L’interrogatorio di Massimo Lovati
L'ex legale di Andrea Sempio sarà ascoltato sui presunti pagamenti in nero connessi al caso Garlasco
Massimo Lovati, l’ex avvocato di Andrea Sempio, è stato ieri a Brescia per l’interrogatorio con i pm. Una figura centrale nell’indagine aperta dalla Procura di Brescia sui presunti pagamenti in nero connessi al caso Garlasco. I magistrati vogliono chiarire la natura dei versamenti in contanti effettuati dalla famiglia Sempio tra il 2016 e il 2017, periodo in cui il giovane era indagato – e poi archiviato – per l’omicidio di Chiara Poggi. Il nodo da sciogliere è se quel denaro rappresentasse effettivamente compensi professionali per i legali o se fosse destinato ad altri soggetti. L’inchiesta coinvolge l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, oggi in pensione, accusato di corruzione in atti giudiziari in concorso con Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, l’operaio avrebbe consegnato somme di denaro a Venditti per ottenere una gestione favorevole del procedimento che, nel 2017, portò all’archiviazione del figlio. A supporto dell’indagine ci sono intercettazioni, movimenti bancari sospetti e un appunto trovato in casa Sempio con la dicitura “Venditti gip archivia X 20.30. euro”.
Ascoltati anche gli altri ex legali di Sempio
Nella giornata di mercoledì sono stati ascoltati per oltre quattro ore gli avvocati Federico Soldani e Simone Grassi, gli altri due ex legali di Sempio. Entrambi erano stati tirati in ballo da Giuseppe Sempio e dalla moglie Daniela Ferrari nel tentativo di spiegare quei prelievi di contante – circa 55-60 mila euro – come somme destinate a coprire i compensi dei vari professionisti che seguivano la difesa del figlio. La coppia ha sostenuto di essere “in balia” di avvocati e investigatori e di aver pagato per ottenere documenti e assistenza legale. Una versione che non trova riscontro in tutti i protagonisti e che potrebbe essere definitivamente chiarita oggi nel corso dell’interrogatorio di Massimo Lovati. In particolare, Simone Grassi ha dichiarato pubblicamente di non aver mai ricevuto denaro dalla famiglia Sempio, affermando che la sua unica “ricompensa” fu la visibilità mediatica derivante da un caso così noto.
La versione di Massimo Lovati
Lovati ha sempre sostenuto che quelle somme rappresentassero parcelle professionali per il lavoro svolto all’interno del collegio difensivo. Intercettato dai giornalisti dopo l’interrogatorio, Massimo Lovati ha dichiarato di aver confermato ai pm “quanto già detto e cioè che ho preso 15mila euro dal collega Soldani”. Proprio loro secondo la sua ricostruzione, fungevano da collettori per i pagamenti della famiglia Sempio. Anche gli altri ex colleghi avrebbero ammesso di essere stati pagati in nero dai Sempio. La Procura vuole verificare questa versione e comprendere se tali versamenti siano in qualche modo documentati o se possano essere riconducibili ad altre finalità. L’interrogatorio di Massimo Lovati quale persona informata sui fatti viene reso ancor più significativo da un retroscena. Il suo legale ha scoperto della convocazione in diretta televisiva, tramite i giornalisti, e non dal suo assistito.
In attesa di una possibile svolta
Un episodio che lo aveva spinto inizialmente a meditare un passo indietro nella difesa, salvo poi ritrattare dopo un confronto diretto. Eppure, le sue dichiarazioni in qualità di ‘interessato’ potrebbero rappresentare una svolta nell’indagine bresciana. Quanto detto ai pm sarà decisivo per capire se i contanti versati dai Sempio fossero semplici onorari o parte di un meccanismo più ampio che avrebbe potuto influenzare l’esito delle indagini di allora. Una nuova pagina nel lungo e controverso capitolo del delitto di Garlasco, che continua a far discutere a 18 anni dai fatti. E una domanda in particolare incombe in queste ore: l’elenco degli indagati dalla procura di Brescia è destinato ad allungarsi?
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