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Economia

Mps, Generali e gli altri: dal risiko al grande gioco della finanza

Il duello per l'insurbanking, la nascita del terzo polo bancario: tutte le suggestioni passano da Generali

di Cristiana Flaminio -


Il risiko bancario è finito, è iniziato adesso il Grande Gioco della finanza italiana. La partita è aperta, altro che chiacchiere. Chi crede che sia già finita, non c’ha capito granché: la mossa di Unicredit in Generali apre una fase nuova del risiko bancario. Se preferite, si tratta di un momento potenzialmente costitutivo dei (nuovi?) assetti di potere nei salotti buoni della finanza italiana. E non è stato mica un caso se, ieri mattina, Monte dei Paschi di Siena s’è trovata a dover smentire le indiscrezioni lanciate dal Financial Times. La banca senese, a differenza di quanto riportato dal quotidiano economico e finanziario londinese, non è intenzionata a cedere quote di Generali. Allo stato attuale, Rocca Salimbeni è il primo azionista di Mogliano Veneto con poco più del 13 per cento del capitale sociale.

Il grande gioco della finanza italiana

Un’eredità che arriva a Luigi Lovaglio dall’offensiva, riuscita, che ha portato Siena a conquistare Mediobanca. E che Mps ha intenzione di giocarsi bene. Anzi no, meglio. Il Ft aveva riferito di essersi confrontato con ben cinque fonti, tutte concordi nel dire che Lovaglio avrebbe voluto cedere le quote, raggranellando così i 7,4 miliardi di euro utili per lanciare la scalata a Banco Bpm. La stessa banca che, votandolo, ha sostanzialmente ribaltato tutti i pronostici della vigilia riportando lo stesso Lovaglio ai vertici della banca senese. Ma l’idea sarebbe, così come la riporta il quotidiano londinese, a dir poco golosa: cedere Generali per lanciarsi in un’avventura bancaria senza precedenti, costituendo così una sorta di terzo (e concorrenziale anche sotto il profilo dei numeri) polo bancario in grado di sfilare i Big Two del mercato italiano. Ossia Unicredit e Intesa San Paolo. Gli stessi “indiziati” dal Ft come papabili all’acquisto delle azioni di Mogliano Veneto.

Il ruolo di Unicredit e Intesa

Sarebbero, dunque, proprio loro a lanciarsi in una guerra che servirà alla creazione (tanto osteggiata finora…) del terzo polo bancario, idea da sempre carissima al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ne avrebbe in cambio, chi uscirebbe vincitore dal duello (ammesso e non concesso che lo ingaggeranno davvero), l’occasione unica di costituire un polo di insurbanking tutto italiano. Dai numeri, questi sì, a dir poco colossali. Un progetto, tutto italiano questa volta, molto simile a quello avviato (e poi saltato) dai francesi della banca d’affari Naxitis. Lo scenario così tracciato appare davvero avvincente. Un’operazione su cui l’unico vincitore sarebbe proprio Giorgetti capace di rispondere in maniera tutta italiana alla pressante richiesta europea di creare poli e fusioni di caratura sempre più globale. Attenzione, però. Perché i miliardi non sono bruscolini. Nemmeno per le banche che già si fregano le mani al pensiero che, da qui a qualche giorno, la Bce potrebbe aumentare ulteriormente il costo del denaro per fronteggiare (almeno in teoria) lo spettro dell’inflazione che insorgerebbe dallo choc energetico causato dalle strozzature derivanti dai torbidi di Hormuz e dalla guerra in Medio Oriente.

Mps smentisce: può fare altro?

Ma per il momento, Mps smentisce. Sia chiaro, non potrebbe fare altrimenti. Lovaglio, già da tempo, sta tenendo un atteggiamento molto conservativo su Generali. Già durante l’assemblea di Rocca Salimbeni aveva confermato il giudizio “nice to have”. In fondo, è comunque avere in mano il pallino del Grande gioco della finanza italiana. La risposta di Siena al Financial Times è stata dunque netta. Al momento non c’è alcuna ipotesi di vendita. Non se ne parla proprio. E di sicuro non se ne parla adesso che la maggioranza di Plt Holding ha appena portato a termine l’azzeramento dell’ex maggioranza nei gangli interni del Cda. Altro che presidenza di garanzia, nessuna mano tesa alla minoranza: oltre ad aver eletto Cesare Bivoni alla presidenza, Lovaglio e i suoi hanno ottenuto pure l’en plein delle vicepresidenze. Che sono andate a Flavia Mazzarella e Carlo Corradini, anch’essi eletti nella lista di maggioranza dell’imprenditore Tortora.

Adesso che è arrivato il fine settimana, è tempo di riposarsi e di ritemprarsi. Le prossime saranno durissime. Si lavorerà tanto, e in sordina, per i nuovi assetti e gli equilibri che verranno. Sarà interessante comprendere le contromosse che arriveranno. Specialmente da parte dell’universo Caltagirone. L’alleanza con Delfin, che sembrava granitica, ora appare un ricordo del passato. Unicredit ha fatto una mossa importante in Generali e ambisce a crescere ulteriormente in quello che ha bollato come un mero “investimento finanziario”. Sperando che qualcuno ci credesse sul serio. Sullo sfondo resta Intesa. In mezzo c’è Mps. Altro che risiko. Quello è finito. Ora è (ri)cominciato il Grande Gioco della finanza italiana.


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