Vannacci e Giubilei si contendono il simbolo
Da alleati occasionali a contendenti legali. È questa la parabola del rapporto tra Roberto Vannacci e Nazione Futura, il contenitore conservatore guidato da Francesco Giubilei. La lite tra Vannacci e Giubilei per il simbolo segna uno strappo netto in un’area politica che fino a poco tempo fa sembrava muoversi in modo coordinato. Nel 2023 Nazione Futura era stata tra le prime realtà a ospitare a Roma l’ex generale, allora autore del discusso libro Il mondo al contrario. Oggi, invece, lo scontro si consuma sul terreno dei marchi e dei loghi. L’associazione dei conservatori ha infatti deciso di impugnare il simbolo “Futuro Nazionale”, depositato da Vannacci, vicesegretario della Lega, ritenendolo troppo simile al proprio e potenzialmente ingannevole per il pubblico.
La mossa di Nazione Futura
La disputa vede Nazione Futura presentare un’opposizione formale all’Ufficio europeo dei brevetti, con l’obiettivo di bloccare la registrazione del marchio. Secondo i conservatori, la somiglianza grafica e nominale tra i due simboli potrebbe “generare confusione nel pubblico”, soprattutto perché i segni operano in ambiti politici e culturali sovrapponibili. La risposta dell’ufficio è attesa entro tre mesi. In effetti, le analogie non mancano: sfondo blu, Tricolore in evidenza e un’ala stilizzata, più morbida e lineare nel logo di Nazione Futura, più spigolosa in quello promosso da Vannacci. Anche i nomi, “Futuro Nazionale” e “Nazione Futura”, appaiono come un gioco di specchi che rafforza l’argomento dei ricorrenti.
La lite sui social tra Vannacci e Giubilei
Dal canto suo, l’eurodeputato leghista minimizza e rilancia. Sui social liquida la vicenda come “un’insulsa e infondata diatriba simbologica”, accusando i conservatori di voler sfruttare il suo nome per aumentare iscritti e visibilità. Il tono è provocatorio e richiama esplicitamente un celebre motto: “Me ne frego”, scrive Vannacci, aggiungendo poi un ironico “La paura fa 90!”. La replica di Nazione Futura non tarda ad arrivare, con un invito sarcastico a “bere una camomilla” per calmare gli animi. Al di là delle battute, però, la lite tra Vannacci e Giubilei per il simbolo segnala una frattura politica più profonda. Quella tra personalismi emergenti e strutture culturali che rivendicano identità, storia e riconoscibilità. Una contesa che ora passa dai social ai tribunali europei.
Torna alle notizie in home