Mattarella dal Csm bacchetta politica e toghe per i toni della campagna referendaria
A forza di tirarla, la corda si è spezzata. Così, prima che la campagna referendaria scadesse in toni addirittura peggiori di quelli già toccati, il Presidente della Repubblica è intervenuto per riportare il confronto nei ranghi della decenza e della civiltà. In quello che rappresenta un unicum nei suoi undici anni di mandato al Colle, Mattarella ha ieri presieduto una riunione ordinaria del Csm dove ha fatto capire che è arrivato il momento di abbassare i toni. Non un appello o un invito, ma un vero e proprio monito. Una tirata di orecchie rivolta a tutte le parti in campo nello stile del buon padre di famiglia costretto a strigliare i figli che nel litigare con enfasi eccessiva escono fuori dal seminato.
Il blitz del Capo dello Stato a Palazzo dei Marescialli
Visti i livelli raggiunti nello scontro istituzionale senza ormai esclusione di colpi tra governo e gran parte della magistratura, il Capo dello Stato ha atteso la prima occasione istituzionalmente utile per “rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole” tra poteri e organismi della Repubblica. E non solo nella veste di presidente del Csm, bensì in quella di Presidente della Repubblica, ha tenuto a sottolineare Mattarella, conferendo in tal modo alla sua presenza a Palazzo dei Marescialli un significato tanto più pesante. Una mossa a sorpresa che ha spiazzato tutti, anche perché emblematica di come per il Colle, a più di un mese dal referendum, la misura sia già colma. Eppure, nessuno si aspettava che il Presidente della Repubblica presiedesse il plenum del Csm di ieri, sebbene una certa irritazione per i toni assunti dalla campagna referendaria era assolutamente nota.
D’altro canto, quello del Capo dello Stato è un ruolo anche di arbitro. E un arbitro può tirare fuori un cartellino in meno favorendo l’esito sereno di una partita, ma non può di certo consentire che la competizione si trasformi in rissa. Tanto più se il campo di gioco diventa il Csm, del quale Mattarella ha ricordato “il valore del ruolo di rilievo costituzionale”, pur non essendo, al pari delle altre istituzioni, “esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche”. Un messaggio che deve essere suonato come una bacchettata al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che aveva definito come “paramafioso” il sistema delle correnti in seno al Csm e come una vera e propria bastonata a Nicola Gratteri.
Il contesto che ha portato Mattarella al Csm
L’apice dello scontro è stato infatti raggiunto proprio dopo la vergognosa uscita del procuratore di Napoli. Per Gratteri i sostenitori della riforma sono solo “indagati, imputati e massoneria deviata”. Da qui è seguita la replica incriminata del Guardasigilli. Nel mezzo le trovate roboanti e le ridicole figuracce di quanti non hanno poi perso tempo a fare proprie le parole del Presidente Mattarella, pur dopo aver inquinato il confronto sul referendum con una serie di trovate e uscite raccapriccianti. Che tutti i partiti abbiano sposato il monito del Capo dello Stato è fisiologico, ma che dal fronte del No al referendum, Pd in testa, si faccia finta di ignorare che il clima che ha indotto il Colle a intervenire sia stato favorito proprio da chi è contrario alla riforma è semplicemente risibile.
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