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Esteri

Trump: “Se l’Iran mi uccide, sarà spazzato via”

Il fuoco continua a covare sotto la cenere

di Mauro Trieste -


Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti “spazzerebbero via” l’Iran se Teheran dovesse assassinarlo. “L’intero Paese verrebbe fatto saltare in aria”, ha detto a Newsnation, aggiungendo di aver dato istruzioni molto precise per “cancellarlo dalla faccia della Terra”.

Minacce incrociate tra Trump e l’Iran

Le parole del presidente sono arrivate all’indomani dell’avvertimento iraniano a Trump di non intraprendere alcuna azione contro la Guida suprema iraniana Ali Khamenei, pochi giorni dopo che lo stesso tycoon aveva invocato la fine del potere del leader religioso. “Trump sa che se verrà tesa una mano di aggressione verso il nostro leader, non solo la taglieremo, ma daremo fuoco al loro mondo”, ha detto il generale Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate iraniane.

L’opzione militare

Il capo della Casa Bianca starebbe continuando a fare pressione sui suoi consiglieri affinché elaborino opzioni militari “decisive” contro la Repubblica islamica dell’Iran, dopo aver congelato gli attacchi. A riportarlo è il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi.

Altre soluzioni, con obiettivi più limitati, comprenderebbero raid contro strutture legate ai Guardiani della Rivoluzione. Le fonti menzionate dal giornale hanno precisato che il presidente americano non ha ancora escluso il ricorso alla forza, anche se la decisione finale non è stata ancora assunta, mentre una portaerei statunitense e caccia americani sono in rotta verso il Medio Oriente.

Araghchi denuncia doppi standard a Davos

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha criticato il Forum economico mondiale (Wef) di Davos per aver cancellato il suo intervento, accusando gli organizzatori di aver preso la decisione sulla base di “bugie e pressioni politiche”.

In un post su X, il capo della diplomazia iraniana ha affermato che la decisione è stata presa “sulla base di bugie e di pressioni politiche da parte di Israele e dei suoi proxy e apologeti basati negli Stati Uniti”. Araghchi ha parlato di un “evidente doppio standard” e di “deriva morale e intellettuale”, per non aver preso lo stesso provvedimento nei confronti di Israele dopo la guerra a Gaza.


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