Musk a Parigi. Anche i ricchi piangono. O, perlomeno, pure loro hanno delle grane. Per Elon Musk poteva essere la giornata perfetta. Aveva annunciato la regina di tutte le fusioni. Quella tra Space X e xAi. La prima, valutata 800 miliardi, ha inglobato la seconda per 250 miliardi. Insieme, magia dell’alta finanza, valgono 1.250 miliardi di dollari. Una mossa che, però, è tutt’altro che uno sfoggio di potenza monetaria fine a se stesso. Piuttosto si è trattato di entrare nella storia. Perché entrambe le società avrebbero dovuto essere quotate in Borsa.
Musk, dalla Silicon Valley a Parigi
Epperò, divise, avrebbero solo fatto da contorno all’altra, grande, Ipo. Quella più attesa degli ultimi anni, ossia la quotazione di OpenAi. Che, nel breve volgere di qualche tempo, è passata da Fondazione a società a scopo di lucro per diventare, poi, l’ennesima società quotata sui mercati internazionali. Un po’ la storia della Silicon Valley. Nasce con grandi idee egualitariste, con un’idea di contrapposizione alla base ai mercati e alle sue logiche tale da indurla a issare la bandiera dei Pirati. Poi cresce, capisce che c’è da guadagnare miliardi. E si quota in Borsa. Dove tutto ciò che conta è l’hype.
La lotta contro Altman
Musk, che lo sa, non ha la minima intenzione di cedere un millimetro. OpenAi, in fondo, è cosa (anche) sua. E la guerra legale che ha lanciato contro Sam Altman lo testimonia. Adesso, pur di togliergli lo scettro di affare del secolo, anzi del millennio, mette insieme i gioielli della sua corona. Presentandosi agli investitori e ai mercati alla guida di un colosso hitech dal valore che è (quasi) pari a quello di tutto il prodotto interno lordo di un Paese industrializzato come la Turchia. Ma a rompere le uova nel paniere a Musk, e ai suoi sogni di gloria, sono stati quei cattivoni dei francesi. La cui gendarmeria, insieme agli agenti dell’Europol e su mandato della Procura di Parigi, ieri mattina, ha deciso di fare irruzione negli uffici di X.
Irruzione negli uffici di X
Cercavano carte, documenti. Tutto per comprendere i segreti dell’algoritmo che si muove dietro il social che, un tempo, fu l’Eldorado della gauche caviar globale, Twitter. L’inchiesta parigina è nata nel mese di gennaio 2025. Su esposto di monsieur Éric Bothorel, deputato di fede macroniana. Che lamentava come l’algoritmo di X potesse alterare il funzionamento di un sistema automatizzato di trattamento dei dati, estrapolandoli in maniera fraudolenta. Un’indagine che si è ampliata, dilatata, a gennaio scorso. Quando, nel faldone dei giudici transalpini, è arrivato il capitolo Grok. L’intelligenza artificiale di Musk, quella che avrebbe dovuto essere “etica” e contrastare con un modello umano l’ambizione sfrenata dell’ormai arcinemico Altman, disposto a tutto, pure a sacrificare il futuro dell’umanità per il denaro.
Crimini contro l’umanità (e tanto altro…)
Grok, come noto, è finita nel mirino per la questione del deepfake e delle immagini pedopornografiche. A cui si sono sommate le denunce dei nudi su richiesta, delle foto di donne che potevano essere spogliate dall’Ai. “Ma solo per gli utenti Premium”, come ebbero a dire alcuni funzionari di X a quelli dell’Ue. Finita qui? Neanche per idea. Perché proprio nelle scorse ore, e nonostante le rassicurazioni di X, s’è scoperto che Grok non avrebbe perso il vizietto di “spogliare” a comando. Solo che, stavolta, non toccherebbe le donne limitandosi a denudare gli uomini. E c’è ancora dell’altro. Nel calderone delle accuse ci sono pure i crimini contro l’umanità. Che, detta così, fa specie. Ma che in realtà si riferisce alla questione del negazionismo e delle fake news che spopolano sul social. Insomma, c’è di che infiammare, una volta di più, il rapporto già traballante tra la Francia di Macron e gli Usa di Donald Trump. Che avrà pure litigato con Musk ma che resta, nonostante tutto, il più feroce difensore della Silicon Valley.
La convocazione a Parigi
Intanto Elon Musk dovrà comparire a Parigi insieme all’ex Ceo di X, Linda Yaccarino. Appuntamento fissato al 20 aprile. Non sarà un interrogatorio ma una “libera audizione”. Poi toccherà a diversi manager e funzionari di X. Se deciderà di farsi ascoltare dai magistrati francesi, ad attenderlo, troverà Pavel Durov. L’ex mammasantissima di Telegram. Che, in Francia, era stato arrestato direttamente. E che ha rinnovato a Musk la sua solidarietà: “Questo non è un Paese libero”. Perché, ha spiegato Durov, attacca: “La Francia è l’unico Paese al mondo che persegue penalmente tutti i social che danno un po’ più di libertà” ai loro utenti. Appunto. Anche i ricchi piangono o, quantomeno, hanno le loro grane. Musk sognava un altro esordio pubblico per il suo gigante digitale. Invece Parigi, dopo il faro aperto da Bruxelles, gli ha dato un dispiacere.