L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

La meritocrazia non è morta, Taffo docet.

Quando l’ironia diventa metodo e un’impresa funebre insegna ai brand come si conquista lo spazio pubblico.

di Andrea Fiore -


A volte basta un cartellone per capire che qualcosa, nel modo in cui parliamo della morte, si è incrinato. Non è un filosofo, non è un ministro, non è un prete: è Taffo. Una frase secca, una bara che sembra un oggetto d’arredo, un’ironia che non consola ma apre una fessura. E in quella fessura entra aria nuova, un po’ fredda, un po’ liberatoria.

La cosa sorprendente è che non c’è nulla di complicato. Taffo usa parole semplici, quasi quotidiane, come se la morte fosse un argomento da affrontare al bar, non in una sala d’attesa. È questo che spiazza: la normalità. La morte che smette di essere un altare e diventa una conversazione. Totò l’aveva detto con una grazia che ancora ci commuove: “’A morte è una livella”. Loro lo ripetono senza poesia, ma con la stessa verità. E forse è proprio questo che funziona.

Un gesto politico

Da un lato sembra un gioco, una battuta ben piazzata. Dall’altro è un gesto politico, anche se nessuno lo dichiara. Perché quando un’impresa funebre riesce a dire ciò che istituzioni e media non riescono più a dire, significa che lo spazio del discorso si è spostato. Non è Taffo che invade: sono gli altri che hanno lasciato vuoto. E allora l’ironia diventa un modo per parlare di fragilità, di limiti, di uguaglianza, senza farla pesare.

C’è poi la prospettiva più umana, quella che arriva quando smetti di ridere e ti accorgi che la battuta ti è rimasta addosso. Perché Taffo non ti ricorda che morirai — quello lo sappiamo già. Ti ricorda che non sappiamo più parlarne. Che ci nascondiamo dietro formule, cerimonie, silenzi. E che forse un po’ di leggerezza non è mancanza di rispetto, ma un modo per tornare a guardare le cose in faccia.

Lo stile De Curtis

Alla fine, Taffo fa quello che faceva Totò: mette tutti sullo stesso piano. Solo che invece di un sonetto usa un meme. E in questo scarto, in questa semplicità che non semplifica, c’è la forza del loro linguaggio. Un linguaggio che non pretende di insegnare nulla, ma che riesce comunque a farci pensare. Anche solo per un attimo, mentre aspettiamo che scatti il verde.


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