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Bombe su Tiro, Trump sul “doppio binario”

Pubblicamente striglia Netanyahu per calmarne gli eccessi e rassicurare i mercati. Nei fatti la sua amministrazione intende blindare possibili risultati con i carri armati di Tel Aviv

di Angelo Vitale -


Le bombe su Tiro, il “doppio binario” di Washington e il fattore Trump: quale è il vero volto della pressione su Netanyahu?

Mentre sul terreno le forze israeliane consolidano il controllo di circa un quinto del territorio libanese, spingendosi a ridosso dell’asse strategico di Tiro, a Washington il destino del Medio Oriente si decide su un doppio binario parallelo.

Libano: cosa succede

Le analisi dell’Institute for National Security Studies di Tel Aviv e i report del Washington Institute for Near East Policy leggono la mappa di un negoziato serrato, dove la pressione militare dell’Idf serve da leva politica per ridisegnare i confini del potere a Beirut.

Eppure, dietro la facciata diplomatica, si consuma uno scontro tesissimo tra la Casa Bianca e il governo israeliano.

Una telefonata di fuoco in cui Donald Trump ha letteralmente insultato Benjamin Netanyahu per i bombardamenti su Beirut, intimandogli di non far saltare le trattative globali. Trump sta fingendo di frenare Israele? La realtà appare più complessa. Il presidente Usa vuole disperatamente chiudere il conflitto con l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, abbassare il prezzo del petrolio in vista delle elezioni americane di fine anno e intestarsi lo storico accordo di pace.

La tenaglia americana mentre piovono bombe su Tiro: Pentagono e Dipartimento di Stato

Nonostante le frizioni visibili tra i due leader, la strategia profonda degli Stati Uniti non devia. Come evidenziato dal Washington Institute nel focus “Israel-Lebanon Talks, Round 4: The Pentagon Takes a Seat”, il Dipartimento della Difesa americano ha assunto la gestione della parte tecnica.

Il Pentagono coordina sul campo lo smantellamento operativo delle infrastrutture di Hezbollah a sud del fiume Litani, capitalizzando i successi militari israeliani.

Il Dipartimento di Stato, intanto, gestisce il binario politico. Un cessate il fuoco condizionato che imponga l’allontanamento definitivo delle milizie sciite e costringa il governo libanese a recidere i legami con Teheran.

Trump pubblicamente striglia Netanyahu per calmarne gli eccessi e rassicurare i mercati. Nei fatti la sua amministrazione punta a blindare possibili risultati con i carri armati di Tel Aviv.

Il piano delle zone pilota e il subentro dell’esercito

Per evitare il caos nel post-Hezbollah, la diplomazia ha già pronto il sostituto. Secondo i documenti del Dipartimento di Stato e le analisi firmate per l’Inss dall’esperta Orna Mizrahi, è già scattato il piano per l’avvio di “zone pilota”.

L’Esercito Regolare Libanese è pronto a subentrare nelle aree progressivamente evacuate dai soldati israeliani, a partire dai distretti di Marjayoun e Dbayeh.

Obiettivo della Casa Bianca, colmare immediatamente il vuoto di potere, restituendo alle forze armate statali l’esclusivo controllo del territorio. Un capolavoro di realpolitik? Trump frena Netanyahu per incassare la fine delle ostilità, l’alleato spiana la strada per estromettere l’Iran dal Libano.


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