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Economia

Olio extravergine extra Ue: “Servono più controlli”

Oggi i controlli sull’agroalimentare in Europa si fermano intorno al 3%

di Giorgio Brescia -


L’Europa dovrebbe adottare il modello italiano: più controlli sulle importazioni di olio extravergine d’oliva proveniente da Paesi extra-Ue. È questa la linea emersa durante il convegno andato in scena a Veronafiere nell’ambito di SOL Expo 2026, dedicato al rapporto tra mercato europeo, Mediterraneo e area Mercosur.

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Evo, più controlli

Al tavolo del confronto, europarlamentari, rappresentanti del Governo e operatori del settore hanno discusso di frodi, controlli doganali e tutela della qualità agroalimentare e della necessità di maggiori controlli sull’olio extravergine da paesi extra-Ue. Il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), Patrizio La Pietra, ha rivendicato l’efficacia del sistema italiano: “Se in Italia si scoprono le frodi è perché si fanno i controlli. Il nostro è uno dei sistemi migliori, deve diventare un modello europeo”. La proposta è chiara: rafforzare l’unione doganale e favorire una presenza operativa dell’agenzia doganale europea sul territorio italiano per trasferire competenze e standard.

Sulla stessa linea l’eurodeputato Dario Nardella, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, che ha sottolineato come oggi i controlli sull’agroalimentare in Europa si fermino intorno al 3%. Una percentuale ritenuta insufficiente per intercettare fenomeni come declassamento qualitativo, blending illegale o adulterazioni. “Non è più un’opportunità ma una necessità – ha affermato – estendere il modello italiano e garantire interoperabilità transfrontaliera”. Secondo Nardella, l’assenza di controlli omogenei penalizza anche gli operatori che importano legalmente.

Occorre più incisività

Anche Stefano Cavedagna, componente della Commissione Mercato Interno, ha invocato un’azione europea più incisiva contro le distorsioni di mercato, parlando della necessità di superare una visione “nordeuropea” poco attenta al valore economico e sanitario dei prodotti mediterranei. L’Italia, in questa prospettiva, dovrebbe assumere un ruolo guida nella difesa delle proprie produzioni.

A sorpresa, apertura anche dalla Spagna. Javier Olmedo, direttore della Fundation de Olivar, ha dichiarato che molte cooperative e industrie iberiche vedrebbero con favore l’estensione del sistema italiano. “In alcune campagne abbiamo bisogno di olio importato – ha spiegato – ma deve essere di qualità e sottoposto a controlli rigorosi”. L’idea è costruire un fronte mediterraneo compatto, soprattutto in vista della riforma della nuova Politica Agricola Comune.

La necessità di un Piano

Proprio in chiave PAC, Nardella ha rilanciato la proposta di un Piano olivicolo europeo e di un’Organizzazione Comune di Mercato (OCM) dell’olio extravergine forte quanto quella del vino. “Questo prodotto non può più essere il fratello minore del vino”, ha concluso.

A rafforzare il quadro intervengono i dati della Consumer Survey Italia realizzata da Nomisma per SOL Expo 2026. Un italiano su tre non prenderebbe in considerazione l’acquisto di un olio extravergine di qualità proveniente da Paesi extra-Ue. Solo uno su quattro si dice interessato, ma a fronte di un prezzo sensibilmente più basso. Se per un olio EVO italiano la metà dei consumatori è disposta a spendere oltre 10 euro al litro, nove su dieci non supererebbero quella soglia per un prodotto extra-comunitario. Il 73% fisserebbe il tetto massimo a 7 euro.

I consumatori

La disponibilità a pagare cresce leggermente per gli oli comunitari, ma il vero premio di prezzo è riservato al Dop e Igp italiano: il 35% degli intervistati considera ragionevole spendere oltre 14 euro al litro, con un ulteriore 36% disposto a collocarsi tra 10 e 14 euro. In sintesi, il consumatore assegna un differenziale di 2-3 euro tra olio extra-Ue e comunitario, altri 2-3 euro dal comunitario all’italiano, e un ulteriore scatto di valore per le certificazioni di origine.

Il messaggio che arriva da Verona è chiaro: rafforzare i controlli sulle importazioni non è solo una questione tecnica, ma una leva strategica per tutelare qualità, trasparenza e competitività del comparto olivicolo europeo.


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