Sicurezza, Calderone: “Il Decreto darà molti frutti”
L'intervista all'azzurro da pochi giorni vicepresidente della Commissione Giustizia
Tommaso Calderone, da pochi giorni vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, è un avvocato penalista: la visione dell’azzurro circa l’approvato Decreto Sicurezza, quindi, non esclusivamente politica.
Il commento immediato dell’azzurro Calderone
“Un decreto che darà tanti frutti”.
Il suo intervento a Montecitorio, lo specchio della determinazione dell’intero centrodestra su un tema prioritario per la maggioranza?
“Sì, l’esigenza principale è la sicurezza dei cittadini. Di questo ci siamo occupati, superando ogni polemica interlocuzione delle opposizioni. Servivano norme, di norme è costituito il decreto. Come azzurri, tenendo fede al nostro faro, il garantismo che non è intermittente come le le luci di Natale che talvolta si accendono sui banchi della sinistra. Un garantismo che può essere efficacemente coniugato con la sicurezza, per un processo giusto e severo a carico di chi delinque, con tutte le indispensabili regole. Essere garantisti non significa reclamare l’impunità dei cittadini italiani. Fare confusione tra sicurezza e garantismo è inaccettabile”.
Un impianto normativo che avete continuamente affinato…
“Certo, perché ce n’è bisogno e torneremo a farlo, come ho ribadito in Aula, ogni volta che sarà necessario”.
A Montecitorio ha voluto puntualizzare che il contrasto delle opposizioni al provvedimento fosse alimentato solo da un intento polemico.
“In questi giorni ho sentito parlare pochissimo, quasi niente, delle norme che caratterizzano questo decreto. La propaganda è una cosa, le norme e la sicurezza sono un’altra cosa. Sono stati bravi i colleghi dell’opposizione a parlare di tutto, di massimi sistemi, di grandi temi. Ma non hanno detto una sola parola, o pochissimo, sulle norme che caratterizzano questo provvedimento legislativo”.
Le baby gang
L’emergenza sicurezza è un problema che travalica le metropoli, ormai anche i centri medi sono colpiti da baby gang e maranza.
“E’ una piaga nazionale. E oltre alla prevenzione, ci vogliono anche delle norme che devono avere una funzione special-preventiva. Per esempio la norma sui coltelli è importante. Perché non c’è nessuna ragione, o quantomeno non c’è un giustificato motivo, perché un ragazzo esca di casa con un coltello. Tant’è che è stata prevista anche una norma che prevede che ci siano delle sanzioni amministrative per chi vende i coltelli ai minori. E poi la sospensione della patente e abilitazioni professionali limitate. Non stiamo facendo nulla di strano. Bisogna intervenire con l’inasprimento degli interventi per evitare il peggio”.
La sicurezza integrata
La sicurezza ormai, si intende ovunque come integrata. Oltre le norme e le forze dell’ordine, serve l’intervento di altri attori sociali sui territori?
“Assolutamente sì. È chiaro che la sicurezza passa anche da una buona educazione familiare. La sicurezza passa anche dall’istruzione, dalla cultura, dall’associazionismo. In questo quadro, per fenomeni che abbiamo ripetutamente verificato essere gravissimi, serve anche un inasprimento delle sanzioni”.
E servono risorse, altri agenti nelle strade…
“Sì, il decreto lo prevede”.
Le polemiche
Cosa risponde a chi ha alimentato la polemica sullo spinello, un argomento buono per finire nelle cronache tv?
“Ho chiesto in Aula alle opposizioni se hanno letto le norme. Perché delle due, l’una. O non hanno letto le norme o non le hanno capite, tertium non datur. Ho dovuto loro ricordare che la lieve entità non può essere applicata sempre per lo spinello, quando le condotte vengono poste in essere – ho letto testualmente – “in modo continuativo e abituale”. Vuol dire che chi ha dieci chili di droga nascosta in campagna ed esce con lo spinello – e il giudice se ne accorge – non può invocare la lieve entità e va punito”.
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