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Attualità

Jimmy Lai rinuncia al ricorso dopo la condanna a Hong Kong

L'ex magnate dei media democratici nell'ex colonia Uk è stato condannato a vent'anni di carcere

di Paolo Diacono -


Jimmy Lai, il magnate dei media (e non solo) di Hong Kong, non farà ricorso contro la condanna a vent’anni di reclusione comminatagli dalle autorità cinesi. Lai, editore dell’Apple Daily, era accusato di cospirazione e collusione con forze straniere. Al centro della questione il ruolo del suo giornale, estremamente critico con Pechino e sostenitore delle rivolte studentesche di qualche anno fa che hanno avuto come teatro proprio l’ex colonia britannica. La sentenza a suo carico era giunta circa un mese fa. Adesso la decisione di non proporre appello.

Jimmy Lai, nessun ricorso

Jimmy Lai ha fatto sapere, per il tramite dei suoi avvocati, di non voler presentare ricorso. La famiglia ha già fatto sapere che l’ex editore del quotidiano anti-Pechino potrebbe morire in carcere. E già si stanno attivando le reti di attivisti per i diritti umani, specialmente nel mondo angloamericano, per fare luce sul caso di Lai. Questioni che rinfocoleranno, senza alcun dubbio, la crisi politica già in atto tra Pechino e Washington con l’inserimento di Londra. Perché il magnate è cittadino britannico. Hong Kong è e rimane uno scacchiere delicatissimo in cui si intrecciano gli interessi (globali) di tutte le parti coinvolte.

Fari su Hong Kong

A differenza di Jimmy Lai, l’ex caporedattore dell’Apple Daily Fung Wai-kong ha deciso di proporre ricorso. Avverso la condanna a dieci anni di reclusione per le stesse accuse rivolte all’ex editore. La vicenda sarà al centro dei pensieri di Donald Trump che da qui a un mese potrebbe concretizzare un’attesissima visita proprio in Cina. Le autorità di Pechino e Hong Kong però non fanno un solo passo indietro. E ribadiscono che Jimmy Lai e gli altri imputati coinvolti nel procedimento hanno potuto godere di tutte le garanzie giuridiche del caso. La questione, però, non finisce qui.


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