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Cronaca

Viminale sotto attacco: rubati i dati di 5mila agenti Digos

L'operazione di infiltrazione sarebbe stata realizzata da hacker collegati alla Cina. Ecco cosa scriveva mesi fa L'identità

di Angelo Vitale -

Il ministro cinese della sicurezza Wang Xiaohong


Un massiccio attacco informatico ha compromesso i sistemi del Viminale, con il furto dei dati di circa 5mila agenti della Digos. L’intrusione è attribuita a hacker con collegamenti alla Cina e risalirebbe al periodo 2024-2025. La vicenda solleva interrogativi su cybersicurezza, intelligence e cooperazione internazionale. Particolari inquietanti su una vicenda che farà parlare per molto.

Che cosa è accaduto

I sistemi informatici del Viminale, penetrati da cybercriminali cinesi tra il 2024 e il 2025. In quella fase gli hacker sono riusciti a estrarre nomi, incarichi e sedi operative di cinquemila agenti Digos. Secondo le ricostruzioni, l’attacco non ha agganciato i server principali dell’ordine pubblico, ma ha consentito il download di informazioni sensibili sul personale.

Perché sono stati presi di mira gli agenti Digos

La Digos è il reparto della Polizia di Stato incaricato di investigare su terrorismo, criminalità organizzata e monitoraggio politico. Molti dei 5mila agenti Digos coinvolti si occupano di indagini delicate del Viminale su reti criminali di origine straniera e sul monitoraggio dei dissidenti cinesi presenti in Italia. perciò l’attacco. La sottrazione di questi profili potrebbe essere stata finalizzata a comprendere chi conduce queste indagini, dove opera. Probabilmente per continuare localmente l’infiltrazione dei sistemi informatici. Un particolare che i dettagli ora emersi non indicano (ancora).

Il contesto diplomatico

La scoperta dell’attacco arriva mentre Italia e Cina avevano avviato nel 2024 un piano triennale di cooperazione in materia di criminalità, droga e cybercrime tra il ministro Matteo Piantedosi e l’omologo cinese Wang Xiaohong. Quelle intese includevano scambi di informazioni e risposte a rogatorie giudiziarie. L’emergere dell’intrusione ha congelato alcune forme di cooperazione tra le autorità italiane e cinesi.

In proposito, Wired rivela che il pm Luca Tescaroli, nel corso dei vertici, si sarebbe accorto del fatto che la controparte cinese conoscesse molto di più di quanto l’Italia aveva loro fatto sapere.

Cosa significa per la sicurezza italiana

La fuga di dati di migliaia di agenti impegnati in attività investigative rappresenta la spia di un accesso incontrollato ad uno dei sistemi informativi più nevralgici del nostro Paese. Un database di questo tipo può essere utilizzato per mappare reti investigative e a comprendere priorità operative. Questo tipo di attacco non mira a sabotare gli apparati, ma a conoscere chi li usa e come li usa.

I precedenti

Da anni, i sistemi informativi degli apparati sanitari nazionali, di quelli degli scali e dei tribunali sono costituiti da apparecchiature Made in China. Nessun alert efficace, dai governi Conte ad oggi, su questi appalti collegati ad aziende strettamente collegate al governo cinese.

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