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Esteri

Il mare è diventato un far west: boom di attacchi e rapimenti

Rotte in crisi, Stati distratti, equipaggi lasciati soli mentre la pirateria rialza la testa

di Andrea Fiore -


La pirateria non è mai davvero scomparsa. Ha solo cambiato pelle, rotte, intensità. Il 2025 lo conferma con una chiarezza che disturba: 137 episodi registrati, più del 2023, più del necessario per continuare a raccontarci che si tratta di un fenomeno marginale. È una mappa di piccoli assalti, armi leggere, abbordaggi rapidi. Ma sotto questa superficie “a bassa intensità” si muove qualcosa di più profondo: la vulnerabilità strutturale delle rotte commerciali globali.

La geografia del rischio

I numeri dell’International Maritime Bureau non sono solo statistiche. Sono la radiografia di un sistema che scricchiola. Ostaggi che diminuiscono in alcune aree ma aumentano in altre, armi da fuoco sempre più presenti, rapimenti che tornano a crescere. Il mare, che dovrebbe essere infrastruttura, torna a essere frontiera.

Le aree critiche si ripetono come un mantra che nessuno vuole ascoltare: Africa occidentale, Golfo di Guinea, Mar Rosso, Stretto di Singapore. Ogni zona con la sua grammatica criminale, ogni attacco con la sua logica locale. Nel Golfo di Guinea, le armi parlano più forte. A Singapore, la pirateria è quasi un micro–traffico industrializzato. Nel Mar Rosso, la tensione geopolitica amplifica tutto, anche ciò che sarebbe rimasto episodico.

Il dato più inquietante è la sproporzione: il 92% dei rapimenti globali avviene in un’unica area. Non è un incidente statistico, è un fallimento politico. E mentre gli attacchi diminuiscono, la qualità della minaccia aumenta. Meno episodi, più impatto. Meno rumore, più rischio.

Il prezzo della distrazione

Il mare non perdona le semplificazioni. Le imbarcazioni veloci che assaltano mercantili lenti, gli equipaggi presi in ostaggio, le rotte che diventano corridoi di incertezza: tutto questo ha un costo economico, umano, strategico. Eppure la risposta internazionale resta frammentata, intermittente, spesso più simbolica che efficace.

La verità è che la sicurezza navale non è un tema tecnico. È un termometro politico. Misura la capacità degli Stati di cooperare, di proteggere ciò che dichiarano essenziale, di riconoscere che il commercio globale non è un automatismo ma un equilibrio fragile.

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