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Sport e benessere: come è cambiata l’Italia in dieci anni

di Laura Tecce -


Sport e benessere: come è cambiata l’Italia in dieci anni

Nell’arco di un decennio, dal 2015 al 2024, l’approccio degli italiani all’attività fisica ha vissuto una trasformazione profonda e strutturale, un cambiamento culturale che va ben oltre la semplice pratica sportiva.

In cima alla classifica delle discipline più diffuse, secondo i dati dell’indagine Istat 2024 “La pratica sportiva in Italia”, figurano ginnastica, aerobica, fitness e cultura fisica: oltre sette milioni di persone hanno scelto di investire tempo ed energie in un lifestyle improntato al benessere, a dimostrazione di quanto la cura del corpo sia ormai diventata parte integrante della quotidianità. In termini percentuali, si tratta del 33% della popolazione sportiva, contro il 25% registrato nel 2015: un balzo di quasi otto punti che conferma il boom delle iscrizioni in palestra, ma anche il successo delle lezioni online e del fitness digitale, strumenti esplosi durante la pandemia e rimasti oggi una valida alternativa per chi preferisce allenarsi a casa o in autonomia.

Subito dietro, si collocano gli sport con palla e racchetta, che oggi rappresentano l’8,5% del totale con una crescita del 2,8%. Qui a fare la differenza è soprattutto il padel, disciplina relativamente nuova in Italia ma diffusasi con una rapidità impressionante. La sua facilità di apprendimento, i costi accessibili e la dimensione fortemente orientata alla socialità lo hanno reso un punto di riferimento per migliaia di appassionati, dalle grandi città ai piccoli centri. Accanto a questo fenomeno resta solido il tennis, trainato anche dai risultati eccezionali di Jannik Sinner e Jasmine Paolini: grazie alle loro imprese, uno sport spesso percepito come elitario, è riuscito a conquistare un pubblico più ampio, favorendo un aumento delle iscrizioni ai circoli e riportando entusiasmo attorno ai tornei internazionali.

Sul podio, al terzo posto, si trovano gli sport invernali su ghiaccio e di montagna, che interessano circa l’11% degli sportivi, pari a oltre due milioni di persone. Un ritorno ai livelli dei primi anni Duemila, spintio in particolare dal trekking: oggi praticato dal 4% della popolazione, contro l’1,6% del 2015. Un incremento che non sorprende se si considera la crescente sensibilità verso natura, cammino e sostenibilità.

Al quarto posto si confermano atletica leggera, footing e jogging, con il 18,3% dei praticanti, in crescita rispetto al 16,8% del 2015. La corsa resta lo sport democratico per eccellenza: accessibile, economica, praticabile ovunque, dal parco cittadino al lungomare. La pandemia, che ha spinto milioni di persone all’aria aperta, ha lasciato in eredità la voglia di mantenere viva questa abitudine salutare.

In crescita costante anche arti marziali e sport da combattimento, passati dal 4,4% al 5,8%. Non solo agonismo, ma anche disciplina, difesa personale e ricerca di equilibrio interiore: valori che intercettano l’interesse delle nuove generazioni. Il quadro complessivo tracciato dall’Istat racconta un’Italia sempre più attenta al benessere psicofisico e alla dimensione esperienziale dello sport: non più percepito soltanto come agonismo, ma come stile di vita che unisce cura di sé, relazioni sociali e passione.


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