Caro Veltroni, il “sogno italiano” è cambiato
Vi ricordate Walter Veltroni? Il papà del Partito democratico, l’ex sindaco di Roma. Ecco, oltre alla sua grande passione per il cinema, l’ex comunista come è noto ha un amore incrollabile per il “sogno americano”. E in qualche modo cerca di declinare questo sogno anche in Italia. Nei giorni scorsi sul Corsera, il nostro collega ha parlato della “vista corta dei politici”. Il problema è che Veltroni, in totale buona fede, continua a leggere il nostro Paese con strumenti superati.
La sua nostalgia delle “grandi visioni” cozza contro un’epoca in cui le idee non mobilitano più come un tempo. In Europa certa politica anni fa ha scelto di puntare su battaglie divisive come l’adozione da parte dei gay, l’utero in affitto, la liberalizzazione delle droghe leggere. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i cittadini vogliono altro. Oggi reagiscono in modo diverso, non perché siano peggiori dei coetanei di Veltroni o più superficiali, ma perché è cambiato il loro rapporto con la realtà. Le persone spesso non cercano più un orizzonte collettivo: cercano protezione immediata, riconoscimento individuale, rassicurazione emotiva. È la vittoria della percezione sulla visione.
I problemi dei cittadini dovrebbero essere uno stimolo per la sinistra, e invece vengono intercettati dalla destra: oggi le periferie, i meno abbienti non votano più come un tempo. Questo perché sono cambiati i tempi ma – appunto – è cambiata pure la sinistra. La nostalgia del “sogno italiano” è fuori tempo massimo e fuori dal tempo. Quel sogno nacque in un Paese giovane, povero, affamato di mobilità sociale. Oggi l’Italia è anziana, impaurita, frammentata. Nel dopoguerra bastava promettere futuro; oggi il futuro è percepito come una minaccia. Ecco, compito della politica è fugare queste paure con risposte immediate e concrete sui temi più sensibili per i cittadini: sicurezza, immigrazione, lavoro, fisco.
Queste sono le priorità e chi intercetta queste istanze e gli dà voce prende più voti. Forse dunque Veltroni sopravvaluta la “sua” sinistra, vista l’ostinazione con cui certi personaggi in Parlamento continuano a dare peso a quisquilie rispetto a emergenze come il contrasto dell’immigrazione illegale. Il sogno mondialista, del siamo tutti fratelli, senza distinzioni, del “tutto il mondo è paese” si è infranto come un’auto lanciata a folle velocità sui pedoni. Oggi bisogna parlare a tutti, anche e soprattutto a quelli fuori dalle “parrocchiette liberal”. A quei cittadini che scelgono il politico di turno come consumano piattaforme digitali, senza fedeltà e senza memoria, ma in base alle esigenze del momento. Non manca un sogno italiano, semmai è cambiato il modo in cui gli italiani sognano.
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