Minacce e bugie: il discorso alla nazione di Trump è stato un flop
Nessuno crede più al tycoon. La prima risposta è arrivata dal prezzo del petrolio
Appena 19 minuti per ribadire cose trite e ritrite, con l’aggiunta delle solite minacce. Il discorso alla nazione di Donald Trump non ha avuto nulla di diverso dai suoi post su Truth social. La prima risposta è arrivata dai mercati. Il prezzo petrolio è tornato a salire: 105 dollari al barile. La guerra in Iran proseguirà per altre due o tre settimane. “Finiremo il lavoro, e lo finiremo molto in fretta, siamo molto vicini agli obiettivi”, dopo aver ottenuto “vittorie rapide, decisive e schiaccianti”, ha assicurato il tycoon.
Nessuna novità di rilievo
Gli americani che attendevano di sapere quando finirà esattamente la guerra, sono rimasti delusi. Dovranno continuare a pagare la benzina oltre 4 dollari al gallone. Nessuna timeline. Il suo “importante aggiornamento” non ha offerto novità di alcun tipo. Sul conflitto il presidente ha dichiarato ancora una volta che gli obiettivi che Washington si era prefissata dall’inizio dell’aggressione militare contro la Repubblica islamica, sono stati quasi completati. “Posso affermare stasera che siamo sulla buona strada per completare a breve tutti gli obiettivi militari dell’America, molto a breve. Li colpiremo con estrema durezza. Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all’età della pietra, il posto a cui appartengono”, ha detto Trump, sfoggiando la solita retorica ricolma di offese e minacce.
La narrazione di Trump
Negando l’evidenza dei fatti il capo della Casa Bianca, ha sostenuto che in Iran il regime sia cambiato e ha rinnovato le sue minacce di colpire le infrastrutture elettriche del Paese se le sue autorità non accetteranno di finalizzare un accordo. “Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai parlato di cambio di regime, ma un cambio di regime è avvenuto a causa della morte di tutti i loro leader originari. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole”, ha sottolineato ancora. In merito ai raid ha spiegato che “non abbiamo colpito il loro petrolio, sebbene sia il bersaglio più facile di tutti, perché ciò non lascerebbe loro nemmeno una minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Tuttavia, potremmo colpirlo e lo distruggeremmo, e non ci sarebbe nulla che possano fare al riguardo. Non dispongono di alcuna attrezzatura antiaerea”.
I fatti dicono altro
Il leader del GOP ha affermato che “sono in corso discussioni” per porre fine alla guerra, mentre l’Iran ha più volte smentito che vi siano stati colloqui diretti. Le stesse agenzie di intelligence americane, inoltre, hanno valutato che, per il momento, gli le autorità iraniane non sarebbero disposte a negoziare.
Sulla questione della riapertura dello Stretto di Hormuz, Donald Trump ha presentato la situazione attuale come un problema che riguarda le altre nazioni: “Daremo il nostro contributo, ma dovrebbero essere loro ad assumere la guida nella protezione del petrolio da cui dipendono così disperatamente”.
La replica dell’Iran
Teheran ha risposto alle minacce del presidente statunitense, promettendo “azioni schiaccianti”. “Con fiducia in Dio onnipotente, questa guerra continuerà fino alla vostra umiliazione, disgrazia, rammarico certo e permanente e resa – ha fatto sapere Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato – Attendete le nostre azioni più schiaccianti, più ampie e più distruttive”.
Torna alle notizie in home