Truffa online “donate in sua memoria” ma la famiglia del piccolo Carlo Panizzo non sapeva nulla
L’indignazione corre sul web e nelle comunità locali: com’è possibile speculare sulla tragica morte di un bambino di 6 anni.
Una truffa ferisce, se possibile ancora di più, una famiglia già distrutta dal dolore. Dopo la tragica morte di Carlo Panizzo, il bimbo di 6 anni di Roncade annegato lo scorso 11 agosto a Cavallino-Treporti, qualcuno ha pensato bene di speculare sul lutto più indicibile, organizzando una raccolta fondi falsa a suo nome.
Il dramma che aveva unito tutti
Carlo era scomparso in mare in una giornata segnata dalla bandiera rossa, tra correnti insidiose e risacca. Per ore volontari, bagnini, Guardia Costiera e Vigili del Fuoco hanno cercato invano di riportarlo a riva vivo. Solo nella notte il suo corpo è stato ritrovato, ponendo fine a un’attesa straziante. Ai funerali, centinaia di persone, amici, compagni di scuola, scout e concittadini, avevano scelto di stringersi alla famiglia, in un abbraccio silenzioso e sincero.
La beffa della raccolta online
Ed è proprio qui che entra in scena la parola più amara “truffa”. Nei giorni successivi, sul web è apparsa una campagna per raccogliere circa 26mila euro, presentata come aiuto economico per i genitori del bambino. Ma la famiglia Panizzo non aveva autorizzato nulla. Nessuna nuova richiesta di denaro, nessuna iniziativa a loro nome. A denunciare pubblicamente l’accaduto è stato il padre, Fabio Panizzo, che ha subito sporto segnalazione alla Polizia Postale precisando che “l’unica raccolta fondi autorizzata c’è già stata e si è già chiusa”. L’appello è chiaro: non donare un solo euro, perché ogni contributo finirebbe nelle mani di sciacalli che approfittano della commozione collettiva.
L’indignazione e la rabbia
La notizia ha scatenato reazioni durissime, dai social alla comunità parrocchiale, dalle istituzioni locali fino ai semplici cittadini, tutti hanno espresso indignazione e sdegno. “Non bastava la tragedia, ora pure la speculazione sul dolore”, è uno dei commenti più diffusi.
La vicenda mette in luce un fenomeno purtroppo crescente: truffe mascherate da beneficenza, che sfruttano la solidarietà spontanea delle persone. Un fenomeno odioso che colpisce nel momento di maggiore vulnerabilità, quando la voglia di aiutare supera la prudenza.
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