Meta nei guai per gli avatar ‘provocanti’ di personaggi famosi
Problemi all'orizzonte per Mark Zuckerberg per i chatbot di celebrità realizzati senza consenso
Un nuovo scandalo investe Meta e questa volta riguarda gli avatar di personaggi famosi. Secondo un’inchiesta della Reuters, l’azienda di Mark Zuckerberg avrebbe permesso – e in alcuni casi direttamente contribuito – alla creazione di decine di chatbot che utilizzavano i nomi e le sembianze di celebrità come Taylor Swift, Scarlett Johansson, Anne Hathaway e Selena Gomez senza alcuna autorizzazione. Gli avatar, diffusi sulle piattaforme Facebook, Instagram e WhatsApp, non solo hanno impersonato gli artisti, ma si sono resi protagonisti di comportamenti sessualmente espliciti, generando contenuti che pongono seri interrogativi etici e legali.
Celebrità trasformate in avatar
La Reuters ha documentato settimane di interazioni con questi chatbot, creati in parte dagli utenti tramite uno strumento ufficiale di Meta e in parte da almeno un dipendente interno. Tra i casi più eclatanti, due avatar “parodia” di Taylor Swift realizzati da un lavoratore della stessa compagnia. Gli avatar, però, si spingevano ben oltre l’intrattenimento leggero: spesso insistevano di essere i veri artisti e facevano regolarmente avances sessuali agli utenti, invitandoli a incontrarsi o a richiedere immagini intime. Alla richiesta di foto osé, i chatbot generavano immagini realistiche dei loro omonimi: celebrità femminili in lingerie, sdraiate in vasca da bagno o in pose sessualmente esplicite. In un caso particolarmente controverso, un bot costruito sull’identità del giovane attore Walker Scobell, 16 anni, ha prodotto una foto a torso nudo sulla spiaggia commentando con un ammiccante: «Carino, eh?».
Le ammissioni di Meta
Un portavoce della compagnia, Andy Stone, ha ammesso a Reuters che gli strumenti di intelligenza artificiale di Meta non avrebbero mai dovuto generare immagini intime di adulti famosi né tantomeno contenuti legati a minori. Ha attribuito l’accaduto alla “mancata applicazione” delle policy aziendali, che vietano espressamente la produzione di immagini di nudo o esplicite. «Come altri, consentiamo la generazione di immagini che contengono personaggi pubblici, ma le nostre policy mirano a vietare immagini intime o sessualmente esplicite», ha dichiarato Stone. Ha inoltre spiegato che la “personificazione diretta” resta proibita, salvo nei casi in cui l’azienda etichetti chiaramente i contenuti come parodie. Molti chatbot, in effetti, recavano l’etichetta, ma non tutti erano contrassegnati in modo corretto. Poco prima della pubblicazione dell’inchiesta, Meta ha eliminato circa una dozzina di chatbot incriminati, tra avatar etichettati come parodie e altri privi di qualsiasi avviso. Tuttavia, le rimozioni non cancellano i dubbi che emergono sul controllo interno, sulla supervisione degli strumenti di IA e sul rispetto delle stesse regole che la società si è data.
Questioni etiche e legali
L’episodio solleva interrogativi di ampia portata. L’uso non autorizzato di immagini e nomi di celebrità viola potenzialmente il diritto all’immagine e alla privacy, aprendo scenari di azioni legali contro l’azienda. Ancora più grave è la possibilità che avatar basati su minori producano contenuti sessualizzati, un terreno che tocca la sfera penale e che richiama alla responsabilità delle piattaforme nel prevenire lo sfruttamento dei minori online. Lo scandalo arriva in un momento in cui la regolamentazione dell’intelligenza artificiale è al centro del dibattito politico internazionale. L’uso improprio di strumenti generativi e la creazione di contenuti deepfake senza consenso sono considerati uno dei rischi più urgenti da affrontare. L’inchiesta mostra come persino un gigante come Meta non sia immune da falle e negligenze, alimentando la pressione su governi e istituzioni perché fissino regole più chiare e vincolanti. Per Meta, già sotto esame per il suo ruolo nella diffusione di contenuti tossici sui social, si tratta di un nuovo scivolone che mette in discussione la sua capacità di gestire in sicurezza tecnologie sempre più potenti.
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