Il telescopio Hubble verso il rientro, cosa sappiamo davvero sul suo destino
Il rientro atmosferico comporterà la distruzione della maggior parte della struttura, che verrà disintegrata dal calore generato dall’attrito.
Il telescopio Hubble sta entrando in una fase decisiva della sua lunga vita operativa. La comunità scientifica osserva con crescente attenzione il lento decadimento orbitale che, entro il prossimo decennio, porterà l’iconico osservatorio a rientrare nell’atmosfera terrestre. Il telescopio Hubble, lanciato nel 1990 e diventato uno dei simboli più riconoscibili della ricerca spaziale. Continua a funzionare, ma la sua traiettoria è ormai segnata da un progressivo abbassamento dell’orbita che non può essere ignorato.
Un rientro inevitabile ma ancora incerto
Secondo le stime più aggiornate, il rientro dovrebbe avvenire intorno al 2033, anche se gli scenari considerano una finestra più ampia che va dalla fine degli anni 20’ ai primi anni 40’. La previsione resta complessa perché l’attività solare, la densità atmosferica e le condizioni orbitali influenzano in modo significativo la velocità con cui l’altitudine dell’osservatorio viene ridotta. Per ora, ciò che appare certo è che il rientro non potrà essere completamente controllato senza un intervento esterno.
Perché non esiste un piano di recupero
Il progetto originale prevedeva che lo Shuttle riportasse a terra l’osservatorio, ma il programma è stato chiuso nel 2011. Da allora, nessun veicolo è stato progettato per agganciare e recuperare il telescopio Hubble, e questo rende necessario valutare soluzioni alternative. Tra le ipotesi discusse negli ultimi anni compaiono una missione robotica per alzare l’orbita e una missione dedicata alla deorbitazione controllata, ma nessuna delle due opzioni è stata ancora approvata.
Cosa accadrà durante il rientro
Il rientro atmosferico comporterà la distruzione della maggior parte della struttura, che verrà disintegrata dal calore generato dall’attrito. Alcuni frammenti potrebbero sopravvivere e raggiungere il suolo, ma la probabilità che colpiscano aree abitate resta molto bassa. La superficie terrestre è composta in gran parte da oceani e zone disabitate, e questo riduce in modo significativo i rischi per la popolazione.
Un gigante ancora operativo
Nonostante l’età e i guasti ai giroscopi, l’osservatorio continua a produrre dati scientifici di valore. Le sue immagini e le sue misurazioni vengono ancora utilizzate per studi su galassie lontane, esopianeti e fenomeni cosmici difficili da osservare con altri strumenti. La sua eredità scientifica rimarrà intatta anche dopo il rientro, ma la gestione della sua fine operativa rappresenta una sfida tecnica e simbolica.
Uno sguardo al futuro
Il destino dell’osservatorio apre una riflessione più ampia sul modo in cui i grandi strumenti scientifici vengono gestiti al termine della loro vita. La necessità di una strategia chiara per il rientro dei satelliti più massicci è diventata evidente, e il caso di Hubble potrebbe diventare un precedente importante per le missioni future.
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