Il 2026 deve essere l’anno della svolta digitale per le tlc in Italia. Lo ha sottolineato Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel, durante la conferenza conclusiva del progetto Restart “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, ribadendo che senza una piena sostenibilità industriale ed economica delle Tlc non è possibile garantire crescita, innovazione e competitività digitale per il Paese.
Le telecomunicazioni, ha spiegato Di Raimondo, rappresentano l’abilitatore centrale del futuro digitale e la loro salute finanziaria e strutturale è decisiva per l’intera economia italiana.
Tra paradossi di mercato e crescita dei traffici digitali
Il settore delle telecomunicazioni sta vivendo una delle fasi più delicate della sua storia.
Da una parte, il traffico sulle reti fisse e mobili cresce in modo esponenziale, trainato dalla digitalizzazione e dall’arrivo dell’intelligenza artificiale. Dall’altra, i ricavi del settore, compressi da oltre quattordici anni, sono diminuiti di oltre un terzo. Un paradosso che rischia di indebolire il motore stesso della digitalizzazione italiana, frenando investimenti e sviluppo infrastrutturale.
Secondo Di Raimondo, il 2026 deve rappresentare un momento di riequilibrio tra crescita dei servizi digitali e sostenibilità economica delle imprese Tlc.
Il rinnovo del Contratto nazionale delle Tlc e la visione di lungo periodo
Un passaggio centrale della conferenza, per il rinnovo del Contratto nazionale delle Tlc, che adotta un approccio di sistema e definisce una prospettiva strutturata per lo sviluppo futuro del settore.
Per Di Raimondo, questo rappresenta un segnale di maturità e responsabilità: il settore sceglie di governare il cambiamento con una visione condivisa e orientata al lungo periodo, superando la logica delle soluzioni emergenziali e puntando su regole chiare, eque e moderne a livello nazionale ed europeo.
I punti chiave
Tra i punti chiave individuati da Asstel ci sono la necessità di garantire regole uniformi per tutti, attrarre investimenti sostenibili, sviluppare infrastrutture digitali veloci, diffuse e sicure in tutto il Paese, assicurare un’allocazione non onerosa delle frequenze, energie a costi competitivi e politiche industriali coerenti anche per call center e filiera TLC.
La crescita del settore, ha ricordato Di Raimondo, passa dalle infrastrutture e dalla capacità di creare condizioni economiche favorevoli agli operatori, bilanciando efficacemente competitività e innovazione.
Un altro nodo centrale, le competenze. Secondo Asstel, oltre il 60% delle imprese segnala difficoltà nel reperire profili STEM adeguati, evidenziando un disallineamento strutturale tra domanda e offerta di lavoro.
Per rispondere a questa criticità, le aziende adottano un doppio approccio: ricerca di nuove professionalità sul mercato esterno e forte investimento nella formazione interna, con percorsi tesi al consolidamento e all’accrescimento delle competenze delle persone che operano nel settore Tlc.
Fondamentale è il dialogo con il mondo dell’Education e i sistemi di formazione professionale, attraverso protocolli nazionali e locali che hanno già dimostrato efficacia nell’inserimento lavorativo.
In particolare, le competenze legate a cybersecurity, big data e intelligenza artificiale risultano oggi strategiche e ad altissima domanda prospettica. Per questo motivo, il settore mantiene aggiornata la mappa dei profili professionali, oggi composta da circa 75 figure chiave a prova di futuro.
Digital Network Act e prospettiva europea
Infine, Di Raimondo ha sottolineato l’importanza del Digital Network Act, definito come strumento chiave per la competitività digitale europea. Il DNA, ha osservato, va nella giusta direzione perché riconosce il ruolo centrale delle reti, degli investimenti e della visione coerente della catena del valore di Internet.
Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità di spostare il baricentro su semplificazione e investimenti sostenibili. Al contrario, un’estensione disordinata delle regole rischierebbe di accentuare le criticità esistenti senza affrontare il tema strategico del riequilibrio del valore lungo l’intero ecosistema digitale.