Referendum giustizia, Anm e politica: la sfida della maggioranza silenziosa contro il fronte del NO
Il referendum sulla giustizia infiamma social e politica. Luigi Bobbio punta sulla maggioranza silenziosa mentre i sostenitori del NO si limitano a insulti e slogan
Referendum giustizia: tra Anm, politica e social
Il referendum sulla giustizia ha ormai superato i confini del dibattito tecnico per trasformarsi in uno scontro politico e culturale. Non si discute soltanto di modifiche ordinamentali, ma di equilibri tra poteri dello Stato e del ruolo che la magistratura deve avere all’interno della democrazia italiana.
In questo clima interviene il magistrato ed ex senatore della Repubblica Luigi Bobbio, che sintetizza con una domanda diretta il senso della battaglia referendaria in corso:
«La sinistra politica e i sindacati stanno appoggiando l’Anm nella battaglia per il no. È lecito chiedersi come la Anm ricambierà il favore?».
Non è una semplice domanda retorica: mette a nudo un fronte politico che usa la magistratura organizzata per consolidare interessi e potere.
La maggioranza silenziosa non si fa prendere in giro
Bobbio sottolinea il ruolo della “maggioranza silenziosa”, quella parte di elettorato che non urla sui social, non si fa abbindolare dai comici né dalle “star” televisive, e che valuta le scelte con la propria testa:
«Anche in questo referendum la maggioranza silenziosa, che, grazie al cielo, è una costante politica italiana, avrà un ruolo determinante. Essa rappresenta quella parte di opinione pubblica che non parla, non urla, non strepita, non blatera proclami senza nemmeno capirne il senso. È una maggioranza che costituisce la spina dorsale della nostra società. Cittadini che vivono e lavorano in silenzio ma pensano. Che hanno ben chiare le loro necessità e priorità e sanno scegliere tra le diverse opzioni».
È questa maggioranza a capire che dietro slogan e indignazioni monotone, c’è poco sostanza e tanta propaganda.
Il fronte del NO e la guerra social
Intanto i social sono diventati il teatro dei sostenitori del NO. Non c’è dibattito: ci sono insulti, provocazioni e slogan ripetuti a caso. Entrano nei profili dei favorevoli al Sì per urlare, minacciare e sbandierare la loro ignoranza.
Bobbio non ha dubbi: questo rumore è irrilevante. La vera decisione resta nelle urne, dove contano le persone che ragionano e non quelle che urlano per farsi notare.
Gridano online, decidono le urne
Alla fine non vincerà chi urla di più nei commenti né chi colleziona applausi virtuali tra un post sguaiato e l’altro.
Perché i referendum non si decidono su Instagram e nemmeno nei monologhi dei comici prestati alla politica.
Si decidono nelle urne. E lì, purtroppo per qualcuno, votano anche quelli che non chiedono istruzioni agli influencer.
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