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Attualità

“Mamma, butta la pasta”: 90 anni di Dan Peterson

Dalla panchina alla TV: l’uomo che ha cambiato il nostro modo di vedere lo sport.

di Andrea Fiore -


C’erano notti in cui l’Italia si raccoglieva davanti alla televisione per seguire i Boston Celtics di Larry Bird e i Los Angeles Lakers di Kareem Abdul‑Jabbar e Magic Johnson. Erano partite lontane, registrate, spesso trasmesse a orari improbabili, ma nessuno se ne accorgeva perché a guidarci c’era Dan Peterson, una voce capace di trasformare il parquet americano in un salotto italiano. Bastava un suo grido, una sua invenzione linguistica, una delle sue frasi entrate nella memoria collettiva: “Mamma, butta la pasta che arrivo!”. In quel momento il basket diventava casafamigliarito.

I soprannomi, Brera e la nascita di un linguaggio

Peterson non si limitava a raccontare: creava un mondo. Ogni giocatore aveva un’identità precisa, un soprannome che lo rendeva immediatamente riconoscibile. Larry LegendIl MagoIl Gancio CieloLa PiovraThe ChiefBig Game JamesIl Tiratore di Laguna Beach. Non erano trovate: erano strumenti narrativi che permettevano a un Paese senza Internet di orientarsi in un universo nuovo. Prima di lui, solo Gianni Brera era riuscito a toccare così profondamente le corde degli sportivi italiani, ma il calcio aveva una tradizione radicata, un linguaggio già pronto. Il basket, invece, era un territorio da esplorare, e Peterson lo ha reso accessibile con naturalezzaritmofantasia.

La leggenda dell’allenatore e l’amore di un Paese

Eppure la sua leggenda non nasce solo dal microfono. Prima di diventare il telecronista più amato d’Italia, Dan aveva vinto tutto da allenatore: scudetticoppefinali, sfide epiche tra Milano e Bologna. In panchina mostrava la stessa energia che poi avrebbe portato in TV: luciditàvelocità di pensiero, capacità di leggere il gioco come pochi. Era un tecnico moderno, diretto, capace di parlare ai giocatori con chiarezza e al pubblico con semplicità. Per questo, oggi che compie 90 anni, l’affetto degli italiani non è nostalgia: è riconoscenza. Lo abbiamo ascoltato, seguito, imitato. Lo abbiamo adottato come una presenza familiare, una voce che ha accompagnato generazioni diverse, un ponte tra Italia e America, tra parquet e divano, tra tecnica ed emozione

Dan Peterson non ha solo raccontato il basket: lo ha insegnato, lo ha reso popolare, lo ha trasformato in un linguaggio comune. E dopo tutto questo, c’è una sola parola che riesce davvero a descriverlo. FENOMENALE!

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