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Editoriale

Tutti a scuola di intelligenza artificiale

di Adolfo Spezzaferro -


L’intelligenza artificiale è senza dubbio il più importante e rapido salto tecnologico compiuto dall’umanità recente, tanto da rappresentare una sfida senza eguali sul piano etico e delle regole. In tal senso, la cornice normativa varata ieri in Cdm va nella giusta direzione.

Regolare non significa frenare l’innovazione, ma guidarla affinché resti al servizio delle persone, della libertà e dei diritti fondamentali. A riprova di ciò è l’attenzione riservata dallo schema del decreto alla tutela della privacy. L’utilizzo di strumenti avanzati (basati sui dati biometrici) per la sicurezza pubblica viene infatti subordinato a casi eccezionali, con il controllo dell’autorità giudiziaria.

Una scelta che scongiura derive alla Grande Fratello, come assicura il ministro dell’Interno Piantedosi. Ancora più importante l’intervento sulla scuola. L’Ia entra sì nei percorsi formativi, ma senza sostituire il valore dell’apprendimento tradizionale. Al contrario, il provvedimento punta a formare studenti consapevoli, capaci di (ri)conoscere opportunità e rischi della tecnologia.

La scuola resta il luogo dello studio, del ragionamento critico, della scrittura e dell’esercizio della memoria: competenze che nessun algoritmo potrà rimpiazzare. Istruire i giovani all’uso corretto dell’innovazione, preservando il metodo e il rigore della formazione “vecchia scuola”, è la strada giusta per educare i cittadini al primato della coscienza critica sul potere della macchina. Solo così si garantiscono libertà e democrazia.


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