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Attualità

Il coraggioso viaggio di Papa Leone in Turchia e Libano

di Andrea Canali -


L’inizio del viaggio apostolico in Turchia

Lo scorso giovedì 27 novembre è iniziato ufficialmente il primo viaggio apostolico di Sua Santità, Papa Leone XIV, nelle nazioni della Turchia e del Libano. Il motivo principale di questa visita pastorale è la commemorazione del primo Concilio Ecumenico di Nicea, avvenuto nel 325 d.c. – quindi 1700 anni orsono -, teso a rafforzare l’unità all’interno della fede cristiana. Fortemente voluto da Papa Francesco, il viaggio è stato confermato ed eseguito da Prevost il quale, dopo aver incontrato il presidente turco Erdogan, ed aver sostenuto insieme con lui un accorato appello a fermare i conflitti in corso, il giorno seguente ha incontrato i vescovi e i sacerdoti nella cattedrale cattolica dello Spirito Santo custodita dai Salesiani. Successivamente, il Vescovo di Roma ha avuto un bilaterale con il rabbino capo della Turchia, con l’obiettivo di consolidare e rafforzare i rapporti con l’ebraismo.

La Chiesa ed i cattolici sono amici di Israele

Papa Leone ha ribadito il concetto che vede la Chiesa ed i cattolici amici di Israele; proprio per questo, secondo Prevost, si debbono trovare le soluzioni affinché possano cessare le ostilità nel conflitto israelo – palestinese. Una di queste potrebbe essere l’opzione dei due popoli – due stati, anche se la strada da intraprendere sembrerebbe essere lunga e piena di insidie. Dopo pranzo il programma prevedeva di partire in elicottero alla volta di Iznik, nome moderno dell’antica Nicea, dove il Santo Padre è stato accolto dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, l’85enne Bartolomeo, proprio per rinnovare una delle pagine di storia del cristianesimo più importante.

Nel pomeriggio, all’interno dell’antica basilica di San Neofito, Leone e Bartolomeo hanno acceso insieme una candela davanti alle icone di Cristo e del Concilio di Nicea. Dopodiché, il Papa ha tenuto un breve discorso affermando: “Superiamo lo scandalo delle divisioni e alimentiamo l’unità” messaggio sicuramente significativo, parimenti alla recita corale del Credo niceno-costantinopolitano, prima di rientrare a Istanbul.

L’inizio del viaggio apostolico in Turchia

Il programma ha previsto poi di recarsi a Beirut, atterrandoscortato da due caccia libanesi. Permettendoci di citare San Giovanni Paolo II rispetto al Libano, ricordiamo che nel 1989 Sua Santità affermò: “che il Libano era più di un Paese, era un messaggio” di fraternità e coesistenza”. A tal proposito come non sottolineare che secondo il sistema di organizzazione del potere del Libano, il presidente del Paese è sempre un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita e il presidente del Parlamento uno sciita: tutto questo pone equilibrio alle varie anime del paese in cui troviamo, vale la pena di ricordare, una maggioranza musulmana con solo un terzo della popolazione cristiana.

Ricordiamo solo per un momento le motivazioni teologiche poste alla base del Concilio di Nicea, voluto dall’imperatore romano Costantino con lo scopo di rimuovere le divergenze sorte sulla natura di Cristo in relazione al Padre; in particolare, se egli fosse “nato” dal Padre e così della stessa natura eterna del Padre o se invece, come insegnava Ario, egli fosse stato “creato” e avesse così avuto un inizio nel tempo. Nel condannare tutte le forme di arianesimo, sia del passato nonché quelle attuali, Papa Leone, proprio nel solco dell’unità e in continuità con il messaggio del Concilio di Nicea, ha avuto un monito per il Libano usando queste parole: “rialzati! Sii profezia di pace, casa di giustizia e fraternità”.

La conclusione del viaggio e il ritorno a Roma

Dopo gli ultimi impegni come la preghiera sul luogo dell’esplosione nel porto di Beirut, avvenuta nel 2020; la visita all’ospedale de la Croix, tra i più grandi ospedali per disabili mentali della regione insieme alla partecipata messa a Beirut, precisamente a Waterfront, nella quale il messaggio  di Leone XIV è stato di esprimere gratitudine per le “giornate intense”, da cui porta con sé le sofferenze e le speranze delle persone incontrate, nel pomeriggio di martedì 2 dicembre Papa Leone è rientrato a Roma in aereo,  sollecitato dai giornalisti in merito alle trattative per la pace in Ucraina, ha affermato: ”la capacità di mediazione dell’Italia”, è utile per i negoziati.

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