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Trump e il “piano ombra” per le Midterm 2026: perché la Casa Bianca blocca i tecnici elettorali?

"Il governo potrebbe dichiarare alcune macchine digitali non sicure all'ultimo minuto, scatenando il caos nei tribunali e bloccando il voto anticipato"

di Dave Hill Cirio -


Trump ha un “piano ombra” per le prossime Midterm? Mentre l’Europa è presa dalla crisi economica prodotta dal conflitto in corso, a Washington è in corso una battaglia silenziosa che potrebbe riscrivere le regole della democrazia americana. Al centro di questa vicenda non ci sono i grandi proclami da comizio ma i chip e i software che conteranno i voti delle prossime elezioni di metà mandato.

L’amministrazione Trump è accusata di aver dato il via a un’operazione di “decapitazione tecnica” di uno degli organi più delicati degli Stati Uniti: il TGDC (Technical Guidelines Development Committee).

La mossa che nessuno vede: il blocco delle nomine

Secondo un’esclusiva recente di Democracy Docket, l’amministrazione Trump starebbe sistematicamente respingendo le nomine di esperti indipendenti all’interno del TGDC. Questo comitato è l’arbitro supremo che stabilisce gli standard di sicurezza per le macchine elettorali. Senza queste figure, il comitato è paralizzato.

Perché è un allarme rosso, perché si parla di un “piano ombra” di Trump? Se il TGDC non può operare, le nuove tecnologie di voto non vengono certificate. Questo crea un “buco nero” normativo che, secondo analisti del Brennan Center for Justice, permetterebbe al governo federale di imporre standard propri, scavalcando l’autonomia dei singoli Stati.

Il “sequestro” delle macchine: lo scenario di una “macchinazione”

Il sospetto dei media più critici, come The Guardian, è che questa paralisi serva a preparare il terreno per una mossa senza precedenti: il sequestro delle macchine elettorali durante le Midterm 2026.

“Il governo potrebbe dichiarare alcune macchine digitali non sicure all’ultimo minuto, scatenando il caos nei tribunali e bloccando il voto anticipato”, avvertono gli analisti indipendenti che tengono nel mirino la “disinformazione” di Washington.

Non è una teoria del complotto, ma un timore che sta contagiando l’opinione pubblica. Un recente sondaggio della States United Democracy Center rivela che il 49% degli americani teme che l’amministrazione possa interferire direttamente con il conteggio dei voti o addirittura “annullare” i risultati se sfavorevoli.

Tra droni e liste di cittadinanza

Questa strategia si intreccia con l’Executive Order di marzo 2026, che mira a nazionalizzare le liste dei votanti affidandole al Dipartimento di Sicurezza Nazionale.

Tra i “rumor” più pesanti che circolano nei corridoi di Washington, si parla dell’uso di agenti dell’Ice e persino della Guardia Nazionale per “monitorare” i seggi nelle aree a maggioranza democratica. Ufficialmente per prevenire brogli, in pratica — dicono gli oppositori — per intimidire gli elettori.

Guerra a parte, in America la partita si gioca sui protocolli crittografici e sulle sedie lasciate vuote nei comitati tecnici. Una partita che deciderà chi controllerà il Congresso nel 2026.

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