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Cultura & Spettacolo

Raccontare la mafia per capirla davvero

Politi, Cricenti e La Salvia riempiono la Galleria Sordi: un confronto che porta alla luce il lavoro invisibile di chi difende la legalità.

di Redazione -


di Stelvio Cristiani

ROMA – La sala conferenze della Mondadori di Galleria Sordi ha registrato il tutto esaurito per la presentazione de “I Malacarni” di Paola La Salvia, edito da Gandini Editore (presente all’evento). Un pubblico numeroso, costretto in parte a rimanere in piedi per la mancanza di posti a sedere, ha seguito con grande partecipazione il dibattito che ha visto protagonisti tre voci autorevoli del panorama italiano: Ettore Politi, giornalista e analista dei fenomeni mafiosi, Giuseppe Cricenti, giudice della Corte di Cassazione e scrittore, e l’autrice stessa, Paola La Salvia, scrittrice e tenente colonnello della Guardia di Finanza.

L’apertura di Ettore Politi

A introdurre la serata è stato Ettore Politi, recensore del libro, che ha inquadrato l’opera nel contesto della narrativa contemporanea sui fenomeni criminali. Politi ha sottolineato come I Malacarni si distingua per la capacità dell’autrice di coniugare l’esperienza professionale con una narrazione avvincente, restituendo al lettore la complessità del contrasto alle organizzazioni mafiose attraverso una prospettiva inedita: quella di chi vive quotidianamente l’azione di contrasto dall’interno delle istituzioni.

Il giornalista ha evidenziato come La Salvia sia riuscita a raccontare con passione e puntualità origine, cultura, metodo e struttura delle mafie che operano nel nostro Paese. «La visione della scrittrice Paola La Salvia è andata oltre i confini a tutti noti, riportando dati ed esperienze giudiziarie non solo europee ma persino di Nazioni del Sud America. Un modo di raccontare la mafia – ha sottolineato Politi – che fornisce l’identikit de I Malacarni che ne fanno parte e della dinamica delle loro attività criminali».

L’intervento del giudice Cricenti

Il Consigliere di Cassazione Giuseppe Cricenti ha riflettuto sul rapporto tra letteratura e giustizia, evidenziando come opere come I Malacarni svolgano una funzione civile fondamentale. La narrazione – ha spiegato – può raggiungere una sensibilità pubblica che le sentenze, per quanto importanti, non sempre riescono a toccare. Questo libro ricorda che dietro ogni indagine ci sono uomini e donne che dedicano la propria vita professionale alla difesa della legalità, spesso con sacrifici personali che raramente vengono raccontati.

Il magistrato ha poi posto l’accento sulla necessità di un’educazione alla legalità che parta dalla conoscenza dei meccanismi criminali: comprendendo come opera la criminalità organizzata possiamo costruire anticorpi sociali efficaci.

Paola La Salvia: esperienza e narrazione

L’autrice ha condiviso con il pubblico il percorso che l’ha portata a scrivere I Malacarni. «Ho voluto dare voce – ha dichiarato – a quella quotidianità fatta di analisi di documenti, pedinamenti, intercettazioni, che costituisce il lavoro silenzioso ma essenziale nella lotta alla criminalità economica. I “Malacarni” non sono solo i criminali, ma rappresentano un sistema che affonda le radici in complicità diffuse, in zone grigie dove il confine tra lecito e illecito si fa sottile».

«Oggi la mafia – ha affermato La Salvia – non spara più come negli anni Novanta. Si è fatta imprenditrice, manager, investitore. Per questo servono competenze sempre più sofisticate e una capacità di leggere i flussi finanziari che richiede formazione continua e strumenti all’avanguardia».

Le conclusioni di Politi

Nell’intervento conclusivo, Ettore Politi ha ripreso i fili del dibattito, collegando le riflessioni emerse al contesto più ampio dell’analisi dei fenomeni mafiosi in Italia. Il giornalista ha sottolineato come nel libro di La Salvia colpisca la capacità di mostrare una mafia viva, dinamica, capace di mimetizzarsi nelle pieghe dell’economia legale e della quotidianità. Questo libro ricorda che la lotta alla criminalità organizzata non può essere delegata solo alle forze dell’ordine e alla magistratura, ma richiede vigilanza diffusa e consapevolezza collettiva.

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