Viaggio nella foresta oscura della “remigrazione”
Il progetto per invertire il flusso migratorio in Europa
Sta volando la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare Remigrazione e Riconquista, promossa dal Comitato Remigrazione e Riconquista. L’obiettivo dei sostenitori dell’iniziativa è raggiungere delle 50mila firme, anche attraverso le sottoscrizioni online. Quanto avvenuto ieri in uno spazio della Camera dei Deputati, oltre a costituire una palese violazione dell’articolo 21 della Costituzione italiana, creando un discutibile precedente, ha palesato la confusione strumentale che si sta alimentando sulla questione.
Remigrazione non vuol dire retate indiscriminate con espulsioni
La remigrazione, che non è una forma mascherata di deportazione, è nei nei programmi di governo di forze politiche che partecipano alle elezioni con metodo democratico in vari Paesi europei. Su tutti, quello dell’estrema destra tedesca, Alternative für Deutschland, il Partito della Libertà di Herbert Kickl in Austria, gli spagnoli di Vox e i francesi di Reconquête.
Fino a qualche anno fa il termine era utilizzato quasi esclusivamente in ambienti accademici per indicare il ritorno volontario di una persona migrante nel proprio Paese di origine, oppure una migrazione di ritorno dopo la prima.
Lo sdoganamento del termine in Francia
La sua politicizzazione definitiva risale al 2022, quando Eric Zemmour, scrittore francese candidato alle presidenziali con il partito di estrema destra propose apertamente di espellere dal territorio francese un milione di stranieri in cinque anni, fra “migranti irregolari e delinquenti stranieri”.
Il tema si è fatto largo anche nelle sinistre. “Voglio che facciamo tutto il possibile per far sì che il maggior numero di persone possa tornare nelle proprie terre d’origine”, ha affermato ad ottobre scorso il ministro dell’Immigazione danese Rasmus Stoklund, socialdemocratico.
In cosa consiste
La remigrazione, tecnicamente, è un insieme di politiche e interventi amministrativi finalizzati a ridurre e invertire l’attuale flusso migratorio verso l’Europa, favorendo il rientro nei Paesi d’origine e rafforzando il governo complessivo del fenomeno. Come hanno più volte sottolineato comitati e gruppi che la sostengono, anche in Italia, non implica deportazioni di massa né allontanamenti indiscriminati, “ma si inserisce nell’ambito delle politiche ordinarie dello Stato in materia di gestione dei flussi, controllo della regolarità sul territorio e tutela dell’equilibrio sociale, culturale e identitario delle nazioni europee”. La proposta di legge di iniziativa popolare riguarda clandestini e immigrati criminali con sentenze passate in giudicato.
Per quanto riguarda gli stranieri regolari, la proposta parla di una di “remigrazione volontaria”, attraverso un accordo tra lo Stato e il singolo che consenta allo straniero legalmente soggiornante nel territorio italiano di ricevere un contributo economico per il rientro nel Paese d’origine a fronte della rinuncia a ogni diritto di soggiorno e cittadinanza in Italia.
Gli esempi in Europa
Programmi specifici di incentivazione al rimpatrio sono già stati avviati in diversi Paesi europei, come la Danimarca, la Svizzera, l’Ungheria e persino la Francia. Prevedono premialità economiche legate al non ritorno nell’ex Paese ospitante, cooperazione bilaterale per il reinserimento in loco di chi ha scelto di fare ritorno a casa e strutture dedicate presso ambasciate e consolati per il supporto necessario.
Da stime emerge che tra 150.000 e 300.000 immigrati regolari potrebbero “aderire” nei primi 3 anni, specie in assenza di accesso automatico alla cittadinanza, e tra i 50.000 e 100.000 clandestini potrebbero essere rimpatriati con il rafforzamento delle misure di contrasto e delle confische.
La questione della Costituzione
I suoi promotori ritengono che la proposta non violi alcun articolo della Costituzione, in quanto l’articolo 10 garantisce il diritto d’asilo solo in caso di gravi violazioni dei diritti umani, non un “diritto generalizzato” a restare. Il soggiorno dello straniero è regolato dalla legge ordinaria e può essere limitato o condizionato per motivi di ordine pubblico, sicurezza, o interesse nazionale. La Remigrazione si basa sulla volontarietà e sull’incentivo economico, non su espulsioni arbitrarie. Rafforza quelle per reati, rendendole automatiche e definitive e sbarra la strada a future sanatorie o “regolarizzazioni” per chi è entrato irregolarmente.
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