Musk contro OpenAI: verdetto negativo per il fondatore di Tesla
di Cinzia Rolli
Una giuria federale di Oakland, in California, ha respinto integralmente la causa da 150 miliardi di dollari intentata da Elon Musk contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman. Il verdetto è stato raggiunto all’unanimità il 18 maggio dopo meno di due ore di camera di consiglio.
Musk sosteneva che esistesse un accordo vincolante, un founding agreement, per mantenere OpenAI un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale per il bene dell’umanità.
Accusava quindi Altman di aver utilizzato l’espressione non-profit per raccogliere centinaia di milioni di dollari (inclusi 44 milioni donati da Musk stesso), per poi trasferire segretamente le tecnologie più preziose a una divisione commerciale a scopo di lucro.
Chiedeva quindi la restituzione dei profitti generati dalla commercializzazione dei modelli di IA e il blocco dell’accesso alle tecnologie di OpenAI per scopi puramente commerciali.
La giuria ha però stabilito che la causa è stata presentata oltre i termini massimi previsti dalla legge. Secondo i giurati, Musk ha atteso più dei tre anni concessi per contestare la trasformazione di OpenAI in una società a scopo di lucro.
A poche ore dal verdetto il fondatore di Space X ha criticato la decisione a lui sfavorevole nella vicenda OpenAI scrivendo su X: “Questo spiega perché la pronuncia del terribile giudice attivista di Oakland, che ha semplicemente usato la giuria come una foglia di fico, crea un precedente così terribile. Ha appena distribuito una licenza gratuita per saccheggiare gli enti di beneficenza, se si riesce a tenere nascosto il furto per qualche anno”. Ha poi subito dopo cancellato il post sostituendolo con uno di diverso tenore dove promette di presentare appello sostenendo che la giuria non ha deciso sul merito del caso e che il verdetto si basa su un mero tecnicismo da calendario.
Musk aveva dichiarato alla giuria: “Cercheranno di far sembrare questo caso complicato, ma in realtà è molto semplice: non è giusto rubare della beneficenza, questa è la mia opinione. Questo caso farà giurisprudenza e diventerà un precedente per saccheggiare ogni organizzazione no profit in America. L’intera base delle donazioni benefiche negli Stati Uniti sarà distrutta”.
Altman ha riferito invece durante il processo che Musk non solo sosteneva l’idea che OpenAI diventasse un’azienda a scopo di lucro, ma aveva anche cercato di prenderne il controllo a lungo termine.
Entrambi i protagonisti della vicenda giudiziaria hanno fondato OpenAI, ma Elon Musk ha lasciato l’azienda nel 2018 dopo che i suoi cofondatori gli hanno negato il controllo.
Mentre Altman diventava quindi uno dei nomi più famosi e ricchi dell’industria tecnologica dopo il grande successo di ChatGPT, Musk ha iniziato a criticare Altman e OpenAI.
Nel 2024 l’impresa si è sentita costretta a replicare alle affermazioni denigratorie del magnate pubblicando un lungo post con una descrizione cronologica degli eventi.
Dopo la decisione della giuria, Sam Singer, portavoce di OpenAI, ha dichiarato fuori dal Tribunale di Oakland che il verdetto rappresenta una vittoria straordinaria, anche per il sistema giudiziario. Ha quindi aggiunto che si è trattato di un tentativo da parte di Musk di rallentare un avversario.
Al contrario Marc Toberoff, avvocato del fondatore di Tesla, ha affermato che la guerra non è finita e che può essere usata una sola parola per dimostrarlo: “appello”.
Sarah Federman, professoressa specializzata nella risoluzione dei conflitti all’Università di San Diego e autrice di “Corporate Reckoning”, ha paragonato la battaglia in tribunale tra Musk e Altman a Godzilla contro King Kong. Nessuno dei due miliardari è uscito indenne sotto i riflettori pubblici.
È molto improbabile che una Corte di Appello annulli la decisione ma vedremo quali saranno le prossime mosse di Musk, che certo non vuole arrendersi tanto facilmente.
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