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Ora Gravina vuole “cantare”: pronto un dossier

Annullata l'audizione in Parlamento, dall'ex vertice Figc un faldone di accuse contro la politica e i club di Serie A

di Angelo Vitale -

Gabriele Gravina esce dalla Figc dopo il consiglio federale del 2 aprile scorso


Gabriele Gravina pronto a pubblicare un dossier, vuole “cantare”. Dopo l’addio, l’inizio di una guerra di logoramento che durerà a lungo. Le dimissioni rassegnate lo scorso 2 aprile non hanno spento i riflettori su via Allegri. Al contrario, preparano il terreno per quello che i bene informati definiscono il “regolamento di conti finale”. Tra le scrivanie della Figc e i corridoi del potere politico, circola una voce insistente: Gravina è pronto a parlare. Anzi, a “cantare”.

L’audizione fantasma e il dossier segreto

Tutto doveva iniziare mercoledì 8 aprile in Parlamento. Un’audizione davanti alla Commissione Cultura che avrebbe dovuto essere un processo pubblico al fallimento sportivo della Nazionale. Invece, il tavolo è saltato. Ma se l’audizione istituzionale è “abortita” a causa delle dimissioni, la rabbia dell’ex Presidente è tutt’altro che sedata.

Secondo indiscrezioni vicine all’ex numero uno della Federcalcio, esisterebbe un faldone di accuse — una sorta di testamento politico e giudiziario — che Gravina sarebbe pronto a rendere pubblico tra mercoledì e giovedì “in Albis”. Un dossier che non punta il dito sui campi di gioco, ma sugli uffici dove il calcio italiano è stato, a suo dire, sabotato.

I destinatari del “veleno”

Se Gravina deciderà davvero di vestire i panni del “pentito”, i nomi sul banco degli imputati sono già scritti. Per primi, i club di Serie A. Da lui, e da molti altri, accusati di aver agito come un cartello per bloccare ogni riforma strutturale. Dal taglio a 18 squadre ai nuovi indici di liquidità, pur di proteggere rendite di posizione e bilanci disastrati.

Poi la manina della politica. Il sospetto al centro di tutte le ricostruzioni, che il ministero dello Sport e alcuni settori del Coni abbiano orchestrato una manovra a tenaglia, usando il flop mondiale come pretesto per scardinare l’autonomia della Figc e mettere le mani sulla gestione dei fondi per Euro 2032.

Una crisi senza colpevoli (fino ad ora)

Perché Gravina non ha agito prima? La difesa dell’ex presidente sembra chiara. Un uomo solo al comando con le mani legate da statuti che consegnano alla Lega Serie A un diritto di veto su tutto. Dalla riforma dei vivai al blocco del Decreto Crescita (che ha soffocato i giovani talenti italiani). Ogni tentativo di cambiamento si sarebbe infranto contro il muro di interessi dei grandi club.

Nulla da perdere

Ora che non ha più nulla da perdere, l’uomo che per anni ha fatto della mediazione il suo mood sembra aver scelto la strada della rottura totale. Se il “faldone” dovesse contenere prove di pressioni indebite o accordi sottobanco tra politica e club, il terremoto che ha abbattuto la Nazionale solo una scossa d’assestamento rispetto allo tsunami che sta per travolgere i palazzi del potere sportivo.

Il calcio italiano attende la sua Pasqua di resurrezione. Prima, dovrà sopravvivere alla settimana di passione di Gabriele Gravina.


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