Sette anni di carcere per chi occupa casa abusivamente
Il Parlamento italiano ha approvato il 634-bis, inserito nell’articolo 10 del Decreto Sicurezza: una norma che introduce, in parte riformulandola, la fattispecie di reato di occupazione abusiva di immobili. L’articolo recita: “Chiunque, mediante violenza o minaccia, occupa o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui o sue pertinenze, ovvero impedisce il rientro nel medesimo immobile del proprietario o di colui che lo detiene legittimamente, è punito con la reclusione da due a sette anni”. La pena si estende a chiunque si appropri di un immobile altrui con artifizi o raggiri – ovvero ceda ad altri – l’immobile occupato.
La casa diventa un campo di battaglia
Il fenomeno delle occupazioni abusive ha assunto proporzioni rilevanti nelle grandi città italiane. Milano, Roma, Torino, Bologna: quartieri dove edifici vuoti sono occupati da famiglie senza tetto, da stranieri in cerca di un rifugio, da organizzazioni che trasformano gli stabili abbandonati in centri sociali, ma anche appartamenti privati che si trasformano in fortini inespugnabili. Secondo le stime delle forze dell’ordine, solo a Roma ci sarebbero oltre mille immobili occupati illegalmente, spesso per anni, mentre i legittimi proprietari si consumano tra avvocati e tribunali. Il processo di sgombero può durare tre o quattro anni, durante i quali il proprietario non può entrare in casa sua, non può affittarla, né venderla.
La legge fa discutere
Il testo della normativa si focalizza sui casi di coercizione, i cui confini però sono vaghi. È facile immaginare chi verrà colpito da una manovra di questo genere: quella sempre più ampia fetta di popolazione, in parte rappresentata da persone straniere e razzializzate, che lotta da anni contro il dramma degli alloggi.
I sostenitori della legge sottolineano l’urgenza di tutelare i proprietari con strumenti rapidi ed efficaci, mentre i critici temono che la norma colpisca indiscriminatamente, senza distinguere chi occupa per speculare da chi lo fa perché non ha alternative.
occupazione abusiva di immobili: le voci contrarie
Associazioni per il diritto all’abitare, movimenti sociali e avvocati specializzati in diritto civile sollevano più di un dubbio. In Italia ci sono migliaia di persone senza casa: famiglie con bambini che dormono in auto, anziani sfrattati senza dove andare.
Il dibattito si inasprisce quando entra in gioco il patrimonio di immobili vuoti: secondo alcune stime, in Italia sarebbero oltre sette milioni le abitazioni sfitte, di proprietà di banche, fondi immobiliari e grandi società. È giusto punire con sette anni di carcere chi occupa un appartamento abbandonato da decenni? E chi garantisce che la norma non verrà applicata in modo selettivo, in un Paese dove i processi si trascinano per anni?
Il problema delle politiche abitative
Il vero nodo, secondo molti osservatori, resta la mancanza di politiche abitative serie. In Italia si costruiscono sempre meno case popolari, gli affitti nelle grandi città sono diventati insostenibili per i redditi medio-bassi e i contributi statali sono ridotti al minimo. I dati Istat parlano chiaro: oltre due milioni di famiglie vivono in condizioni di disagio abitativo, e le liste d’attesa per le case popolari superano i dieci anni in molte città.
Alcuni Paesi europei hanno imboccato strade diverse: l’Olanda regolamenta l’uso temporaneo degli immobili vuoti da più di un anno, la Germania impone multe salate a chi lascia sfitti gli appartamenti, la Francia prevede requisizioni temporanee nelle zone ad alta tensione abitativa. Modelli che tentano di bilanciare proprietà privata e diritto all’abitare – un equilibrio che la nuova legge italiana sembra, per ora, trascurare.
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