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Ferme mille navi per 25 miliardi, i Lloyd’s cercano soluzioni

L’obiettivo dichiarato, secondo funzionari del mercato assicurativo, è mantenere il mercato di Londra come centro globale di eccellenza per le polizze contro i rischi di guerra, pur trovando soluzioni praticabili alla crisi nel Golfo

di Dave Hill Cirio -


I Lloyd’s di Londra al lavoro su soluzioni per sbloccare lo Stretto di Hormuz e il traffico di mille navi ferme. Mentre l’area resta di fatto paralizzata dal conflitto in Medio Oriente e il traffico commerciale è quasi azzerato, si cerca una via d’uscita.

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Hormuz, il blocco che vale 25 miliardi

Occorre una soluzione tecnica e assicurativa alla crisi che ha bloccato circa 1.000 navi nel Golfo Persico, della cui maggioranza metà trasportano petrolio e gas per un valore complessivo di oltre 25 miliardi di dollari.

La situazione, secondo l’Lloyd’s Market Association, riflette l’escalation militare in corso e l’incertezza che ha trasformato lo stretto – strategico per il 20% dell’energia mondiale – in un’area classificata come “zona di operazioni belliche”.

Cosa si sta facendo per affrontare la paralisi navale nel Golfo

La sospensione o drastico aumento delle polizze di “war risk” da parte di molte compagnie di assicurazione marittima ha reso praticamente impraticabile il transito delle navi.

In pratica, senza copertura contro i rischi di guerra e politici, gli armatori evitano di entrare nelle acque del Golfo, riducendo di oltre il 90% il traffico marittimo nello stretto rispetto alle condizioni normali.

Questo fenomeno non è solo percezione di rischio, ma una reazione tecnica del mercato assicurativo. I Lloyd’s e le società affiliate stanno lavorando per adattare la copertura assicurativa. Sul tavolo, l’aumento della pericolosità e la designazione di vaste aree attorno al Golfo come ad alto rischio, includendo Golfo di Oman e acque circostanti nello “war risk zone”.

Le soluzioni sul tavolo

In questo quadro i Lloyd’s sono impegnati in discussioni costruttive con la U.S. International Development Finance Corporation e con rappresentanti del governo statunitense. Allo studio garanzie contro il rischio politico e forme di assicurazione che possano rassicurare gli armatori e riattivare progressivamente il transito delle navi.

L’obiettivo dichiarato, secondo funzionari del mercato assicurativo, è mantenere il mercato di Londra come centro globale di eccellenza per le polizze contro i rischi di guerra, pur trovando soluzioni praticabili alla crisi nel Golfo.

Perché la questione assicurativa è al centro della crisi

La ragione principale per cui molte navi restano ferme non è semplicemente la paura di attacchi navali, ma la mancanza di copertura assicurativa adeguata. Quando uno stretto è designato come “area di operazioni belliche”, le polizze standard di trasporto marittimo non sono più valide. E le coperture di “war risk” devono essere rinegoziate a premi estremamente elevati.

Questo fa sì che molti armatori preferiscano tenere le navi all’ancora piuttosto che affrontare costi di rischio proibitivi, con noli che sono già schizzati a livelli record sulle rotte verso il Golfo.

Una parte della strategia di Londra è quindi trovare un equilibrio tra premio assicurativo e praticabilità economica delle rotte, e nel farlo sfruttare strumenti come le garanzie statali o co‑assicurazioni per rendere più abbordabile il rischio politico e i costi di “war risk”.

I Lloyd’s stanno tentando di coordinare questo approccio con partner internazionali e governi coinvolti, con l’obiettivo di evitare un blocco commerciale di lungo periodo che avrebbe effetti negativi sulla catena di approvvigionamento globale.

Le pressioni del mercato e le prospettive di una soluzione

Gli effetti della crisi si ripercuotono oltre il Golfo: con traffico in calo e navi ferme, i prezzi del trasporto delle materie prime e dei carburanti rischiano di salire ulteriormente, creando un circolo vizioso tra costi assicurativi elevati e riduzione dell’offerta di traffico.

La risposta dei Lloyd’s sta dunque assumendo un ruolo non solo tecnico, ma sistemico. Perché la capacità di trovare una forma di copertura accettabile condiziona direttamente il futuro del commercio marittimo nella regione.

Senza un accordo su premi, garanzie e criteri di sicurezza, il traffico marittimo rischia di rimanere fermo, con danni economici globali difficilmente stimabili nel medio-lungo periodo.


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