Chi si ritira dalla lotta… evviva la mamma
Beppe Grillo trasforma l’uscita di scena in un atto di autocommiserazione teatrale .
C’è un vecchio detto romano che funziona sempre: chi si ritira dalla lotta... Non perché serva restare sul ring a tutti i costi, ma perché il ritiro, quando arriva accompagnato da lamenti e metafore funebri, somiglia più a una fuga che a una scelta.
Il nuovo Grillo, quello “postumo”, sembra proprio questo: un combattente che annuncia al mondo di aver deposto le armi, ma pretende applausi per il gesto. Non si limita a dire “mi faccio da parte”: costruisce un piccolo altare al proprio silenzio, lo veste di malinconia, lo trasforma in un atto quasi mistico. E così il ritiro diventa spettacolo, un modo elegante per restare al centro mentre si finge di uscire di scena.
Il silenzio come scenografia
Il problema non è il silenzio. Il problema è la cornice. Grillo parla come se fosse stato travolto da un destino crudele, come se la politica fosse diventata improvvisamente troppo brutta per uno come lui. Ma è un racconto comodo: quello del profeta incompreso che si allontana perché il mondo non è più all’altezza. Una forma di vittimismo travestita da saggezza.
E allora torna utile il detto romano: chi si ritira dalla lotta non è un martire, è uno che ha deciso di non giocare più. Legittimo, per carità. Ma inutile trasformarlo in tragedia greca. Per anni Grillo ha dettato il ritmo, ha scelto i bersagli, ha costruito un movimento intero sulla sua voce. Ora che quella voce non produce più l’effetto di un tempo, la colpa non può essere del Paese, della politica, della giustizia, del rumore.
A volte il rumore è solo l’eco di ciò che non si vuole più sentire.
L’uscita di scena che non vuole uscire
Il suo post sembra un tentativo di riscrivere la propria uscita come un atto nobile, quando in realtà è un semplice arretramento. Non c’è nulla di eroico nel dichiararsi “postumo” mentre si è ancora vivi: è solo un modo elegante per dire “non so più dove stare”.
E forse è proprio questo il punto. Grillo non si ritira dalla lotta perché è stanco. Si ritira perché non controlla più il campo. E allora preferisce raccontarsi come un sopravvissuto alla storia, invece che come uno che ha perso il passo.
Chi si ritira dalla lotta, alla fine, non è un fantasma. È solo uno che ha deciso di non combattere più. Tutto il resto è scenografia.
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