Perché l’Italia e l’Ue dovrebbero chiedere la pace
Facciamo nostre le parole del cardinale Pietro Parolin che stigmatizzano ancora una volta come la “diplomazia della forza” di Trump e Netanyahu abbia sostituito in tutto e per tutto l’ormai compianto diritto internazionale. Nel pieno della nuova escalation in Medio Oriente, dopo l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran, il segretario di Stato vaticano lancia un allarme universale (che vale anche per chi non ha fede, insomma): quando alla forza del diritto subentra il diritto della forza, nessuno è al sicuro.
L’idea che la pace possa nascere dall’annientamento del nemico – che è il proposito di Usa e Israele nei confronti dell’Iran – è un’illusione tragica. La cosiddetta “guerra preventiva” (con cui Washington e Tel Aviv giustificano l’attacco a Teheran) spalanca la porta a un mondo in guerra permanente, perché legittima chiunque a colpire per primo. L’Italia, che è anche e soprattutto culla del diritto e non solo la sede della Santa Sede, non può restare spettatrice. Il governo dovrebbe scegliere con chiarezza la via del multilateralismo, rilanciare il ruolo dell’Onu e lavorare in Europa per riaprire canali negoziali, affinché l’Ue si proponga come mediatrice e portatrice di pace. In una guerra che peraltro punta a tagliare i rifornimenti alla Cina – in vista dello scontro finale tra Washington e Pechino – l’Europa e l’Italia rischiano di restare schiacciate. Ora o mai più, dunque.
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