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Tra ago e monumento: la rivoluzione femminile di Vasconcelos incontra Valentino

di Redazione -


Per secoli, le artiste donne hanno dovuto conquistarsi con fatica il diritto di esprimersi. In un contesto storico che le relegava ai margini, poche — come Artemisia Gentileschi — hanno potuto contare su un sostegno familiare capace di riconoscerne il talento. Oggi, però, lo scenario è profondamente cambiato: negli ultimi decenni le artiste hanno raggiunto una piena legittimazione e spesso utilizzano in modo consapevole e ironico proprio quei ruoli che la tradizione maschile aveva loro imposto.

È in questa prospettiva che si inserisce il lavoro di Joana Vasconcelos, artista portoghese nota per le sue installazioni monumentali realizzate a partire da tecniche e materiali legati al mondo domestico e artigianale, come il lavoro a maglia o all’uncinetto. Un linguaggio che dialoga in modo inaspettato con quello dell’alta moda, terreno su cui si muove da sempre Valentino Garavani.

La mostra Venus: Valentino Garavani, Joana Vasconcelos nasce proprio dall’incontro tra questi due universi: da un lato l’eleganza senza tempo e la perfezione sartoriale dello stilista romano, dall’altro l’estetica ironica, spettacolare e spesso provocatoria dell’artista. Il risultato è un percorso espositivo che mette in relazione moda e arte contemporanea, costruendo un dialogo visivo ed emotivo di forte impatto.

valentino

Elemento distintivo del progetto è il coinvolgimento diretto della città di Roma, che diventa parte integrante della mostra grazie a tre installazioni collocate in punti strategici. Al Pincio si impone Solitaire #3 (2024), una piramide rovesciata composta da bicchieri da whisky che sovrasta un anello formato da cerchioni in lega. L’opera gioca con simboli della mascolinità — dai tumbler dei club esclusivi agli elementi legati all’automobilismo — trasformandoli in un monumento contemporaneo alla promessa amorosa.

All’Ara Pacis trova spazio Drag Race (2023), una Porsche 911 completamente trasformata in un oggetto decorativo iperbarocco. Ricoperta di intagli lignei, dorature e imbottiture rosse, l’auto perde la sua funzione originaria per diventare una sorta di carro festivo, simbolo di metamorfosi e teatralità. In piazza Mignanelli, invece, si incontra I’ll Be Your Mirror #2 (2019), una gigantesca maschera composta da superfici riflettenti che ingloba lo spazio circostante e coinvolge direttamente lo spettatore, annullando la distanza tra osservatore e opera.

All’interno del palazzo che ospita l’esposizione, il dialogo tra i due protagonisti si fa ancora più evidente. Gli abiti iconici di Valentino, simbolo di eleganza e raffinatezza, sono inseriti in ambienti costruiti dalle installazioni di Vasconcelos. Tessuti preziosi e silhouette impeccabili si confrontano con materiali inaspettati, strutture monumentali e giochi di luce che trasformano lo spazio in un’esperienza immersiva.

Il punto di forza della mostra è proprio questo equilibrio tra linguaggi diversi. Le creazioni di Valentino, tradizionalmente legate a un ideale classico di bellezza, vengono reinterpretate in chiave contemporanea grazie all’intervento dell’artista portoghese, che introduce elementi di ironia e riflessione sull’identità femminile. Ne nasce un dialogo armonico, in cui moda e arte si valorizzano reciprocamente.

Il tema della Venere attraversa l’intero percorso espositivo come simbolo complesso e attuale. Non più semplice icona di bellezza, ma figura stratificata, capace di incarnare contraddizioni e ambiguità. La mostra si interroga così su cosa significhi oggi essere donna, elegante e libera, proponendo una visione articolata della femminilità.

In questo contesto, Vasconcelos lavora in particolare su due ruoli tradizionalmente attribuiti alle donne: quello della prostituta e quello della casalinga. Strangers in the Night (2000), con i suoi fari lampeggianti e l’interno rivestito di pelle bianca, rievoca l’atmosfera di una zona di Lisbona legata alla prostituzione, creando un ambiente suggestivo e inquietante. Al contrario, Full Steam Ahead (Red) #1 (2012) trasforma ferri da stiro in una scultura cinetica spettacolare, elevando il lavoro domestico a elemento scenografico.

Anche altre opere giocano su questo ribaltamento di significati: Marilyn (AP) (2011), un paio di scarpe a stiletto realizzate con pentole e coperchi in acciaio, e Red Independent Heart #3 (2008), reinterpretazione di un tradizionale gioiello nuziale in filigrana d’oro o d’argento attraverso l’uso di posate di plastica. 

Il percorso si apre con le imponenti Valkyrie Venus (2025), che creano una tensione visiva tra monumentalità e delicatezza, e si conclude con Garden of Eden (2007–2025), una sala immersiva illuminata da migliaia di fiori artificiali. Qui il giardino diventa uno spazio simbolico in cui convivono diversi archetipi femminili, dalla Femme Fatale alla Strega. Otto silhouette nere, decorate con elementi riflettenti, popolano l’ambiente creando un’atmosfera sospesa e inquietante. Al centro, un serpente ricamato su un abito richiama il tema della tentazione e della conoscenza. Questo Eden non è un luogo di innocenza, ma uno spazio complesso e ambiguo, in cui la femminilità si manifesta come identità mutevole e ricca di significati.

Nel complesso, la mostra si distingue per la capacità di unire moda e arte contemporanea in un racconto coerente e attuale, offrendo una riflessione incisiva sul ruolo e sull’immagine della donna nella società contemporanea.

Renato Verga ilTorinese.it


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