IN GIUSTIZIA – Il referendum sulla riforma della giustizia e la vittoria della destra
Con questa maggioranza e questa opposizione non sarebbe molto facile individuare una materia per una riforma bipartisan o di largo consenso. Si tratta di una banalissima constatazione, il punto è che il livello dei toni che sono stati toccati in occasione della riforma della giustizia del Ministro Nordio e del relativo referendum costituzionale confermativo è stato al di là di ogni previsione. Probabilmente il combinato disposto della delicatezza del tema giustizia e della prospettiva che la destra si affermi in un referendum popolare hanno scatenato l’inferno.
È dovuto intervenire il Presidente della Repubblica e non è bastato. La polarizzazione degli schieramenti è un muro contro muro apocalittico senza esclusione di colpi: è una guerra nella guerra, perché anche gli argomenti che non c’entrano nulla come quelli geopolitici finiscono per essere tirati in ballo per il si o per il no. Anche coloro che sono sempre stati per la separazione delle carriere e dunque si presumeva sarebbero stati quantomeno neutrali hanno svolto una campagna all’ultimo sangue pur di attaccare il governo e la sua Presidente.
Il merito tecnico soffocato dalla retorica politica
Forse per colmare l’inevitabile conseguente vuoto di contenuti è stato alzato così il tiro dell’aggressività verbale. Chi è sempre stato per lo spirito di questa riforma ha considerato l’opportunità di attaccare il governo che, finalmente, almeno in parlamento, questa riforma l’ha portata a termine. Poche le voci coerenti, a sinistra, come nella magistratura. Per il resto un fuoco molto alto e molto potente, con la conseguente politicizzazione esasperata delle argomentazioni ed un allontanamento retorico e populistico dal merito tecnico del quesito referendario. Proprio di questo si dovrebbe invece parlare: l’efficacia del sorteggio nello sconfiggere il potere politico delle correnti, la possibilità di una effettiva meritocrazia a seguito dell’entrata in funzione dell’Alta Corte disciplinare, la capacità dello sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in uno per i giudicanti ed uno per i requirenti ad assicurare ai cittadini il diritto ad un giudice terzo ed imparziale come ci chiede anche l’Europa.
Se vince il Sì, è un trionfo politico della destra
In ambito europeo si dice che la separazione delle carriere sia ovunque o da nessuna parte a seconda degli schieramenti, in realtà la separazione netta dei ruoli e delle culture giuridiche tra accusa e giudici è nella maggior parte dei paesi europei. Quello che si può aggiungere è che la riforma va nella direzione dei principi del giusto processo e dei suoi corollari, terzietà del giudice, parità tra accusa e difesa, ragionevole durata, e dunque votare per confermare la riforma contribuisce a ridare credibilità alla magistratura e infondere più fiducia ai cittadini.
La polarizzazione esasperata della violenta campagna referendaria che abbiamo visto ha invece politicizzato il voto molto più di quanto non fosse nelle intenzioni della Presidente Giorgia Meloni, del ministro Nordio e di tutta la maggioranza e dunque, se si è prodotta una rimonta nei sondaggi per il no, del tutto da verificare, è pur vero che un’eventuale, probabile vittoria del si non potrà che significare un trionfo politico della destra. Se la battaglia si è rivelata più dura del previsto la vittoria sarà più importante del previsto soprattutto dal punto di vista politico.
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