Taeg, ovvero per favore non dite a madame Lagarde che gli italiani pagano già più del dovuto sui mutui e senza che la Bce abbia dovuto annunciare nuovi aumenti del costo del denaro. La Banca d’Italia ha comunicato ieri che il Taeg, il tasso annuale effettivo globale che grava sui prestiti concessi alle famiglie, sia per il credito al consumo che per l’acquisto di abitazioni, è salito.
Mutui e Taeg, tutti i numeri di Bankitalia
Nel primo caso, ha superato il 10 per cento, passando dal 9,97% di dicembre scorso al 10,19% di gennaio. Per quanto riguarda, invece, i mutui immobiliari il Taeg è salito al 3,87% annuo a fronte del 3,81% che si era registrato alla fine del 2025. L’analisi dei dati costringe a prendere in considerazione che l’andamento è al rialzo per entrambe le tipologie di credito. Ma se il credito al consumo, nel corso del 2025, aveva sempre riportato tassi annui effettivi globali superiori al 10%, cedendo solo a dicembre sotto la soglia della doppia cifra, per quanto afferisce ai mutui s’è assistito a un lento, ma costante, aumento del tasso. Il 2025 era cominciato con il Taeg a 3,50%. Un anno dopo la salita del tasso è stata pari a poco meno dello 0,4%. Che in termini di trend sembra poco ma che, se poi si traducono le percentuali in realtà, si rivela un esborso aggiuntivo.
Perché i tassi aumentano?
Alla base di queste oscillazioni ci sarebbero i mutui a tasso variabile che continuano a rappresentare una quota importante dei prestiti concessi alle famiglie. E che risentono, chiaramente, dell’andamento dei mercati. Se è vero che la Bce non ha ritoccato il costo del denaro, lo è altrettanto il fatto che, negli effetti, non fare nulla s’è tradotto in una sorta di aggravio dei tassi stessi. Che, oggi, pagano i cittadini. Su questa situazione si alza la voce dei consumatori dell’Unc secondo cui, dall’agosto 2024 a oggi, non è mai costato così tanto comprare una nuova abitazione.
Le cifre sui prestiti
Nel report si legge inoltre che i prestiti concessi sono, però, aumentati del 2,2% (trend annuale) rispetto al 2% stimato a dicembre. A trascinare la crescita solo le famiglie, la cui “quota” di prestiti cresce, come a dicembre, del 2,5%. Mentre per le società non finanziarie l’aumento è stato più limitato e in decrescita leggerissima rispetto al mese precedente (+1,7% rispetto al +1,8%).