Per il Ministro Nordio è il modello Vassalli!
Il Ministro Carlo Nordio sta illustrando in queste settimane il suo modello di ordine giudiziario ed è chiaramente ispirato all’eroe della resistenza Giuliano Vassalli, principale autore del codice di procedura penale attualmente in vigore in Italia promulgato con il D.P.R., 22 settembre 1988, n. 447. Vassalli fu un partigiano, giurista e politico italiano, presidente della Corte costituzionale dall’11 novembre 1999 al 13 febbraio 2000. Durante la resistenza romana, ideò e organizzò l’evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat dal carcere di Regina Coeli e fu prigioniero in Via Tasso, il carcere che i nazisti utilizzavano durante l’occupazione. Sosteneva come la separazione delle carriere (giudici e pubblici ministeri) fosse la conseguenza logica e necessaria per garantire un giusto processo accusatorio, altrimenti il suo codice non avrebbe funzionato pienamente, perché pm e giudici sono figure distinte con funzioni diverse, e la separazione assicurerebbe l’indipendenza del giudicante dall’inquirente, proteggendo i cittadini. E sulla stessa linea, il costituzionalista Stefano Ceccanti, vicepresidente di “Libertà eguale” a favore del si, come dichiarato recentemente, < in nome del socialista, riformista e partigiano Giuliano Vassalli, che la riteneva decisiva per la implementazione del nuovo processo accusatorio. Quindi in nome delle diverse, e non poche, matrici del riformismo che convergevano su quelle posizioni. Erano ancora largamente maggioritarie nella legislatura 1996-2001 dei governi dell’Ulivo e del centrosinistra, quando si approv il nuovo articolo 111 della Costituzione che parla di giudice terzo, alludendo a un futuro completamento con la separazione >. Se non è il “modello Vassalli, è dunque il “modello Prodi”? Dunque una buona occasione per una convergenza “bipartisan” sulla riforma del governo? È presto per dirlo. Anche gli stessi magistrati, seppur individualmente, si dicono per il si sempre più numerosi. Ed allora? Rimane sempre e solo l’Associazione nazionale magistrati, il sindacato dei giudici, arroccata sul no politico e pregiudiziale. È notizia di questi giorni che l’Anm ha deciso di finanziare con altri 300 mila euro il Comitato per il No al referendum, istituito dallo stesso sindacato delle toghe. Si aggiungeranno ai 500 mila già stanziati. La decisione è stata presa dal Comitato direttivo centrale della stessa Anm, in una fase della riunione a porte chiuse, alla quale quindi non hanno potuto assistere né gli operatori dell’informazione né gli iscritti che si vedono decurtare ogni mese dal proprio stipendio la quota associativa di iscrizione al sindacato. Eppure c’è anche chi dentro l’Associazione sarebbe timidamente, pur iscritto, per il si, ma evidentemente non viene rappresentato. Un pessimo segnale anche per coloro che lamentano che il sorteggio, nato per disorientare le correnti più ingombranti, procuri un vulnus alla rappresentatività interna del Consiglio Superiore della Magistratura, una volta che questo venga sdoppiato, in quello dei magistrati giudicanti ed in quello dei magistrati requirenti, cioè i Pubblici Ministeri. Occorre qui precisare che entrambi i CSM saranno presieduti del Presidente della Repubblica e il CSM non è mai stato previsto da nessuna norma come organo rappresentativo, a differenza del Comitato Centrale dell’Anm.
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