Stem, Europa anno zero: l’allarme di Cingolani
Il confronto con Usa e Cina e i dati Deloitte: le facoltà scientifiche danno lavoro ma gli studenti le snobbano
“L’Europa ha già perso” la sfida del futuro e delle Stem. Forse c’è ancora tempo per migliorare, probabilmente non tutto è perduto ma l’allarme lanciato dall’ex ministro Roberto Cingolani, oggi amministratore delegato di Leonardo, è di quelli che devono far riflettere. “Oggi la Cina produce 4,5 milioni di laureati Stem annuali, gli Stati Uniti circa 800mila, l’Europa attorno ai 300mila: è un campionato perso”.
Stem, Europa anno zero
Se questi sono i numeri, e se questi resteranno, sarà difficile per il Vecchio Continente, e per l’Italia, anche solo restare al passo con l’evoluzione globale. Che passa, ovviamente, per i grandi temi della transizione digitale ed energetica. Questioni che sono già oggi centrali e lo saranno sempre più domani. Ma che continuano a non appassionare più di tanto i ragazzi europei. Stando ai numeri riportato da uno studio Deloitte, solo il 26% degli studenti Ue è iscritto a una facoltà Stem. Un dato in linea con quelli degli ultimi dieci anni. Per uno studente Stem su due, è stata l’insistenza dei genitori a convincerli. Per il 33% dei ragazzi europei, le materie scientifiche sono troppo difficili. Un altro 30% del campione ritiene di “non essere portato”.
Il gender gap nelle facoltà scientifiche
Pesa, e molto, il divario di genere. Restano poche le ragazze a preferire una facoltà Stem. Complessivamente sono solo il 32,3% del totale degli iscritti. E nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione le vocazioni non fioccano. L’aumento delle iscritte, rispetto a quattro anni fa, è stato appena dello 0,3%. Praticamente nullo. Eppure il futuro è proprio nelle lauree Stem, sempre più spendibili sul mercato del lavoro. Forse perché, per ora, ce ne son pochi.
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