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Ambiente

La noce di mare e la crisi silenziosa che sta cambiando l’Alto Adriatico

L'Alto Adriatico in sofferenza a causa della noce di mare, una piccola medusa che minaccia numerose specie ittiche e preoccupa i pescatori

di Gianluca Pascutti -


La noce di mare è diventata, nel giro di pochi mesi, dopo il granchio blu il nuovo simbolo della fragilità dell’Alto Adriatico. Una creatura gelatinosa, apparentemente innocua, che sta però contribuendo a riscrivere gli equilibri dell’ecosistema e a mettere in ginocchio uno dei comparti più identitari della costa, la pesca alle vongole. Il fenomeno è stato osservato con crescente preoccupazione dai pescatori e dagli operatori del settore, che descrivono un mare trasformato e un futuro sempre più incerto.

Un’invasione silenziosa che cambia gli equilibri

Originaria dell’Atlantico occidentale, Mnemiopsis leidyi si è diffusa nel Mediterraneo grazie alla sua straordinaria capacità riproduttiva. La sua presenza è stata registrata in modo sempre più massiccio nelle acque del Nord Adriatico, dove ha trovato condizioni favorevoli, acque più calde, ecosistemi stressati e l’assenza di predatori naturali. La noce di mare, con il suo ritmo di espansione, sta diventando un fattore destabilizzante per l’intera catena alimentare.

Perché colpisce così duramente la pesca alle vongole

Il cuore della crisi è semplice da spiegare ma complesso da affrontare. La noce di mare si nutre di larve di molluschi e di zooplancton, sottraendo risorse vitali alle specie autoctone. Le larve di vongola vengono consumate prima di raggiungere la maturità, e questo impedisce il naturale ripopolamento dei banchi. A questo si aggiunge un impatto strutturale, le masse gelatinose intasano le reti, rallentano le uscite in mare e aumentano i costi di manutenzione. Il risultato è un settore che vede crollare i volumi e i ricavi, con centinaia di attività costrette a fermarsi.

Un comparto economico in affanno

Negli ultimi mesi, l’intero sistema produttivo legato alla vongola ha subito un contraccolpo senza precedenti. Le chiusure di partite IVA sono aumentate, mentre il fatturato complessivo del comparto è precipitato. Le marinerie dell’Alto Adriatico, da Chioggia a Goro fino a Marano e Grado, stanno vivendo una fase di incertezza che non ha precedenti recenti. La noce di mare, in questo contesto, è diventata il simbolo di una crisi più ampia, che intreccia cambiamenti climatici, specie invasive e vulnerabilità.

Le possibili risposte: tra monitoraggio e innovazione

Le strategie di contenimento vengono studiate con urgenza. Si parla di reti a maglia fine, di sistemi di raccolta selettiva e di un monitoraggio più capillare delle fioriture. Parallelamente, si stanno valutando utilizzi alternativi della biomassa gelatinosa, come applicazioni nella cosmetica o in altri settori industriali.


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