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Meloni e Vance, prove di tregua olimpica tra Europa e Usa

Il summit è durato due ore e mezza e rafforza, oltre le gaffe Usa, il ruolo di mediazione della premier tra Bruxelles e Washington

di Giovanni Vasso -


Oltre le note e le parole di prammatica, l’incontro di ieri tra il vicepresidente americano Jd Vance e la premier italiana Giorgia Meloni sembra proprio rafforzare il ruolo di Palazzo Chigi. Non è certo un mistero che i rapporti tra l’America e l’Europa siano in una fase a dir poco discendente. Una testimonianza, plastica, è giunta dall’Eliseo. Che ha sentito l’obbligo di smentire i boatos secondo cui Emmanuel Macron non si sarebbe recato all’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina a causa del fastidio di dover incontrare lo stesso Vance.

Che si sono detti Vance e Meloni

Come diceva Mao Zedong, se grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente. E, in questo momento, lo è per Meloni che si trova in mezzo a due poli della discordia. La premier e Vance hanno avuto un incontro durato due ore e mezza. Mentre fuori si parlava (ancora) di Ice e di chissà cos’altro, i due leader hanno riferito di aver trovato una quadra sui “valori condivisi” rafforzando l’intesa decennale tra Usa e Italia. E, nelle note ufficiali, hanno citato alcuni argomenti centralissimi (sul serio) nelle strategie internazionali.

I temi (veri) sul tavolo

Il primo: la vicenda delle terre rare, dei minerali critici. Su cui la Casa Bianca sta tessendo un’alleanza dentro il campo occidentale (allargato all’India e sfruttando il ritrovato protagonismo del Giappone) che punta a erodere il primato delle supply chain cinesi. Il secondo: le politiche energetiche, i grandi affari che gli americani si apprestano a fare in Europa in virtù degli accordi di Turnberry. E su cui un ruolo centrale l’ha giocato proprio l’Italia, che nei mesi scorsi col ministro Pichetto ha rafforzato i rapporti (e gli affari) tra Roma e Washington. Last but not least, i grandi dossier internazionali ancora aperti. Dal Venezuela (e si torna alle questioni energetiche) all’Iran (e gira che ti rigira, siamo sempre lì). C’è stato spazio, infine, per un (mezzo) incidente. Subito rientrato.

La gaffe dello “spouse” di Meloni

Che s’è trasformato, poi, in un giallo. Subito smentito. La nota americana all’incontro citava, riferendosi alla cena dell’altra sera, un misterioso “spouse” (coniuge, compagno) di Meloni. Ma la premier era con il suo consigliere diplomatico Fabrizio Saggio (a cui pure è stata appioppata una moglie inesistente) e la sua assistente Patrizia Scurti. Della comitiva, poi, facevano parte pure il vicepremier Antonio Tajani, con la moglie Brunella e il capo di gabinetto Francesco Genuardi. Il riferimento è sparito dai documenti Usa ma la frittata, che ha messo in ombra pure il refuso “Melon” in luogo del cognome della premier, era ormai fatta.


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