Altro che dialogo. A Davos va in scena il monologo Usa
All’inviato speciale di Donald Trump per la Groenlandia, il governatore della Louisiana Jeff Landry, è stato ritirato l’invito alla tradizionale gara di cani da slitta “Avannaata Qimussersua”. La decisione, che è l’emblema plastico della prontezza e del tenore delle risposte che si stanno dando al presidente americano, è arrivata all’indomani dell’annuncio di possibili dazi contro otto Paesi europei, tra cui la Danimarca, che avevano inviato truppe sull’isola artica. A Washington saranno sicuramente in preda a copiose sudorazioni fredde per la mossa della Greenland Dog Sledding Association (Knqk).
L’effetto Trump
Nel frattempo a Bruxelles la confusione regna sovrana. I vertici Ue si stanno dimostrando ancora una volta incapaci di leggere gli eventi e le dinamiche che si stanno susseguendo dall’inizio del secondo mandato del tycoon, caratterizzato da una robusta agenda estera, mascherata da difesa della sicurezza nazionale. Una proiezione di potenza, declinata alla maniera trumpiana, che ha già stravolto l’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, svoltasi dal 22 al 30 settembre 2025 presso la sede dell’ONU a New York, e produrrà gli stessi effetti sul World Economic Forum di Davos, che si concluderà venerdì. La 56ª edizione è intitolata “A Spirit of Dialogue”. Un titolo beffardo se si considera il turbolento inizio del 2026, segnato da conflitti armati non conclusi, guerre commerciali ad intensità crescente e tensioni geopolitiche rinfocolate.
“Il Presidente mercoledì nel suo discorso porrà le basi del nuovo ordine mondiale”, ha anticipato Kevin Hasset, capo dei consiglieri economici della Casa Bianca. Per i trumpiani ortodossi è l’occasione buona per assestare il colpo definitivo all’élite globalista e destrutturare la governance mondiale delle istituzioni multilaterali, mutilata a suon di ritiri (gli Usa ne hanno lasciate 66 solo in questo mese).
Le divisioni a Bruxelles
L’Unione Europea cerca una linea comune per reagire alle forzature di Donald Trump. Diversi Paesi europei, tra cui Germania, Svezia, Francia, Norvegia, Olanda e Finlandia hanno inviato personale militare in Groenlandia, con numeri ai limiti della barzelletta, come ha detto il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto, largamente inferiori ai 200 militari Usa di stanza nella base di Pituffik, nel nordovest dell’isola. La premier italiana Giorgia Meloni ha definito un errore i dazi trumpiani, sottolineando allo stesso tempo l’importanza del dialogo per evitare pericolosi scontri.
Anti-Coercion Instrument e i suoi tempi
All’Eurogruppo, i ministri delle Finanze di Francia e Germania, Roland Lescure e Lars Klingbeil, si sono presentati insieme davanti ai giornalisti, per dire che l’Unione dovrebbe essere pronta ad usare tutti gli strumenti a sua disposizione, incluso lo strumento anticoercizione. Creato nel 2023 per rispondere alla Cina, consente all’Ue di adottare una serie di contromisure economiche, che includono l’imposizione di dazi, restrizioni all’accesso agli investimenti diretti esteri e agli appalti pubblici nei confronti del Paese terzo che tenti di esercitare un ricatto economico su uno Stato membro.
L’Anti-Coercion Instrument, noto anche come “bazooka”, prevede inizialmente un dialogo iniziale con lo Stato coinvolto, a cui seguono, se necessario, misure di risposta proporzionate e temporanee.
I rischi di una procedura complessa
L’iter decisionale non è snello e i tempi non sono brevi. Il Consiglio decide se esiste un caso di coercizione su proposta della Commissione, le misure Ue sono adottate dall’esecutivo Ue, con l’assistenza degli Stati membri, e imprese e altri soggetti interessati possono fornire informazioni su casi di coercizione e suggerire misure in un contesto di riservatezza. Le procedure prevedono scadenze non perentorie: quattro mesi per l’analisi della Commissione, 8-10 settimane per la decisione del Consiglio, sei mesi per valutare le contromisure. Una pistola ad acqua, considerata la rapidità della controparte americana nel varare provvedimenti esecutivi.
L’avvertimento cinese agli Usa di Trump
La Cina ha esortato gli Stati Uniti a non usare la “minaccia cinese” come pretesto per perseguire i loro interessi in Groenlandia. Pechino ha ricordato alla superpotenza rivale che il diritto internazionale è il fondamento dell’attuale ordine internazionale e deve essere rispettato.