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Attualità

Addio gigafactory Termoli: canto del cigno dell’elettrico in Molise

L'interrogativo attuale: cosa produrrà domani l'impianto?

di Dave Hill Cirio -

La manifestazione dei sindacati metalmeccanici per difendere lo stabilimento di Stellantis a Termoli nel novembre scorso


Addio alla gigafactory di Termoli: quello per anni raccontato come il futuro industriale del Molise oggi assomiglia al canto del cigno di una promessa mai davvero decollata.

Il progetto della gigafactory di batterie a Termoli, targato Automotive Cells Company – joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies/Saft – viene dato ormai per definitivamente accantonato, chiudendo una vicenda che dal 2022 aveva alimentato aspettative occupazionali, annunci politici e piani di riconversione dello storico stabilimento molisano.

Nel cassetto il progetto della gigafactory a Termoli

La data di nascita del sogno è il 23 marzo 2022, quando Stellantis annuncia l’intenzione di trasformare Termoli, per oltre mezzo secolo patria di motori e cambi, in uno dei poli europei delle batterie per auto elettriche. Si parla di miliardi di investimenti, capacità produttiva fino a 120 GWh entro il 2030, migliaia di posti di lavoro diretti e nell’indotto. La grande transizione: dal termico all’elettrico, dalla meccanica alle celle.

Poi iniziano le crepe. Nel corso del 2024 ACC congela i piani su più fronti europei, spiegando di dover rivedere tecnologie e costi in un mercato dell’elettrico che cresce meno del previsto. La domanda rallenta, la concorrenza asiatica spinge su tecnologie più economiche, i costi energetici europei – e italiani in particolare – pesano come macigni su impianti ad altissimo consumo. A quel punto anche il sostegno pubblico vacilla e il progetto di Termoli scivola sempre più ai margini delle priorità industriali.

Il colpo di scena

Il colpo di scena, con la comunicazione ai sindacati. La gigafactory non si farà, e la stessa sorte toccherebbe al progetto gemello in Germania. A mettere il timbro politico-sindacale sulla fine della vicenda sono Gianluca Ficco (Uilm nazionale) e Francesco Guida (Uilm Campobasso): “La direzione di ACC ci ha ufficializzato stamattina ciò che temevamo da tempo, il progetto di ACC di costruire una Gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come del resto anche in Germania. L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche”.

Cosa accadrà?

Il ritorno forzato alle origini. Perché, mentre l’elettrico arretra nei piani industriali, resta in piedi un problema molto concreto. Cosa produrrà Termoli domani? Nel recente passato Stellantis ha evocato l’arrivo del cambio per vetture ibride eDCT e l’ammodernamento del motore GSE in versione Euro 7, ma – sottolinea la Uilm – senza dettagli operativi.

I sindacati chiedono un incontro urgente e parlano di scelte industriali “chiare e coerenti” per garantire continuità produttiva e occupazionale. Sul tavolo c’è anche la tutela di 34 lavoratori italiani già assunti da ACC e attualmente in Francia, di cui 21 ex Stellantis, per i quali viene chiesto il rientro.

Il retroscena

Il retroscena, quello di una transizione dell’auto europea molto meno lineare di quanto raccontato due anni fa. La filiera delle batterie, indicata come la nuova frontiera strategica, si sta ridisegnando tra rallentamento dell’elettrico, corsa alla riduzione dei costi e competizione globale. In questo scenario, Termoli paga la sua esposizione a decisioni che superano i confini nazionali e rispondono a logiche di gruppo e di mercato.

Resta così un simbolo. Uno stabilimento per 54 anni leader nei motori e nei cambi e che oggi si trova sospeso tra passato e futuro. Con la gigafactory diventata una promessa evaporata. Non è solo la fine di un progetto, ma il segnale di quanto la transizione industriale dell’auto in Italia sia più fragile e accidentata del previsto.

E ora, archiviato il sogno delle batterie, il destino di Termoli torna a giocarsi su ciò che sa fare da sempre: meccanica, motori, trasmissioni. Ma questa volta senza paracadute narrativi. Solo con la realtà dei volumi produttivi e delle decisioni industriali che dovranno arrivare in fretta.


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