccettabile presa di distanza a metà sugli scontri di Torino e la narrazione di Piantedosi

In altre parole, quello che ha fatto il Pd è stato respingere la Ragion di Stato per dare manforte a una ragione contro lo Stato. Quindi, no agli sgomberi e no alla collaborazione su misure utili a prevenire e scongiurare che quanto è accaduto a Torino possa ripetersi. Perché, è il sottotesto, gli scontri e le violenze, seppur sbagliati e da condannare, muovono da assunti condivisibili. Quali? Nel caso specifico l’avversione per la linea del governo. Evidentemente da contrastare anche se il legittimo dissenso si trasforma in atti terroristici annunciati, perpetrati con modalità paramilitari e poi addirittura rivendicati. Ma se si rifiuta l’accostamento tra chi li ha compiuti e la sinistra in senso lato, allora la presa di distanza e una condanna netta e del tutto esente da “però” sarebbe dovuta essere inequivocabile. Così da difendere la propria storia e scongiurare inquinamenti di sorta. Invece, il Pd si conferma il partito delle chiacchiere. Chiacchiere contro il distintivo.


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