Tanto, troppo, ci costa la guerra, il prezzo delle tensioni alle porte orientali dell’Europa è stato salatissimo per le famiglie italiane. Che, come rivela il report di Istat e Banca d’Italia, hanno visto sfumare il 5 per cento della loro ricchezza rispetto al 2021. E già allora, ancora alle prese con le ultimissime scariche (economiche) della pandemia Covid, non è che si andasse chissà quanto bene. I numeri stanno là. Perché se questo è il bicchiere mezzo vuoto, c’è pure quello mezzo pieno: rispetto al 2023, la ricchezza delle famiglie italiane è salita del 2,8%. A prezzi correnti, però. Perché se invece si mettono a paragone i termini reali e comparati, il confronto è impietoso. E, appunto, restituisce il quadro di un impoverimento generale.
La guerra che dissangua le famiglie italiane
Scaturito dal 2022 quando, con l’inizio della guerra in Ucraina e gli choc energetici che ne sono derivati, le famiglie italiane hanno iniziato a impoverirsi. Perché l’inflazione, sempre lei, ha iniziato a correre a perdifiato. Bruciando risparmi e potere d’acquisto. Le cifre snocciolate da Istat e Bankitalia riferiscono che, complessivamente, la ricchezza delle famiglie italiane, alla fine del 2024, ammontava a 11.732 miliardi di euro. In pratica, secondo gli analisti, ogni famiglia può contare su un patrimonio da circa 199mila euro. Mai come in questo caso è da citare il pollo di Trilussa. Ma le statistiche, si sa, son fatte così.
Mai così ricchi (ma è un miraggio)
C’è, poi, un altro dato che assume i connotati del miraggio. Già, perché i numeri in sé riferiscono uno scenario per cui, dal 2005 a oggi, non s’era mai registrato un valore tanto elevato. Fermi, però, con i magnum di champagne. C’è poco da sbocciare. Perché i numeri vanno contestualizzati e, dopo averli messi in fila e confrontati (con la realtà) emerge un quadro sostanzialmente stazionario rispetto al 2023, gravemente deficitario dal 2021 (-5%). Fatto, quest’ultimo, che parrebbe ulteriormente asseverato dai parametri della cosiddetta ricchezza netta: l’indice è pari a 8,2 e risulterebbe tra i più bassi dell’ultimo ventennio.
C’è pure chi sta peggio
Insomma, la guerra costa e tanto alle famiglie italiane. E non solo a loro. Già, perché in Europa c’è pure chi sta peggio di noi. Le famiglie inglesi e francesi, per esempio, hanno registrato il terzo impoverimento annuo consecutivo. E questo nonostante siano risultati in aumento i parametri del reddito lordo. Che, però, soprattutto in Francia, s’è scontrato con un ridimensionamento notevole nella crescita della ricchezza netta. In Germania, però, le cose sono andate leggermente meglio. E, proprio su scala europea, è interessante notare il (leggero) aumento dei consumi fotografato da Eurostat nel terzo trimestre dell’anno passato.
Ma torniamo a risparmiare
Secondo cui salgono dello 0,4%. Si poteva fare di più, ma resta comunque un segnale positivo in un continente alle prese con i mille e uno problemi delle tensioni internazionali, gli oscillamenti dei mercati finanziari, i guai della guerra in Ucraina. Dallo stesso rapporto, poi, emerge che le famiglie italiane sono quelle che hanno una maggiore propensione al risparmio. Mentre in tutto il resto d’Europa il tasso di risparmio andava deflettendo, in Italia si è assistito addirittura a un aumento dell’indice: +1,4%. Un dato ambivalente. Da una parte, infatti, si può interpretare (come hanno fatto e fanno da tempo le organizzazioni del commercio e produttive) come una sorta di sfiducia sullo scenario generale che induce i cittadini a conservarsi un gruzzoletto sotto la mattonella per far fronte a chissà quale problema futuro. Dall’altra, invece, si può considerare che, dopo anni durissimi (iniziati col Covid e culminati con la guerra) le famiglie italiane hanno ritrovato qualcosa da poter risparmiare.
Cosa c’è nel portafogli delle famiglie
Per quanto riguarda il tema della fiducia, effettivamente centrale nel dibattito economico delle ultime settimane, secondo la stessa Istat sta risalendo proprio tra i consumatori. E, per l’economia in generale, questo resta e si conferma un aspetto da non sottovalutare. Infine la questione del “portafogli” degli italiani, come si compone la ricchezza delle famiglie. A far la parte del leone, al solito, è l’immenso (e pulviscolare) patrimonio immobiliare. La casa rappresenta, complessivamente, il 52,9% della ricchezza lorda delle famiglie. Anzi, per dirla ancora meglio: le abitazioni pesano per il 44,3% mentre gli immobili non residenziali per il 5,5%. Tutto il resto è risparmio. Magari gestito, che copre il 15,4% della ricchezza. Subito dopo ci sono le azioni (13,8%) e i depositi (12,4%).