Roma ponte tra Mediterraneo e Artico
Ambasciatore Riccardo Sessa, foto SIOI
di Annalisa Tirrito
Arctic Connections 2026 trasforma Roma in un ponte tra Mediterraneo e Grande Nord, portando nella mite e quasi primaverile cornice del Circolo degli Esteri il dibattito globale sulla sicurezza dei nuovi domini strategici: dal cyberspazio alle profondità sottomarine, fino ai nuovi giacimenti di metalli critici e materie prime nascosti sotto le coltri di ghiaccio. Ieri, la settima edizione della conferenza internazionale ha riunito rappresentanti istituzionali, accademici, militari e industriali per interrogarsi su come stiano cambiando le regole del gioco in una delle regioni più sensibili del pianeta.
L’attenzione per l’Artico è cresciuta anche nell’opinione pubblica, complice il ritorno sulla scena della Dottrina Monroe evocata dal presidente statunitense Donald Trump a proposito della Groenlandia, territorio sotto sovranità danese e dunque legato a un partner europeo. Sullo sfondo, resta la corsa alle risorse energetiche e minerarie e il timore di un nuovo “grande gioco” geopolitico che vede nell’Artico un banco di prova delle ambizioni di vecchie e nuove potenze.
Promossa dalla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), dalla Reale Ambasciata di Norvegia in Italia e dall’High North Center for Business and Governance della Nord University, l’iniziativa è riconosciuta come pre‑evento ufficiale dell’Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue, che l’Italia ospita il 3 e 4 marzo. Roma si propone così come piattaforma naturale di dialogo tra Nord e Sud, in un momento in cui le tensioni geopolitiche e la transizione energetica rendono l’Artico un osservatorio privilegiato delle nuove sfide di sicurezza, dal rischio ibrido alla protezione delle infrastrutture critiche.
Il programma di Arctic Connections 2026 è stato scandito da quattro sessioni: infrastrutture, sicurezza e connettività; rischi e strategie per l’energia e i minerali critici; dominio sottomarino e libertà di navigazione; cooperazione internazionale e ruolo degli attori non artici. L’Artico viene descritto come un laboratorio in cui i concetti tradizionali di sicurezza si intrecciano con minacce ibride, vulnerabilità delle infrastrutture subacquee, sicurezza delle rotte energetiche e delle comunicazioni digitali, in un quadro reso ancora più complesso dal cambiamento climatico.
Ad aprire i lavori il Viceministro degli Affari Esteri, Edmondo Cirielli. L’Italia, Paese Osservatore nel Consiglio Artico dal 2013, ha costruito in questi anni una propria strategia artica, culminata recentemente in un documento interministeriale che mette a sistema diplomazia, sicurezza, ricerca scientifica e capacità industriali.
Il settore italiano – dalla cantieristica navale all’ingegneria civile, dai sistemi di difesa agli asset strategici a duplice uso – è chiamato a contribuire al potenziamento delle infrastrutture artiche, in un contesto in cui molti Paesi della regione faticano a disporre di competenze e manodopera adeguate ai nuovi standard tecnologici. I lavori vedono la partecipazione, tra gli altri, del vice ministro degli Esteri norvegese Eivind Vad Petersson, del sottosegretario finlandese per il Commercio Internazionale Jarno Syrjälä, di esperti come Andreas Raspotnik e di esponenti del mondo industriale quali Kjell Morten Urke (Vard – Gruppo Fincantieri), Massimo Claudio Comparini (Divisione Spazio – Leonardo) e Fabio Panunzi Capuano (Sparkle), a testimonianza di un dialogo sempre più stretto tra diplomazia, ricerca e impresa.
Arctic Connections è anche il risultato di un percorso che la SIOI porta avanti da oltre un decennio: dall’ingresso dell’Italia nel Consiglio Artico nel 2013, alla creazione del primo master italiano su tematiche artiche con Unitelma Sapienza, fino all’adesione alla rete UArctic. Dal 2018 la conferenza è diventata un appuntamento annuale, italo‑norvegese ma aperto a partner di altri Paesi, che nel tempo ha affrontato temi quali cooperazione energetica, blue economy, sviluppo sostenibile, spazio e connessione tra Artico e Mediterraneo per la sicurezza energetica e la transizione verde. Il prossimo volume “Artico, il vicino Nord”, in uscita nella collana editoriale della SIOI, offrirà una narrazione a più voci delle dinamiche storiche, politiche, economiche e sociali dei Paesi artici e del ruolo degli Stati Osservatori, contribuendo a radicare anche nel pubblico italiano una maggiore consapevolezza del Grande Nord.
In questa cornice, il messaggio conclusivo dell’Ambasciatore Sessa, Presidente di SIOI, sintetizza bene il senso politico e culturale dell’iniziativa: «In questi anni abbiamo imparato che l’Artico non è una periferia distante, ma il nostro “Vicino Nord”: uno spazio strategico, parte di un Mediterraneo ormai allargato, dove sicurezza, sostenibilità e libertà di navigazione richiedono responsabilità condivisa e una visione davvero comune. Roma, con Arctic Connections e con l’Arctic Circle Forum, si conferma crocevia di dialogo tra Nord e Sud e capitale di cooperazione, all’altezza delle profonde trasformazioni geopolitiche che stiamo vivendo».
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