La richiesta superiore di undici volte rispetto alla domanda. Giorgetti gongola, ecco perché
Tutto il mondo in fila per comprare i nuovi Btp. Nemmeno il tempo di annunciare l’emissione dei nuovi titoli che subito il Mef è stato letteralmente inondato dalle richieste. Molte delle quali, considerando i volumi, rimarranno tali. Già, perché stando ai dati pubblicati dal dicastero di via XX Settembre, a fronte di titoli da emettere per un valore pari a 14 miliardi di euro, sono giunte domande per un controvalore stimato in circa 157 miliardi. Una “domanda record” a fronte dell’emissione “più alta di sempre per il comparto Btp 15 anni”.
Tutti in fila per i Btp: i dati tecnici
Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,990 corrispondente ad un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,990%. Il regolamento dell’operazione è fissato per il prossimo 10 febbraio. Il collocamento, riferiscono dal Mef, è stato effettuato mediante sindacato, costituito da sei lead manager, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, BofA Securities Europe, Citibank Europe, Deutsche Bank, Goldman Sachs Bank Europe e J.P. Morgan. Che possono pur star tranquille: nessun titolo, evidentemente, rimarrà invenduto e, quindi, non dovranno sobbarcarsi l’onere di chiudere l’affare. La scadenza dei nuovi titoli è prevista per il 1° ottobre del 2041.
Lo spread resta basso
E, nel frattempo, lo spread a Milano ieri ha chiuso così come aveva aperto. E cioè a 61 punti base, in lieve calo rispetto a lunedì quando s’era chiusa la giornata a 62. Con il rendimento dei titoli di Stato italiani che, sui mercati secondari, scende di ben due punti e si attesta al 3,5%. Insomma al momento sembra che Giancarlo Giorgetti stia avendo ragione. Una rondine non fa primavera, figurarsi un’agenzia di rating. Eppure fa piacere che, come accaduto nel fine settimana appena trascorso, Standard & Poor’s decida di rafforzare il rating italiano modificando l’outlook in positivo. Tanti indizi che continuano ad affastellarsi confermano che l’Italia sta recuperando forza e credibilità sui mercati internazionali.
Il cambio di passo, l’Italia ha la fiducia dei mercati
E che il debito italiano viene percepito come, finalmente, affidabile (e non solo remunerativo) dal momento che in tanti fanno la fila per acquistare i nuovi Btp. Per il ministro, dunque, è un successo. Un altro. Con il quale consolarsi delle polemiche pre e post manovra. Quando, per ciò che ha potuto, ha mantenuto stretti i cordoni della borsa. Negando quelle misure espansive che in tanti chiedevano. Puntando forte su un altro fronte. Quello, appunto, della credibilità internazionale. Che ha avuto un prezzo, salato, da pagare. Ma che presenta pure dei guadagni, importanti e decisivi, per un Paese che ambisce a crescere e a recuperare risorse. Uno su tutti, immediato: la fila, appunto, fuori dalla porta delle banche d’affari per l’acquisizione dei titoli.
Che vuol dire avere la fiducia dei mercati
E un secondo, che verrà. Più credibilità vuol dire meno interessi da pagare. Perché se a emettere debito è un Paese forte non c’è bisogno di allettare gli investitori promettendo cedole più cicciose di quelle proposte dagli altri. Insomma, è una buona notizia. Prima ancora che per Giorgetti e il governo di cui fa parte, lo è per il sistema Paese. Capace, finalmente, di reperire risorse finanziarie pagandole meno. Un bel colpo. In attesa che, a primavera, l’Italia esca dalla procedura per deficit eccessivo. E lì si capirà se la scommessa del Mef sarà stata del tutto vincente oppure no.