Ocse, tasse sul reddito al top in Italia

Altro che ridurre le tasse sul lavoro come contraltare alla patrimoniale europea mascherata da riforma del catasto. Tra contributi e imposte sul reddito, in Italia il prelievo continua ad essere tra i più alti dei Paesi industrializzati. E le famiglie con figli sono fortemente penalizzate, confermando la tendenza di molti analisti a considerare il sistema fiscale italiano solo blandamente progressivo. Arriva impietosa l’analisi contenuta dal rapporto ‘Taxing Wages’ dell’Ocse: nella graduatoria riservata al cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo per il datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal dipendente, siamo quinti in assoluto (46,5%) e addirittura quarti se si prende in considerazione il caso di una famiglia con figli.

Un dato che pone il nostro Paese ben al di sopra della media dei 38 aderenti all’Ocse, attestato al 34,6%, alle spalle dei soli Belgio, Germania, Austria e Francia. In realtà per tutti si è registrato un aumento, che il rapporto mette in relazione alla ripresa dell’economia post Covid, in cui le politiche fiscali hanno guardato alla riduzione delle agevolazioni che avevano caratterizzato il primo anno della crisi pandemica, facendo aumentare di fatto i salari e quindi la tassazione. Ma nel nostro caso l’incremento è superiore, tanto da portare l’aliquota relativa al cuneo al 45,6% nel caso di un lavoratore single con retribuzione media. Vale la pena sottolineare che a questa percentuale si arriva sommando due dati, l’imposta sul reddito e il contributo a carico del lavoratore, per i quali siamo nettamente al di sopra della media Ocse. In questo particolare indicatore solo la Francia, con il 26,6%, ci è superiore.

Ma il punto dolente in assoluto resta il caso della famiglia con figli, per cui nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse la tassazione sui redditi da lavoro prevede dei benefici. Nel nostro sistema, invece, il prelievo complessivo su una famiglia monoreddito con figli sale addirittura di mezzo punto, raggiungendo il 37,9%, confermandosi nettamente al di sopra della media Ocse (24,6%) ed al quarto posto della poco lodevole classifica parziale, preceduta da Francia (39%), Finlandia (38,6%) e Turchia (38,3%). In questo caso paghiamo il minore impatto degli assegni per i figli e degli sgravi, che in generale riducono l’impatto del fisco e che in Italia restano inferiori di oltre un punto rispetto alla media Ocse. L’esempio più clamoroso di tassazione vessatoria sul reddito, l’esatto contrario delle politiche avanguardistiche da più parti storicamente auspicate, che non gravino sui cittadini, resta comunque quello della famiglia con due figli, in cui i redditi da lavoro sono due. Qui il fisco italiano dà il “meglio” di sé, raggiungendo la seconda posizione assoluta, condivisa con Germania e Francia, alle spalle del Belgio. Il cuneo complessivo nel nostro Paese arriva al 40,9%, ben 12 punti in più rispetto alla media dei Paesi che aderiscono all’Ocse (28,8%). Per comprendere appieno il dato, basta paragonarlo a quello degli Stati Uniti (17,9%), della Nuova Zelanda (17,3%) o della Svizzera (16,8%). Senza voler arrivare agli esempi più virtuosi della Colombia (-6%) e del Cile (-8,6%), che prevedono per i cittadini una serie di benefit piuttosto che il versamento di imposte. Un altro mondo.

Altro che ridurre le tasse sul lavoro come contraltare alla patrimoniale europea mascherata da riforma del catasto. Tra contributi e imposte sul reddito, in Italia il prelievo continua ad essere tra i più alti dei Paesi industrializzati. E le famiglie con figli sono fortemente penalizzate, confermando la tendenza di molti analisti a considerare il sistema fiscale italiano solo blandamente progressivo. Arriva impietosa l’analisi contenuta dal rapporto ‘Taxing Wages’ dell’Ocse: nella graduatoria riservata al cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo per il datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal dipendente, siamo quinti in assoluto (46,5%) e addirittura quarti se si prende in considerazione il caso di una famiglia con figli.

Un dato che pone il nostro Paese ben al di sopra della media dei 38 aderenti all’Ocse, attestato al 34,6%, alle spalle dei soli Belgio, Germania, Austria e Francia. In realtà per tutti si è registrato un aumento, che il rapporto mette in relazione alla ripresa dell’economia post Covid, in cui le politiche fiscali hanno guardato alla riduzione delle agevolazioni che avevano caratterizzato il primo anno della crisi pandemica, facendo aumentare di fatto i salari e quindi la tassazione. Ma nel nostro caso l’incremento è superiore, tanto da portare l’aliquota relativa al cuneo al 45,6% nel caso di un lavoratore single con retribuzione media. Vale la pena sottolineare che a questa percentuale si arriva sommando due dati, l’imposta sul reddito e il contributo a carico del lavoratore, per i quali siamo nettamente al di sopra della media Ocse. In questo particolare indicatore solo la Francia, con il 26,6%, ci è superiore.

Ma il punto dolente in assoluto resta il caso della famiglia con figli, per cui nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse la tassazione sui redditi da lavoro prevede dei benefici. Nel nostro sistema, invece, il prelievo complessivo su una famiglia monoreddito con figli sale addirittura di mezzo punto, raggiungendo il 37,9%, confermandosi nettamente al di sopra della media Ocse (24,6%) ed al quarto posto della poco lodevole classifica parziale, preceduta da Francia (39%), Finlandia (38,6%) e Turchia (38,3%). In questo caso paghiamo il minore impatto degli assegni per i figli e degli sgravi, che in generale riducono l’impatto del fisco e che in Italia restano inferiori di oltre un punto rispetto alla media Ocse. L’esempio più clamoroso di tassazione vessatoria sul reddito, l’esatto contrario delle politiche avanguardistiche da più parti storicamente auspicate, che non gravino sui cittadini, resta comunque quello della famiglia con due figli, in cui i redditi da lavoro sono due. Qui il fisco italiano dà il “meglio” di sé, raggiungendo la seconda posizione assoluta, condivisa con Germania e Francia, alle spalle del Belgio. Il cuneo complessivo nel nostro Paese arriva al 40,9%, ben 12 punti in più rispetto alla media dei Paesi che aderiscono all’Ocse (28,8%). Per comprendere appieno il dato, basta paragonarlo a quello degli Stati Uniti (17,9%), della Nuova Zelanda (17,3%) o della Svizzera (16,8%). Senza voler arrivare agli esempi più virtuosi della Colombia (-6%) e del Cile (-8,6%), che prevedono per i cittadini una serie di benefit piuttosto che il versamento di imposte. Un altro mondo.

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