SCIENZA: L’UOMO NON È AL CENTRO DELL’UNIVERSO

Siamo l’unica specie che modifica il proprio ambiente. Un’analisi approfondita sul sapere e sulle sottoscienze

di Antonella Sperati

 

I giornalisti sanno riconoscere gli scienziati, o oggi di sciwwenziati non ce ne sono più e quando mancano i cavalli si fanno trottare anche gli asini? È scienziato quello che basa tutto sulla chimica?

Vediamo che posto occupa questa materia nella scala delle scienze.

Per Aristotele la chimica, e quindi la farmacologia, non è scienza, ma una banale materia, come ogni specialità medica, col dubbio che la medicina sia una scienza, definita arte da Ippocrate, la più sublime. 

Per Auguste Compte la chimica è l’ultima ruota del carro, inserita per pietà tra le scienze, ma posta di fianco alla fisica teorica ed entrambe sottoposte alla fisica terrestre che, assieme all’astronomia, dipende dalla fisica inorganica, che, fisica inorganica, accoppiata alla fisica organica, dipende dalle scienze astratte dei fe-nomeni generali che, accoppiata alle scienze astratte dei fenomeni particolari fa parte delle conoscenze speculative affiancate alle conoscenze pratiche che, en-trambe dipendono dal complesso delle attività umane che, tutte, dovrebbero essere conosciute dai filosofi. E così scopriamo anche che non abbiamo nemmeno più filosofi, ma laureati in filosofia e laureati in medicina. Avendo avuto occasione di parlare, seppur brevemente con due di loro che vanno per la maggiore, ho sco-perto che di fisica ne sa più Sgarbi di loro.

Dopo questa premessa consideriamo alcuni punti da cui far decollare un RAGIONAMENTO. 

Teoria di GAIA: la terra è viva, forse non ha un’anima e sentimenti, ma è viva e si muove più di un essere umano che di notte, o anche di giorno dorme. 

Inizialmente definita Ipotesi, fu James Lovelock, il padre di Gaia, antico nome della terra.

In Gaia tutti i microorganismi e le loro componenti inorganiche sono strettamente integrati per formare un unico sistema complesso autoregolante che mantiene in tal modo le condizioni di vita sul pianeta. L’indagine scientifica dell’ipotesi Gaia si concentra sull’osservazione di come la biosfera e l’evoluzione delle forme di vita contribuiscono alla stabilità della temperatura globale, salinità, ossigeno nell’atmosfera e di altri fattori di abitabilità del Pianeta in una omeostasi perfetta. Lo-velock medico, biofisico e chimico, in coordinazione con la microbiologa Lynn Margulis ha partorito l’ipotesi nel 1970. Inizialmente accolta con ostilità dalla co-munità scientifica, poi con freddezza, è ora adottata nelle discipline della biogeofisiologia e nella scienza dello studio sistemico della Terra, con alcuni dei suoi principi adottati in campi come la biogeochimica e lo studio dei sistemi ecologici. 

Questa ipotesi ecologica ha ispirato anche le analogie e le varie interpretazioni nelle scienze sociali, nella politica, nella religione e nella nascita di una nuova filo-sofia e stile di vita.

Nella Teoria di Gaia, che è peraltro confermata da plurime oggettivazioni in particolare evidenti in questi ultimi tempi, vengono meno le concezioni del mondo che si sono sviluppate fino ad ora e che considerano la terra e la natura sostanzialmente come fonte di risorse che l’uomo può sfruttare a proprio piacimento. Ciò che comunemente chiamiamo natura, non è altro che l’insieme degli ecosistemi che di fatto rappresentano gli organi della terra che corrispondono agli organi e ai si-stemi che costituiscono un essere vivente sia animale che umano e anche vegetale, organi che concorrono tutti alla regolazione delle caratteristiche chimico-fisiche del pianeta, e sono tutti ugualmente importanti e da preservare, se si vuole che la terra continui a mantenere un ambiente confortevole per la vita di noi esseri uma-ni, animali e flora, e anche microorganismi, perché tutti questi sono gli organi del nostro ecosistema, che ci tollera se non squilibriamo oltremodo tutto. 

Normalmente si pensa ad un ecosistema come ad un sistema stabile che si autoperpetua, formato da una comunità di organismi viventi e dal loro ambiente non vivente. Secondo questa visione, gli organismi non alterano il proprio ambiente, ma semplicemente tutti i componenti vi si adattano, tranne uno, l’essere umano. Che cosa sta facendo alla terra? “Quella umana è l’unica specie che modifica il proprio ambiente”. La corretta visione di un ecosistema come il nostro, considera i due componenti del “biota” un sistema duplice, quello vivo e quello non vivo, come due forze interattive strettamente collegate, ognuna delle quali modella, in-fluenza e modifica l’altra. È normale che gli organismi viventi, oltre ad essere influenzati dal loro ambiente, lo possano modificare attivamente, ma lo possono fare in maniera simbiontica o concorrenziale, la famosa sana concorrenza dell’economista MONTI. 

L’ecosistema sta in equilibrio e sopravvive, perché i costituenti dell’ecosistema stanno in equilibrio adattandosi gli organi dell’ecosistema con l’allostasi (omeostasi o sistemi compensatori). Ognuno trova il suo posto, tranne l’uomo. È quindi chiaro che se l’uomo modifica l’ecosistema, gli altri elementi dell’ecosistema si adatte-ranno a questo, e i virus e batteri sono anch’essi organi dell’ecosistema tra l’altro precedenti all’uomo stesso.

L’umano è arrivato dopo, non ha capito l’ordine della natura, lo ha scambiato per disordine o caso, e si è messo a fare ordine, con tempi molto più rapidi dell’adattamento degli altri organi di Gaia, che piano piano stanno reagendo e l’uomo, non tutti, non se ne è accorto.

Tutti a cercare da dove nasce l’uomo, ma si dà per scontato che i batteri fossero presenti prima dell’uomo e dell’animale; non si sa nulla dei virus, che potrebbero addirittura essere più antichi dei batteri, a meno che i virus non siano reazioni ad azioni umane.

Si scoprono i batteri, si allestisce tutta una storia e si parla di infezioni, e poi, individuata anche l’esistenza dei virus si parla egualmente di infezione, ricordando che all’inizio si considerava il batterio direttamente responsabile dell’infezione, cosa non vera, sono sostanze da lui prodotte a generare la malattia, essendo un essere con vita propria che ha un metabolismo proprio. Può essere il virus un prodotto batterico? Magari derivato dalle tossine dei batteri stessi? O è una entità autonoma? E se non si autoriproduce, com’è possibile che esista se non deriva da qualcosa di altro? Domande, sono domande a cui tutti gli infettivologhi e virologi non hanno ancora dato una risposta ragionevolmente accettabile se non per fede e come assioma indimostrabile danno per assoluto che il virus sia una entità indi-pendente e autonoma ancorché “non viva”

In ogni caso, il virus, come può colpire l’essere vivente, può anche colpire i batteri? E quale componente e meccanismo del virus determina le alterazioni, le modi-fiche, i danni e le lesioni organiche fisiche e chimiche e biologiche dove arriva? O sono segnali magnetici a combinare lo sfacelo interferendo con la sintesi delle proteine da parte del DNA e RNA? Virologi, infettivologi, ma anche patologi e medici in genere, ma anche fisici, storici, e filosofi, dovrebbero mettersi insieme per vedere un po’ meglio quello che avviene, e per capire come funziona la natura e le sue leggi, e agire con più prudenza perché sino ad oggi è dimostrato che l’errore umano è ancora enorme come la sua presunzione e arroganza. Oltretutto è terribile che questi personaggi traggano conclusioni assolute partendo da dati statistici. Passiamo ai Batteri e all’ipotesi Mitocondriale: I batteri sono la forma di vita più diffusa sulla Terra; qualcuno che sicuramente non li ha contati uno per uno, stima che siano grosso modo cinquemila miliardi di miliardi di miliardi. Sono anche la forma di vita più antica, esistendo da 4 miliardi di anni, ma potrebbero essere preceduti dai virus e altre forme di vita di cui nulla sappiamo. Penso anche però che troppa gente dia i numeri oggi. Per le loro dimensioni microscopiche stimate in qualche millesimo di millimetro, ci siamo accorti della loro esistenza solo tre secoli fa. I batteri non sono animali, sono microrganismi. Un batterio è una cellula come una qualsiasi delle nostre cellule della pelle, del fegato, dei reni, del cuore, o del cervello; una qualsiasi tua cellula.  Ha solo qualche piccola differenza, come il non avere il nucleo, ha un cromosoma circolare e non lineare e un DNA altrettanto circolare, come quello dei mitocondri umani che resta immutato. Il DNA mitocondriale viene trasmesso dalla madre ed è sempre identico da una generazione all’altra. Non si sa come siano nati i batteri milioni di anni fa! Ad oggi non si ha ancora una ipotesi certa a questo interrogativo, e la risposta è molto complicata e non anco-ra del tutto confermata. Noi viviamo in simbiosi con i batteri, difatti alcuni sono dentro di noi o sopra di noi e portano dei benefici, per esempio, producendo vita-mine importanti, altri si trovano sulla nostra pelle e formano uno strato protettivo contro altri batteri potenzialmente nocivi. Come una qualsiasi cellula, si riprodu-cono duplicandosi, raddoppiano tutto quello che c’è al loro interno ingrandendosi, e poi avviene la divisione e la duplicazione come può avvenire al contrario, quando due bolle di sapone si toccano fondendosi in una unica bolla. L’esatto contrario.  Per la duplicazione la cellula introita materiale che trasforma per crescere, come anche noi cresciamo alimentandoci. Dio creò l’uomo dal fango per cui non creò, ma trasformò il fango in uomo, tolse una costa dall’uomo che trasformò in donna, obbedendo alla legge di conserva-zione della massa di Lavoisier, concetto che era presente ed era importantissimo nell’antica filosofia greca dei fisici pluralisti, “Nulla viene dal nulla” : nessun ele-mento nuovo può venire ad esistere dove prima non c’era nulla. La stessa enunciazione anche se in forma diversa, appartiene ad Empedocle, personaggio vissuto dal ca. 490 al 430 a.C. L’unione di elementi intesi in senso filosofico, e non come elemento chimico, determina la nascita delle cose e la loro separazione e anche la morte. Si tratta di apparenti nascite ed apparenti morti, dal momento che: «gli elementi a cui appartiene anche l’Essere, non si creano e non si distruggono, ma soltanto si trasforma-no.»  E questo è il primo principio della termodinamica, o principio di conservazione dell’energia, che senza dire nulla di nuovo, stabilisce che, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, ovvero che l’energia cambia di forma ma si conserva sempre, e anche nel nulla c’è qualcosa che ci sfugge ma c’è. Ma Dio con un comando verbale ha creato la terra; lo ha fatto con un comando verbale, per cui lo ha fatto con un suono, ed un suono è un fenomeno fisico. 

continua nel prossimo numero

 

Il suono non si propaga nel vuoto dove non c’è suono, ma non è escluso che ci sia qualcosa di altro perché nulla e vuoto non sono sinonimi, e quindi Dio ha creato la terra dove non c’era il vuoto, dove non avrebbe potuto emettere il comando verbale, che, essendo suono o fenomeno fisico, non è né oggetto, né magia, ma solo trasformazione dell’energia sonora, ed il grande “bang” non è altro che un  enorme rumore, per cui anche con San Pietro e con i fisici teorici del grande bang i con-ti tornano; alcuni guardavano e hanno visto chi faceva il bang, si spera con la bocca, ma visti i risultati si può’, pensare anche ad una enorme flatulenza e lo hanno chiamato Dio, Buddha, Visnù, Manitù o come gli passava per la mente, avendolo visto da parti diverse del mondo, e altri che erano voltati, hanno solo sentito il rumore e hanno descritto quel grande bang, e probabilmente, quando si girarono, non c’era più nessuno, perché chi lo aveva fatto, si era reso conto di aver combi-nato un gran casino. In ogni caso si parla di onda, di vibrazione, anche se l’onda poteva essere non un’onda come si vede disegnata, ma con la forma di una molla che, vista di lato, sembra un’onda, ma vista da dietro assomiglia proprio ad una molla con spire che possono voltare o a sx o a dx, per cui potremo avere molle de-strogire e levogire, e al CERN, da onde di diverso “verso” è stata creata, materia elementare, ovvero trasformando energia in particelle.

Torniamo ai “microbi” come li chiamavamo da piccoli; si possono riprodurre sia dentro che fuori l’organismo, basta che abbiano le sostanze nutritive per poter sopravvivere, o appunto da trasformare ricordandoci di GAIA, e degli organi del biotopo che cercano sempre di trovare l’equilibrio, e qui si deve citare ancora la fisica. Quando qualcosa altera l’equilibrio del biotopo accade quello che è descritto nella meccanica quantistica col nome di eccitazione, che è  la transizione, o meglio passaggio di un sistema ad uno stato quantico di maggiore energia, ovvero lo stato eccitato, partendo da uno stato di energia inferiore. 

Durante l’eccitazione il sistema cattura una quantità discreta di energia dall’ambiente, e questa potrebbe essere il fenomeno dell’infiammazione nel caso di insulto virale. 

Tornando alla fisica, gli stati eccitati hanno generalmente vita limitata, e il sistema decade e ritorna in uno stato energetico inferiore, spontaneamente, o per l’in-fluenza di fattori esterni,  e durante questo processo viene rilasciata la stessa quantità di energia accumulata durante l’eccitazione e, l’energia liberata, può essere restituita all’ambiente in vari modi, per esempio sotto forma di radiazione elettromagnetica, calore, vibrazione, moto e così via.

Lasciamo la fisica e ritorniamo alla biologia, in particolare microbiologia e gastroenterologia; alcuni batteri sono patogeni ed altri no per l’organismo umano, e non è detto che la patogenicità sia primaria, potendo essere anche acquisita, ovvero saprofiti che diventano patogeni per adattamento ad un cambio ambientale, e non è neppure detto che questi siano patogeni per l’intero biotipo; anche per i virus questo discorso è facilmente adattabile e logico.

Il batterio, ed anche il virus, può generare danni o meno, in conseguenza di ciò che accade intorno a lui, ovvero se si rompe un equilibrio ambientale tra i costituen-ti gli organi di GAIA.

Questo è noto ai gastroenterologi da tempo quando, per infezioni tonsillari o altro, si prescrivevano antibiotici che alteravano la flora batterica che doveva quindi essere ricostituita, o anche i famosi ricostituenti, più in generale, che si prescrivevano per la convalescenza anni fa, quando si veniva dimessi dall’ospedale, quando ancora ti ci ricoveravano.

Dato che nel nostro intestino ci sono chili e chili di batteri, è facile che ci siano anche virus, magari contenuti in batteri che possono fare danni in conseguenza del-la nostra alimentazione.

Oltre a poter essere contenuti in batteri, noti sono i virus Cavallo di Troia, che contengono virus apparentemente innocui che poi escono dal cavallo e generano i danni, e questo ricordando che il cavallo di troia venne costruito da Ulisse, e forse ci sono ancora novelli Ulisse che costruiscono cavalli di troia, batteri di troia, virus di troia, essendo loro stessi figli di ITACA (licenza poetica).

Forse dovremmo fare un pochino più attenzione all’alimentazione, stando attenti a non creare ambienti interni a noi dove i nostri saprofiti, adattandosi ad un am-biente ostile, per difendersi da quell’ambiente si possano trasformare, per legittima difesa, in patogeni.

Inizialmente si pensava ad una azione diretta patogena del batterio, poi si scoprì che la patogenicità dipendeva da differenti forme di tossine che potevano agire a diversi livelli, e questo anche per i virus che manifestano la loro azione velenosa con le proteine che contengono, e che possono agire a diversi livelli con tropismi specifici ed aspecifici e con effetti anche differenti. Anche le tossine batteriche sono proteine. Queste stesse proteine batteriche o virali, sono le stesse che poi de-vono vedersela col sistema immunocompetente dell’organismo aggredito, sia del sistema innato, sia quello che ha a che fare con le vaccinazioni e che deriva dalla memorizzazione dei dati dell’agente patogeno su cui costruisce gli antigeni che sono altre proteine, tutte proteine, che sono l’argomento che mi sta a cuore e che è alla base della mia tesi descritta nelle relazioni di biofisica applicata alla terapia medica. Le tossine che poi, sono proteine, possono avere un effetto neurotossico, agendo direttamente sul neurone o sulle sinapsi in senso inibente e quindi determinante paralisi, o stimolante con effetti convulsivi, come accade per il tetano, un effetto emotossico, quando agiscono sul sangue determinando la distruzione di alcuni elementi figurati come i globuli rossi, o alterando i sistemi di coagulazione del sangue,  come avviene per il Sars-CoV-2, o citotossico quando l’azione è rivolta direttamente alla cellula; anche le proteine virali hanno le stesse potenzialità, ed una ipotesi fantasiosa potrebbe essere che i batteri siano gli antichi progenitori dei virus su cui l’anaerobiosi o l’aerobiosi sono ininfluenti perché i virus non hanno vita propria, e non si duplicano autonomamente, ma si replicano solo dentro le cellule, o meglio, sono replicati dalle cellule, sempre trasformando qualche cosa senza creare nulla. 

Potrebbero essere una evoluzione delle esotossine, che si ritrovano negli estratti cellulari e nel terreno di coltura; sono come detto di natura proteica e la loro carat-teristica principale è che hanno profili d’azione molto differenziati. Da tenere a mente ancora che compito principale del DNA è far sintetizzare le proteine.

La teoria dell’endosimbiosi dal greco, dentro e insieme e vita ovvero, letteralmente “vita-insieme-dentro”. Già solo nel termine sono presenti tutti gli elementi che descrivono le caratteristiche principali di questo particolare tipo di relazione che si può instaurare tra organismi. Si tratta infatti della convivenza tra due specie di cui una vive all’interno dell’altra senza arrecare danno. Lo scopo di questa particolare interazione ovviamente è, per entrambe le specie coinvolte, quello di ottene-re vantaggi in termini di sopravvivenza. Le cellule eucariotiche per come le conosciamo presentano una complessità strutturale dovuta alla presenza di numerosi organelli che svolgono le più differenti funzioni per il mantenimento della vita.

Le prime cellule procariotiche da cui derivarono le cellule eucariotiche, erano organismi viventi senza nucleo cellulare e rappresentano i primi organismi cellulari comparsi sulla terra circa 3,7 miliardi di anni fa, un miliardo di anni dopo la formazione della terra, che si ipotizza si siano originati da protocellule che non erano altro che aggregazioni di diverse biomolecole ambientali; i procarioti appartengono a due regni separati, i batteri o eubatteri e l’archea o archeobatteri. Questa cel-lula procariotica poteva avere forma sferica o a bastoncello o a spirale allungata o a filamento. Anche qui esiste una membrana cellulare che si colora diversamente alla colorazione di GRAM, positivi o negativi che protegge e può essere rivestita da polisaccaridi e proteine, sempre proteine. La capsula proteica è quella che de-termina l’adesione cellulare al substrato, ed è coinvolta nella formazione di spore, coinvolte nei meccanismi di virulenza verso gli altri organismi. Nella parete cellulare ci sono tutte le funzioni, trasporto e assorbimento dei nutrienti, respirazione e eventualmente effetto fotosintetico e anche di movimento.

Secondo la teoria dell’endosimbiosi, le attuali cellule eucariotiche piene zeppe di organelli come per esempio mitocondri o cloroplasti, si sono formate grazie all’unione di cellule più semplici, i batteri simbionti, in grado di svolgere da soli alcune funzioni peculiari, come estrarre energia dai composti organici attraverso meccanismi di respirazione aerobica.  Questa funzione non era propria di quelle cellule eucariotiche “primitive” che venne acquisita più di 1,2 miliardi di anni fa, dopo aver inglobato i suddetti batteri aerobi. Ovviamente non tutti i batteri resistettero alla digestione messa in atto dalle cellule che li avevano inglobati, ma quelli che sopravvissero godettero dei vantaggi di vivere in un ambiente protetto e ricco di nutrienti (l’interno della cellula); sembra che questo derivi dalla comparsa dell’ossigeno sulla terra per cui le cellule anaerobiche e i batteri anaerobi, si sarebbero estinti per cui la migrazione di uno dentro l’altro, diede origine alla funzio-ne e respirazione aerobica con comparsa di energia, il ciclo di Krebs. 

Queste condizioni fecero sì che col tempo gli stessi batteri divennero completamente dipendenti dalla cellula che li aveva inglobati; analogamente quest’ultima otteneva in cambio una fornitura extra di energia attraverso i processi di produzione di ATP propri della respirazione. Un grosso vantaggio evolutivo per entrambi. Analogamente, l’introduzione di un batterio fototrofo ossigenico, capace cioè di convertire l’energia solare in energia chimica producendo ossigeno gassoso, ha conferito proprietà fotosintetiche a una primitiva cellula eucariotica. Negli anni ‘80 la biologa americana Lynn Margulis la stessa della Teoria di Gaia, propose questa teoria, che spiega l’origine di organelli come i mitocondri e i cloroplasti all’interno della cellula eucariotica. Tale teoria è ritenuta attendibile anche grazie a importanti conferme sperimentali riguardanti i due organelli, come ad esempio la presenza del materiale genetico proprio al loro interno, in forme circolari di DNA (tipiche dei procarioti), la presenza sulle membrane dei ribosomi di tipo procariotico con sequenze di RNA specifiche di alcuni batteri; il DNA è in grado di auto replicarsi ed essi si dividono indipendentmente dalla cellula; entrambi sono circondati da due membrane, la più interna delle quali mostra una composizione simile a quella di una membrana cellulare procariotica; entrambi gli organelli subiscono inibizione delle loro funzioni se trattati con gli stessi antibiotici che inibiscono (in vivo) la funzionalità dei batteri. E questo potrebbe anche essere valido per i virus o no? 

Ci sarebbe quindi una simbiosi alle radici dell’albero della vita, e mi chiedo se, Tarro, Montagnier e il Dr. Shiva hanno nozione di questo, e se la considerano nell’ambito delle loro ricerche, anche in rapporto all’utilità e alla dannosità dei vaccini. Chiaramente non lo chiedo a Bassetti, Galli, Burioni, Zangrillo e compagni di merende per non metterli in difficoltà.

La classificazione dei virus è il processo attraverso cui i virus vengono denominati ed inseriti in un sistema tassonomico. Similmente al sistema di classificazione utilizzato per gli organismi cellulari, la classificazione dei virus è soggetta a dibattito continuo. Ciò è dovuto principalmente alla natura incerta dei virus, che non sono stati definitivamente classificati né come organismi viventi né come non viventi. Per questo, non rientrano adeguatamente nella classificazione biologica uti-lizzata per gli organismi cellulari. I virus sono classificati principalmente in base a caratteristiche fenotipiche, quali morfologia, tipo di acido nucleico, modo di replicazione, organismo ospite e patologia. Sono due i principali schemi attualmente in uso per la classificazione dei virus, il sistema dell’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) e la Classificazione di Baltimore. Ma anche per i virus le proteine sono importanti, sia per i virus vestiti che quelli nudi, con o senza capside o capsula. Conclusioni: virus e batteri, esseri umani, animali e piante e il resto della materia, fanno parte di Gaia…. nulla si può distruggere ed è chia-ro che tutto si può trasformare in qualcosa di altro. Il vaccino non distrugge il virus, ma lo fa trasformare in qualcosa che immediatamente non nuoce più, ma il virus o quello che resta, è chiaro che si trasforma, anche se magari in tempi non immediati, ma nemmeno tanto biblici, e come esempio possiamo vedere quello che accade nell’influenza, e tutte le volte abbiamo sempre più virus influenzali che girano, molteplici e persistenti anche nelle forme precedenti, con maggiore poten-ziale di penetrazione e di dannosità anche a livelli pluriorganici, considerando anche che ad un certo punto comparvero anche i prioni, e quindi un’altra derivazio-ne, direttamente le proteine che possono generare patologie gravi come la encefalopatia spongiforme bovina BSE, ossia Bovine Spongiform Encephalopathy. I Prioni non hanno RNA e nemmeno DNA e sono pure proteine normalmente presenti nell’organismo, ma solo deformate e il fenomeno è conosciuto come Isomeria conformazionale.

Cosa voglio cercare di ipotizzare con questo?

I batteri con gli antibiotici, nel tempo hanno creato le resistenze batteriche, e oggi si tende a usarne meno perché non funzionano più, e infezioni batteriche oggi, non riescono più ad essere sconfitte con quel tipo di farmaco, e con i vaccini otteniamo che i virus modificano la loro struttura antigenica, per cui abbiamo sempre più virus, sempre più virulenti, con prioni, virus Cavallo di Troia, virus nudi, e se quando i virus erano in numero inferiore, la guerra si poteva vincere con i vacci-ni, oggi forse siamo arrivati alla stessa fase degli antibiotici in cui la c’è resistenza, qui invece, creazione di sempre nuovi ceppi, sempre più pericolosi. 

Forse occorre ritrovare una condizione nuova di equilibrio dovendo convivere con questi virus, magari studiando qualcosa che, quando ci attaccano ci difenda im-pedendo loro di ricorrere a mutazioni.

Essendo le proteine il fil rouge, penso che l’unica soluzione, sia intervenire sulle proteine e oggi e anche ieri, avevamo l’ozono attivo sui batteri e sui virus perché denatura le proteine agendo già sul capside e anche sulle proteine interne dei virus. O gli ionizzatori a ioni negativi, che possono disarmare la proteina spike che altri non è che malloppo di positivi.

Perché non questa strada insistendo sempre con questi vaccini, correndo inoltre il rischio di creare nuovi ceppi virali ancora più pericolosi di quelli esistenti che poi sfuggono e uccidono? Sembra che con questa scorsa spasmodica, dettata anche da interessi commerciali, si sia dato il via ad una escalation verso nuovi virus e sempre più nocivi, specie se è l’uomo a crearli, magari solo per creare nuovi vaccini.

Lo stesso accade in un altro biotipo economico, e dato che la metafora è facilissima, lo sconquasso degli equilibri deriva esclusivamente da un concetto che è alla base degli studi di economia e commercio di cui il caro Mario Monti, si illumina, la “sana concorrenza” …. Che vista nell’ottica della ipotesi Gaia, è malattia gra-vissima in quanto sconquassa gli equilibri dei biotipi i cui organelli sono gli stati che, per permettere la sopravvivenza, devono lavorare in simbiosi e non in con-correnza.

Tornando all’argomento iniziale sostengo che il vero scienziato deve essere un filosofo che deve conoscere la biologia la fisica la medicina, la storia che, se non conosce, può andarsela a rivedere.

La scienza è una e le sotto scienze non sono molte, le altre, quelle inventate dall’uomo non sono scienze, ma pseudo scienze spacciate per scienze per poter dire che abbiamo ancora degli scienziati utilizzate dal potere per farci digerire verità inventate, e di filosofi oggi, forse non ce ne sono più; l’ultimo che ho conosciuto forse era Emilio Del Giudice……pace all’anima sua…e nostra se non invertiamo rotta…. gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare, lo disse Bartali, ma anche Maiorana disse che la fisica era su una strada sbagliata, ed io che non sono Bartali e tanto meno Maiorana, dico che oggi è la medicina in preda alla crisi delle scienze esasperata al massimo, ad essere su una strada sbagliata.

 

Siamo l’unica specie che modifica il proprio ambiente. Un’analisi approfondita sul sapere e sulle sottoscienze

di Antonella Sperati

 

I giornalisti sanno riconoscere gli scienziati, o oggi di sciwwenziati non ce ne sono più e quando mancano i cavalli si fanno trottare anche gli asini? È scienziato quello che basa tutto sulla chimica?

Vediamo che posto occupa questa materia nella scala delle scienze.

Per Aristotele la chimica, e quindi la farmacologia, non è scienza, ma una banale materia, come ogni specialità medica, col dubbio che la medicina sia una scienza, definita arte da Ippocrate, la più sublime. 

Per Auguste Compte la chimica è l’ultima ruota del carro, inserita per pietà tra le scienze, ma posta di fianco alla fisica teorica ed entrambe sottoposte alla fisica terrestre che, assieme all’astronomia, dipende dalla fisica inorganica, che, fisica inorganica, accoppiata alla fisica organica, dipende dalle scienze astratte dei fe-nomeni generali che, accoppiata alle scienze astratte dei fenomeni particolari fa parte delle conoscenze speculative affiancate alle conoscenze pratiche che, en-trambe dipendono dal complesso delle attività umane che, tutte, dovrebbero essere conosciute dai filosofi. E così scopriamo anche che non abbiamo nemmeno più filosofi, ma laureati in filosofia e laureati in medicina. Avendo avuto occasione di parlare, seppur brevemente con due di loro che vanno per la maggiore, ho sco-perto che di fisica ne sa più Sgarbi di loro.

Dopo questa premessa consideriamo alcuni punti da cui far decollare un RAGIONAMENTO. 

Teoria di GAIA: la terra è viva, forse non ha un’anima e sentimenti, ma è viva e si muove più di un essere umano che di notte, o anche di giorno dorme. 

Inizialmente definita Ipotesi, fu James Lovelock, il padre di Gaia, antico nome della terra.

In Gaia tutti i microorganismi e le loro componenti inorganiche sono strettamente integrati per formare un unico sistema complesso autoregolante che mantiene in tal modo le condizioni di vita sul pianeta. L’indagine scientifica dell’ipotesi Gaia si concentra sull’osservazione di come la biosfera e l’evoluzione delle forme di vita contribuiscono alla stabilità della temperatura globale, salinità, ossigeno nell’atmosfera e di altri fattori di abitabilità del Pianeta in una omeostasi perfetta. Lo-velock medico, biofisico e chimico, in coordinazione con la microbiologa Lynn Margulis ha partorito l’ipotesi nel 1970. Inizialmente accolta con ostilità dalla co-munità scientifica, poi con freddezza, è ora adottata nelle discipline della biogeofisiologia e nella scienza dello studio sistemico della Terra, con alcuni dei suoi principi adottati in campi come la biogeochimica e lo studio dei sistemi ecologici. 

Questa ipotesi ecologica ha ispirato anche le analogie e le varie interpretazioni nelle scienze sociali, nella politica, nella religione e nella nascita di una nuova filo-sofia e stile di vita.

Nella Teoria di Gaia, che è peraltro confermata da plurime oggettivazioni in particolare evidenti in questi ultimi tempi, vengono meno le concezioni del mondo che si sono sviluppate fino ad ora e che considerano la terra e la natura sostanzialmente come fonte di risorse che l’uomo può sfruttare a proprio piacimento. Ciò che comunemente chiamiamo natura, non è altro che l’insieme degli ecosistemi che di fatto rappresentano gli organi della terra che corrispondono agli organi e ai si-stemi che costituiscono un essere vivente sia animale che umano e anche vegetale, organi che concorrono tutti alla regolazione delle caratteristiche chimico-fisiche del pianeta, e sono tutti ugualmente importanti e da preservare, se si vuole che la terra continui a mantenere un ambiente confortevole per la vita di noi esseri uma-ni, animali e flora, e anche microorganismi, perché tutti questi sono gli organi del nostro ecosistema, che ci tollera se non squilibriamo oltremodo tutto. 

Normalmente si pensa ad un ecosistema come ad un sistema stabile che si autoperpetua, formato da una comunità di organismi viventi e dal loro ambiente non vivente. Secondo questa visione, gli organismi non alterano il proprio ambiente, ma semplicemente tutti i componenti vi si adattano, tranne uno, l’essere umano. Che cosa sta facendo alla terra? “Quella umana è l’unica specie che modifica il proprio ambiente”. La corretta visione di un ecosistema come il nostro, considera i due componenti del “biota” un sistema duplice, quello vivo e quello non vivo, come due forze interattive strettamente collegate, ognuna delle quali modella, in-fluenza e modifica l’altra. È normale che gli organismi viventi, oltre ad essere influenzati dal loro ambiente, lo possano modificare attivamente, ma lo possono fare in maniera simbiontica o concorrenziale, la famosa sana concorrenza dell’economista MONTI. 

L’ecosistema sta in equilibrio e sopravvive, perché i costituenti dell’ecosistema stanno in equilibrio adattandosi gli organi dell’ecosistema con l’allostasi (omeostasi o sistemi compensatori). Ognuno trova il suo posto, tranne l’uomo. È quindi chiaro che se l’uomo modifica l’ecosistema, gli altri elementi dell’ecosistema si adatte-ranno a questo, e i virus e batteri sono anch’essi organi dell’ecosistema tra l’altro precedenti all’uomo stesso.

L’umano è arrivato dopo, non ha capito l’ordine della natura, lo ha scambiato per disordine o caso, e si è messo a fare ordine, con tempi molto più rapidi dell’adattamento degli altri organi di Gaia, che piano piano stanno reagendo e l’uomo, non tutti, non se ne è accorto.

Tutti a cercare da dove nasce l’uomo, ma si dà per scontato che i batteri fossero presenti prima dell’uomo e dell’animale; non si sa nulla dei virus, che potrebbero addirittura essere più antichi dei batteri, a meno che i virus non siano reazioni ad azioni umane.

Si scoprono i batteri, si allestisce tutta una storia e si parla di infezioni, e poi, individuata anche l’esistenza dei virus si parla egualmente di infezione, ricordando che all’inizio si considerava il batterio direttamente responsabile dell’infezione, cosa non vera, sono sostanze da lui prodotte a generare la malattia, essendo un essere con vita propria che ha un metabolismo proprio. Può essere il virus un prodotto batterico? Magari derivato dalle tossine dei batteri stessi? O è una entità autonoma? E se non si autoriproduce, com’è possibile che esista se non deriva da qualcosa di altro? Domande, sono domande a cui tutti gli infettivologhi e virologi non hanno ancora dato una risposta ragionevolmente accettabile se non per fede e come assioma indimostrabile danno per assoluto che il virus sia una entità indi-pendente e autonoma ancorché “non viva”

In ogni caso, il virus, come può colpire l’essere vivente, può anche colpire i batteri? E quale componente e meccanismo del virus determina le alterazioni, le modi-fiche, i danni e le lesioni organiche fisiche e chimiche e biologiche dove arriva? O sono segnali magnetici a combinare lo sfacelo interferendo con la sintesi delle proteine da parte del DNA e RNA? Virologi, infettivologi, ma anche patologi e medici in genere, ma anche fisici, storici, e filosofi, dovrebbero mettersi insieme per vedere un po’ meglio quello che avviene, e per capire come funziona la natura e le sue leggi, e agire con più prudenza perché sino ad oggi è dimostrato che l’errore umano è ancora enorme come la sua presunzione e arroganza. Oltretutto è terribile che questi personaggi traggano conclusioni assolute partendo da dati statistici. Passiamo ai Batteri e all’ipotesi Mitocondriale: I batteri sono la forma di vita più diffusa sulla Terra; qualcuno che sicuramente non li ha contati uno per uno, stima che siano grosso modo cinquemila miliardi di miliardi di miliardi. Sono anche la forma di vita più antica, esistendo da 4 miliardi di anni, ma potrebbero essere preceduti dai virus e altre forme di vita di cui nulla sappiamo. Penso anche però che troppa gente dia i numeri oggi. Per le loro dimensioni microscopiche stimate in qualche millesimo di millimetro, ci siamo accorti della loro esistenza solo tre secoli fa. I batteri non sono animali, sono microrganismi. Un batterio è una cellula come una qualsiasi delle nostre cellule della pelle, del fegato, dei reni, del cuore, o del cervello; una qualsiasi tua cellula.  Ha solo qualche piccola differenza, come il non avere il nucleo, ha un cromosoma circolare e non lineare e un DNA altrettanto circolare, come quello dei mitocondri umani che resta immutato. Il DNA mitocondriale viene trasmesso dalla madre ed è sempre identico da una generazione all’altra. Non si sa come siano nati i batteri milioni di anni fa! Ad oggi non si ha ancora una ipotesi certa a questo interrogativo, e la risposta è molto complicata e non anco-ra del tutto confermata. Noi viviamo in simbiosi con i batteri, difatti alcuni sono dentro di noi o sopra di noi e portano dei benefici, per esempio, producendo vita-mine importanti, altri si trovano sulla nostra pelle e formano uno strato protettivo contro altri batteri potenzialmente nocivi. Come una qualsiasi cellula, si riprodu-cono duplicandosi, raddoppiano tutto quello che c’è al loro interno ingrandendosi, e poi avviene la divisione e la duplicazione come può avvenire al contrario, quando due bolle di sapone si toccano fondendosi in una unica bolla. L’esatto contrario.  Per la duplicazione la cellula introita materiale che trasforma per crescere, come anche noi cresciamo alimentandoci. Dio creò l’uomo dal fango per cui non creò, ma trasformò il fango in uomo, tolse una costa dall’uomo che trasformò in donna, obbedendo alla legge di conserva-zione della massa di Lavoisier, concetto che era presente ed era importantissimo nell’antica filosofia greca dei fisici pluralisti, “Nulla viene dal nulla” : nessun ele-mento nuovo può venire ad esistere dove prima non c’era nulla. La stessa enunciazione anche se in forma diversa, appartiene ad Empedocle, personaggio vissuto dal ca. 490 al 430 a.C. L’unione di elementi intesi in senso filosofico, e non come elemento chimico, determina la nascita delle cose e la loro separazione e anche la morte. Si tratta di apparenti nascite ed apparenti morti, dal momento che: «gli elementi a cui appartiene anche l’Essere, non si creano e non si distruggono, ma soltanto si trasforma-no.»  E questo è il primo principio della termodinamica, o principio di conservazione dell’energia, che senza dire nulla di nuovo, stabilisce che, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, ovvero che l’energia cambia di forma ma si conserva sempre, e anche nel nulla c’è qualcosa che ci sfugge ma c’è. Ma Dio con un comando verbale ha creato la terra; lo ha fatto con un comando verbale, per cui lo ha fatto con un suono, ed un suono è un fenomeno fisico. 

continua nel prossimo numero

 

Il suono non si propaga nel vuoto dove non c’è suono, ma non è escluso che ci sia qualcosa di altro perché nulla e vuoto non sono sinonimi, e quindi Dio ha creato la terra dove non c’era il vuoto, dove non avrebbe potuto emettere il comando verbale, che, essendo suono o fenomeno fisico, non è né oggetto, né magia, ma solo trasformazione dell’energia sonora, ed il grande “bang” non è altro che un  enorme rumore, per cui anche con San Pietro e con i fisici teorici del grande bang i con-ti tornano; alcuni guardavano e hanno visto chi faceva il bang, si spera con la bocca, ma visti i risultati si può’, pensare anche ad una enorme flatulenza e lo hanno chiamato Dio, Buddha, Visnù, Manitù o come gli passava per la mente, avendolo visto da parti diverse del mondo, e altri che erano voltati, hanno solo sentito il rumore e hanno descritto quel grande bang, e probabilmente, quando si girarono, non c’era più nessuno, perché chi lo aveva fatto, si era reso conto di aver combi-nato un gran casino. In ogni caso si parla di onda, di vibrazione, anche se l’onda poteva essere non un’onda come si vede disegnata, ma con la forma di una molla che, vista di lato, sembra un’onda, ma vista da dietro assomiglia proprio ad una molla con spire che possono voltare o a sx o a dx, per cui potremo avere molle de-strogire e levogire, e al CERN, da onde di diverso “verso” è stata creata, materia elementare, ovvero trasformando energia in particelle.

Torniamo ai “microbi” come li chiamavamo da piccoli; si possono riprodurre sia dentro che fuori l’organismo, basta che abbiano le sostanze nutritive per poter sopravvivere, o appunto da trasformare ricordandoci di GAIA, e degli organi del biotopo che cercano sempre di trovare l’equilibrio, e qui si deve citare ancora la fisica. Quando qualcosa altera l’equilibrio del biotopo accade quello che è descritto nella meccanica quantistica col nome di eccitazione, che è  la transizione, o meglio passaggio di un sistema ad uno stato quantico di maggiore energia, ovvero lo stato eccitato, partendo da uno stato di energia inferiore. 

Durante l’eccitazione il sistema cattura una quantità discreta di energia dall’ambiente, e questa potrebbe essere il fenomeno dell’infiammazione nel caso di insulto virale. 

Tornando alla fisica, gli stati eccitati hanno generalmente vita limitata, e il sistema decade e ritorna in uno stato energetico inferiore, spontaneamente, o per l’in-fluenza di fattori esterni,  e durante questo processo viene rilasciata la stessa quantità di energia accumulata durante l’eccitazione e, l’energia liberata, può essere restituita all’ambiente in vari modi, per esempio sotto forma di radiazione elettromagnetica, calore, vibrazione, moto e così via.

Lasciamo la fisica e ritorniamo alla biologia, in particolare microbiologia e gastroenterologia; alcuni batteri sono patogeni ed altri no per l’organismo umano, e non è detto che la patogenicità sia primaria, potendo essere anche acquisita, ovvero saprofiti che diventano patogeni per adattamento ad un cambio ambientale, e non è neppure detto che questi siano patogeni per l’intero biotipo; anche per i virus questo discorso è facilmente adattabile e logico.

Il batterio, ed anche il virus, può generare danni o meno, in conseguenza di ciò che accade intorno a lui, ovvero se si rompe un equilibrio ambientale tra i costituen-ti gli organi di GAIA.

Questo è noto ai gastroenterologi da tempo quando, per infezioni tonsillari o altro, si prescrivevano antibiotici che alteravano la flora batterica che doveva quindi essere ricostituita, o anche i famosi ricostituenti, più in generale, che si prescrivevano per la convalescenza anni fa, quando si veniva dimessi dall’ospedale, quando ancora ti ci ricoveravano.

Dato che nel nostro intestino ci sono chili e chili di batteri, è facile che ci siano anche virus, magari contenuti in batteri che possono fare danni in conseguenza del-la nostra alimentazione.

Oltre a poter essere contenuti in batteri, noti sono i virus Cavallo di Troia, che contengono virus apparentemente innocui che poi escono dal cavallo e generano i danni, e questo ricordando che il cavallo di troia venne costruito da Ulisse, e forse ci sono ancora novelli Ulisse che costruiscono cavalli di troia, batteri di troia, virus di troia, essendo loro stessi figli di ITACA (licenza poetica).

Forse dovremmo fare un pochino più attenzione all’alimentazione, stando attenti a non creare ambienti interni a noi dove i nostri saprofiti, adattandosi ad un am-biente ostile, per difendersi da quell’ambiente si possano trasformare, per legittima difesa, in patogeni.

Inizialmente si pensava ad una azione diretta patogena del batterio, poi si scoprì che la patogenicità dipendeva da differenti forme di tossine che potevano agire a diversi livelli, e questo anche per i virus che manifestano la loro azione velenosa con le proteine che contengono, e che possono agire a diversi livelli con tropismi specifici ed aspecifici e con effetti anche differenti. Anche le tossine batteriche sono proteine. Queste stesse proteine batteriche o virali, sono le stesse che poi de-vono vedersela col sistema immunocompetente dell’organismo aggredito, sia del sistema innato, sia quello che ha a che fare con le vaccinazioni e che deriva dalla memorizzazione dei dati dell’agente patogeno su cui costruisce gli antigeni che sono altre proteine, tutte proteine, che sono l’argomento che mi sta a cuore e che è alla base della mia tesi descritta nelle relazioni di biofisica applicata alla terapia medica. Le tossine che poi, sono proteine, possono avere un effetto neurotossico, agendo direttamente sul neurone o sulle sinapsi in senso inibente e quindi determinante paralisi, o stimolante con effetti convulsivi, come accade per il tetano, un effetto emotossico, quando agiscono sul sangue determinando la distruzione di alcuni elementi figurati come i globuli rossi, o alterando i sistemi di coagulazione del sangue,  come avviene per il Sars-CoV-2, o citotossico quando l’azione è rivolta direttamente alla cellula; anche le proteine virali hanno le stesse potenzialità, ed una ipotesi fantasiosa potrebbe essere che i batteri siano gli antichi progenitori dei virus su cui l’anaerobiosi o l’aerobiosi sono ininfluenti perché i virus non hanno vita propria, e non si duplicano autonomamente, ma si replicano solo dentro le cellule, o meglio, sono replicati dalle cellule, sempre trasformando qualche cosa senza creare nulla. 

Potrebbero essere una evoluzione delle esotossine, che si ritrovano negli estratti cellulari e nel terreno di coltura; sono come detto di natura proteica e la loro carat-teristica principale è che hanno profili d’azione molto differenziati. Da tenere a mente ancora che compito principale del DNA è far sintetizzare le proteine.

La teoria dell’endosimbiosi dal greco, dentro e insieme e vita ovvero, letteralmente “vita-insieme-dentro”. Già solo nel termine sono presenti tutti gli elementi che descrivono le caratteristiche principali di questo particolare tipo di relazione che si può instaurare tra organismi. Si tratta infatti della convivenza tra due specie di cui una vive all’interno dell’altra senza arrecare danno. Lo scopo di questa particolare interazione ovviamente è, per entrambe le specie coinvolte, quello di ottene-re vantaggi in termini di sopravvivenza. Le cellule eucariotiche per come le conosciamo presentano una complessità strutturale dovuta alla presenza di numerosi organelli che svolgono le più differenti funzioni per il mantenimento della vita.

Le prime cellule procariotiche da cui derivarono le cellule eucariotiche, erano organismi viventi senza nucleo cellulare e rappresentano i primi organismi cellulari comparsi sulla terra circa 3,7 miliardi di anni fa, un miliardo di anni dopo la formazione della terra, che si ipotizza si siano originati da protocellule che non erano altro che aggregazioni di diverse biomolecole ambientali; i procarioti appartengono a due regni separati, i batteri o eubatteri e l’archea o archeobatteri. Questa cel-lula procariotica poteva avere forma sferica o a bastoncello o a spirale allungata o a filamento. Anche qui esiste una membrana cellulare che si colora diversamente alla colorazione di GRAM, positivi o negativi che protegge e può essere rivestita da polisaccaridi e proteine, sempre proteine. La capsula proteica è quella che de-termina l’adesione cellulare al substrato, ed è coinvolta nella formazione di spore, coinvolte nei meccanismi di virulenza verso gli altri organismi. Nella parete cellulare ci sono tutte le funzioni, trasporto e assorbimento dei nutrienti, respirazione e eventualmente effetto fotosintetico e anche di movimento.

Secondo la teoria dell’endosimbiosi, le attuali cellule eucariotiche piene zeppe di organelli come per esempio mitocondri o cloroplasti, si sono formate grazie all’unione di cellule più semplici, i batteri simbionti, in grado di svolgere da soli alcune funzioni peculiari, come estrarre energia dai composti organici attraverso meccanismi di respirazione aerobica.  Questa funzione non era propria di quelle cellule eucariotiche “primitive” che venne acquisita più di 1,2 miliardi di anni fa, dopo aver inglobato i suddetti batteri aerobi. Ovviamente non tutti i batteri resistettero alla digestione messa in atto dalle cellule che li avevano inglobati, ma quelli che sopravvissero godettero dei vantaggi di vivere in un ambiente protetto e ricco di nutrienti (l’interno della cellula); sembra che questo derivi dalla comparsa dell’ossigeno sulla terra per cui le cellule anaerobiche e i batteri anaerobi, si sarebbero estinti per cui la migrazione di uno dentro l’altro, diede origine alla funzio-ne e respirazione aerobica con comparsa di energia, il ciclo di Krebs. 

Queste condizioni fecero sì che col tempo gli stessi batteri divennero completamente dipendenti dalla cellula che li aveva inglobati; analogamente quest’ultima otteneva in cambio una fornitura extra di energia attraverso i processi di produzione di ATP propri della respirazione. Un grosso vantaggio evolutivo per entrambi. Analogamente, l’introduzione di un batterio fototrofo ossigenico, capace cioè di convertire l’energia solare in energia chimica producendo ossigeno gassoso, ha conferito proprietà fotosintetiche a una primitiva cellula eucariotica. Negli anni ‘80 la biologa americana Lynn Margulis la stessa della Teoria di Gaia, propose questa teoria, che spiega l’origine di organelli come i mitocondri e i cloroplasti all’interno della cellula eucariotica. Tale teoria è ritenuta attendibile anche grazie a importanti conferme sperimentali riguardanti i due organelli, come ad esempio la presenza del materiale genetico proprio al loro interno, in forme circolari di DNA (tipiche dei procarioti), la presenza sulle membrane dei ribosomi di tipo procariotico con sequenze di RNA specifiche di alcuni batteri; il DNA è in grado di auto replicarsi ed essi si dividono indipendentmente dalla cellula; entrambi sono circondati da due membrane, la più interna delle quali mostra una composizione simile a quella di una membrana cellulare procariotica; entrambi gli organelli subiscono inibizione delle loro funzioni se trattati con gli stessi antibiotici che inibiscono (in vivo) la funzionalità dei batteri. E questo potrebbe anche essere valido per i virus o no? 

Ci sarebbe quindi una simbiosi alle radici dell’albero della vita, e mi chiedo se, Tarro, Montagnier e il Dr. Shiva hanno nozione di questo, e se la considerano nell’ambito delle loro ricerche, anche in rapporto all’utilità e alla dannosità dei vaccini. Chiaramente non lo chiedo a Bassetti, Galli, Burioni, Zangrillo e compagni di merende per non metterli in difficoltà.

La classificazione dei virus è il processo attraverso cui i virus vengono denominati ed inseriti in un sistema tassonomico. Similmente al sistema di classificazione utilizzato per gli organismi cellulari, la classificazione dei virus è soggetta a dibattito continuo. Ciò è dovuto principalmente alla natura incerta dei virus, che non sono stati definitivamente classificati né come organismi viventi né come non viventi. Per questo, non rientrano adeguatamente nella classificazione biologica uti-lizzata per gli organismi cellulari. I virus sono classificati principalmente in base a caratteristiche fenotipiche, quali morfologia, tipo di acido nucleico, modo di replicazione, organismo ospite e patologia. Sono due i principali schemi attualmente in uso per la classificazione dei virus, il sistema dell’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) e la Classificazione di Baltimore. Ma anche per i virus le proteine sono importanti, sia per i virus vestiti che quelli nudi, con o senza capside o capsula. Conclusioni: virus e batteri, esseri umani, animali e piante e il resto della materia, fanno parte di Gaia…. nulla si può distruggere ed è chia-ro che tutto si può trasformare in qualcosa di altro. Il vaccino non distrugge il virus, ma lo fa trasformare in qualcosa che immediatamente non nuoce più, ma il virus o quello che resta, è chiaro che si trasforma, anche se magari in tempi non immediati, ma nemmeno tanto biblici, e come esempio possiamo vedere quello che accade nell’influenza, e tutte le volte abbiamo sempre più virus influenzali che girano, molteplici e persistenti anche nelle forme precedenti, con maggiore poten-ziale di penetrazione e di dannosità anche a livelli pluriorganici, considerando anche che ad un certo punto comparvero anche i prioni, e quindi un’altra derivazio-ne, direttamente le proteine che possono generare patologie gravi come la encefalopatia spongiforme bovina BSE, ossia Bovine Spongiform Encephalopathy. I Prioni non hanno RNA e nemmeno DNA e sono pure proteine normalmente presenti nell’organismo, ma solo deformate e il fenomeno è conosciuto come Isomeria conformazionale.

Cosa voglio cercare di ipotizzare con questo?

I batteri con gli antibiotici, nel tempo hanno creato le resistenze batteriche, e oggi si tende a usarne meno perché non funzionano più, e infezioni batteriche oggi, non riescono più ad essere sconfitte con quel tipo di farmaco, e con i vaccini otteniamo che i virus modificano la loro struttura antigenica, per cui abbiamo sempre più virus, sempre più virulenti, con prioni, virus Cavallo di Troia, virus nudi, e se quando i virus erano in numero inferiore, la guerra si poteva vincere con i vacci-ni, oggi forse siamo arrivati alla stessa fase degli antibiotici in cui la c’è resistenza, qui invece, creazione di sempre nuovi ceppi, sempre più pericolosi. 

Forse occorre ritrovare una condizione nuova di equilibrio dovendo convivere con questi virus, magari studiando qualcosa che, quando ci attaccano ci difenda im-pedendo loro di ricorrere a mutazioni.

Essendo le proteine il fil rouge, penso che l’unica soluzione, sia intervenire sulle proteine e oggi e anche ieri, avevamo l’ozono attivo sui batteri e sui virus perché denatura le proteine agendo già sul capside e anche sulle proteine interne dei virus. O gli ionizzatori a ioni negativi, che possono disarmare la proteina spike che altri non è che malloppo di positivi.

Perché non questa strada insistendo sempre con questi vaccini, correndo inoltre il rischio di creare nuovi ceppi virali ancora più pericolosi di quelli esistenti che poi sfuggono e uccidono? Sembra che con questa scorsa spasmodica, dettata anche da interessi commerciali, si sia dato il via ad una escalation verso nuovi virus e sempre più nocivi, specie se è l’uomo a crearli, magari solo per creare nuovi vaccini.

Lo stesso accade in un altro biotipo economico, e dato che la metafora è facilissima, lo sconquasso degli equilibri deriva esclusivamente da un concetto che è alla base degli studi di economia e commercio di cui il caro Mario Monti, si illumina, la “sana concorrenza” …. Che vista nell’ottica della ipotesi Gaia, è malattia gra-vissima in quanto sconquassa gli equilibri dei biotipi i cui organelli sono gli stati che, per permettere la sopravvivenza, devono lavorare in simbiosi e non in con-correnza.

Tornando all’argomento iniziale sostengo che il vero scienziato deve essere un filosofo che deve conoscere la biologia la fisica la medicina, la storia che, se non conosce, può andarsela a rivedere.

La scienza è una e le sotto scienze non sono molte, le altre, quelle inventate dall’uomo non sono scienze, ma pseudo scienze spacciate per scienze per poter dire che abbiamo ancora degli scienziati utilizzate dal potere per farci digerire verità inventate, e di filosofi oggi, forse non ce ne sono più; l’ultimo che ho conosciuto forse era Emilio Del Giudice……pace all’anima sua…e nostra se non invertiamo rotta…. gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare, lo disse Bartali, ma anche Maiorana disse che la fisica era su una strada sbagliata, ed io che non sono Bartali e tanto meno Maiorana, dico che oggi è la medicina in preda alla crisi delle scienze esasperata al massimo, ad essere su una strada sbagliata.

 

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