Un gruppo di giocatori di baseball contro l’agenda Lgbt

Gli atleti del Tampa Bay Rays hanno scelto di non indossare un simbolo arcobaleno sulla divisa: la stampa li divora, ma loro tengono il punto

L’arcobaleno incombe sul mondo dello sport. Innumerevoli sono infatti le iniziative da parte di federazioni sportive, club e singoli atleti in favore dell’agenda Lgbt. Però non tutti sono d’accordo. Esistono minoranze coraggiose disposte ad affrontare la gogna pubblica pur di esprimere un’opinione contraria al dominante verbo gay-friendly. È il caso di alcuni giocatori di baseball del Tampa Bay Rays, che milita nella Major League statunitense. In questo mese, tradizionalmente celebrato come il mese dell’orgoglio gay, il loro club ha scelto di far indossare durante le partite agli atleti sulla propria divisa da gioco un piccolo vessillo con i colori arcobaleno. Nello spogliatoio si è venuta subito a creare una fronda. Almeno cinque giocatori – i lanciatori Jason Adam, Jalen Beeks, Brooks Raley, Jeffrey Springs e Ryan Thompson – non hanno voluto mettersi addosso un simbolo identificativo nel quale non si riconoscono. Al termine della partita persa contro i Chicago White Sox, un portavoce dei giocatori dissidenti, Jason Adam, ha parlato al Tampa Bay Times: “Molto dipende dalla fede”, le sue parole. “Tutti qui sono i benvenuti e sono amati”, ma “quando c’è da esporre qualcosa sul proprio corpo, penso che molti ragazzi abbiano deciso di non farlo” perché quello gay “è solo uno stile di vita che forse – senza per questo disprezzare chi la pensa diversamente – non vogliamo incoraggiare se crediamo in Gesù”. D’altronde la vita da cristiani, ha aggiunto il giocatore di baseball statunitense, prevede un approccio alla sessualità che non lascia adito a equivoci: “Astenersi dal sesso al di fuori del matrimonio”, ha ricordato Adam. Il quale anche al termine della sua intervista ha voluto ribadire che non si tratta di un atteggiamento di giudizio e che l’accoglienza nei confronti delle persone omosessuali è fuori di dubbio.

Le spiegazioni circostanziate e il più possibile rispettose di Adam non hanno però risparmiato al capannello di giocatori dissidenti le feroci critiche della stampa mainstream. È successo – come ha raccontato L’Identità nelle scorse settimane – anche al calciatore senegalese del Paris Saint Germain Idrissa Gana Gueye. La sua assenza ingiustificata dal campo nella gara in cui tutte le squadre della massima divisione francese indossavano sulla maglia un simbolo Lgbt ha suscitato più di un sospetto. Qualcuno Oltralpe è arrivato persino a chiedere una sanzione esemplare nei confronti di Gueye. Che ha invece ricevuto solidarietà dal ministro per lo Sport del Senegal, Matar Ba.

Gli atleti del Tampa Bay Rays hanno scelto di non indossare un simbolo arcobaleno sulla divisa: la stampa li divora, ma loro tengono il punto

L’arcobaleno incombe sul mondo dello sport. Innumerevoli sono infatti le iniziative da parte di federazioni sportive, club e singoli atleti in favore dell’agenda Lgbt. Però non tutti sono d’accordo. Esistono minoranze coraggiose disposte ad affrontare la gogna pubblica pur di esprimere un’opinione contraria al dominante verbo gay-friendly. È il caso di alcuni giocatori di baseball del Tampa Bay Rays, che milita nella Major League statunitense. In questo mese, tradizionalmente celebrato come il mese dell’orgoglio gay, il loro club ha scelto di far indossare durante le partite agli atleti sulla propria divisa da gioco un piccolo vessillo con i colori arcobaleno. Nello spogliatoio si è venuta subito a creare una fronda. Almeno cinque giocatori – i lanciatori Jason Adam, Jalen Beeks, Brooks Raley, Jeffrey Springs e Ryan Thompson – non hanno voluto mettersi addosso un simbolo identificativo nel quale non si riconoscono. Al termine della partita persa contro i Chicago White Sox, un portavoce dei giocatori dissidenti, Jason Adam, ha parlato al Tampa Bay Times: “Molto dipende dalla fede”, le sue parole. “Tutti qui sono i benvenuti e sono amati”, ma “quando c’è da esporre qualcosa sul proprio corpo, penso che molti ragazzi abbiano deciso di non farlo” perché quello gay “è solo uno stile di vita che forse – senza per questo disprezzare chi la pensa diversamente – non vogliamo incoraggiare se crediamo in Gesù”. D’altronde la vita da cristiani, ha aggiunto il giocatore di baseball statunitense, prevede un approccio alla sessualità che non lascia adito a equivoci: “Astenersi dal sesso al di fuori del matrimonio”, ha ricordato Adam. Il quale anche al termine della sua intervista ha voluto ribadire che non si tratta di un atteggiamento di giudizio e che l’accoglienza nei confronti delle persone omosessuali è fuori di dubbio.

Le spiegazioni circostanziate e il più possibile rispettose di Adam non hanno però risparmiato al capannello di giocatori dissidenti le feroci critiche della stampa mainstream. È successo – come ha raccontato L’Identità nelle scorse settimane – anche al calciatore senegalese del Paris Saint Germain Idrissa Gana Gueye. La sua assenza ingiustificata dal campo nella gara in cui tutte le squadre della massima divisione francese indossavano sulla maglia un simbolo Lgbt ha suscitato più di un sospetto. Qualcuno Oltralpe è arrivato persino a chiedere una sanzione esemplare nei confronti di Gueye. Che ha invece ricevuto solidarietà dal ministro per lo Sport del Senegal, Matar Ba.

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